Il ‘Caffé amaro’ di Simonetta Agnello Hornby, le sue colazioni e i suoi biscotti ricci di mandorle

Il ‘Caffé amaro’ di Simonetta Agnello Hornby, le sue colazioni e i suoi biscotti ricci di mandorle

Maria lo piglia amaro.

La madre di Simonetta Agnello Hornby le raccontava sempre che sua nonna, che si chiamava Maria come la protagonista di Caffè amaro e a cui in qualche modo si è ispirata nella creazione di Maria Marra, prendeva il caffè amaro in quanto le cognate, nella sua prima visita da fidanzata, assai più grandi lei, dimenticarono di offrirle lo zucchero, con modalità analoghe a ciò che accade nel romanzo.

CAFFE_AMARO2Un romanzo con questo titolo non poteva non attirare l’attenzione de IlColazionista, da sempre appassionato della scrittura intensa e coinvolgente di Simonetta Agnello Hornby.
L’abbiamo letto, assaporato e amato perché ancora una volta la scrittrice ci ha fatto entrare nella storia quotidiana delle famiglie siciliane e della Storia italiana, con la S maiuscola, dalla fine del secolo scorsa alla seconda guerra mondiale.

Anche Simonetta Agnello Hornby, che abbiamo incontrato e ascoltato allo scorso Salone del Libro di Torino, il caffè lo beve amaro e a colazione (siamo sempre curiosi delle colazioni altrui e abbiamo approfondito con l’autrice), un caffe espresso, una fetta di pane con un velo di marmellata sia in Sicilia che a Londra; ma quando non è a dieta, nella Tenuta di Mosè si concede anche della quagliata o della ricotta.

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Noi abbiamo voluto accompagnare il nostro caffè amaro con dei biscotti di mandorle preparandoli con la ricetta dei biscotti ricci del suo libro Il Pranzo di Mosé: una preparazione semplice e veloce per un risultato rustico ma che, con il loro intenso profumo di mandorle e limone, ci ha ricordato la Sicilia e il suo patrimonio di ricette antiche e dolci.

Prendete un kg di mandorle pelate, le tritate con 800 g di zucchero, aggiungete 3 uova, una bustina di vanillina, la buccia grattugiata di limone e lasciate riposare per una notte l’impasto; il giorno dopo, utilizzando un sac-à-poche con bocca a stella, realizzati i vostri biscotti a forma di fiore (guarnendo con mezza ciliegia candita) o allungata su carta forno e li fate cuocere a 180° per venti minuti, o comunque fino a doratura.

Più buoni i giorni dopo, racchiudono tutta l’essenza della Sicilia.
A noi ci hanno ricordato molto i biscotti ricci allungati preparati dalle Monache di Santo Spirito ad Agrigento; se sarete in zona nelle prossime vacanze, non fateveli scappare e, quando sarete lì, assaggiate anche il loro divino cuscus dolce a base di pistacchi (di Favara e Raffadali) e gocce di cioccolato, ricordato anche dalla scrittrice nel Pranzo di Mosè.

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Giorgio Pugnetti Circa Giorgio Pugnetti

Abito in provincia ma non riesco a stare più di due giorni lontano da Torino dove mi travesto da Monsu Barachin per provare e fotografare nuove pause pranzo.

Adoro viaggiare ma ancora di più le guide di viaggio: vorrei andare almeno una volta all'anno in Giappone, Londra, Napoli, NYC e in Sicilia ma mi accontento anche solo una di queste mete.

Complice mia moglie, amo fare la spesa saccheggiando mercati, supermercati e negozietti; l'importante è arrivare a casa sempre con qualcosa (di alimentare e a km 0) appena acquistato.

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