una colazione nostalgica, la ciambella reggiana

una colazione nostalgica, la ciambella reggiana

   Oggi vi proponiamo il primo post di Silvia Castelli, Colazionista nuova di zecca e titolare della scuola di cucina ” Peccati di Gola ” .

 

Non ricordo nessun particolare delle colazioni della mia infanzia, non avevo un dolce o un biscotto preferito, ne’ ricordo particolari rituali, se non il fatto che spesso mentre facevo colazione ripassavo la lezione con papà.

Solo un dolce mi è rimasto attaccato alle papille: il dolce della campagna, che mi evoca i campi, il fieno e la stalla.

ingredienti ciambella

Mia nonna materna era originaria della bassa reggiana, proprio al confine col Mantovano, dove capita che con due piedi si possa essere in due regioni diverse. Ogni anno, fino più o meno al mio decimo compleanno, era sempre prevista una trasferta famigliare in visita ai parenti, di qualche giorno. Gli zii vivevano in una casa colonica, “la Brugnòla”, un casale di mattoni piantato sulla strada provinciale, dove erano nati mia nonna e tutti i suoi otto fratelli e sorelle. Uno di loro viveva ancora lì con moglie, figli, nuore, e figli dei figli. Davanti all’ingresso c’era l’aia, grande e coperta di sole, a destra i pollai e a sinistra il cassero col ricovero dei trattori e le stalle con le vacche, frisone bianche e nere, incatenate alle mangiatoie, con i loro occhi grandi. La casa era una costruzione squadrata: aveva un ingresso grande e fresco, dove venivano spesso allestiti i tavoli per i pasti insieme, quando si era tutti riuniti; sapeva di cantina, pensavo io, aveva un odore che ricordo ancora. Mia cugina lavorava per un maglificio e in cucina c’era la macchina da rimaglio, lì, così, piantata in mezzo, in quella cucina dove si tiravano sfoglie e si fabbricavano (perché era come una fabbrica) cappelletti a regola d’arte.

ciambella reggiana

Ma quel posto per me era festa. Era svegliarmi alla mattina e andare nella stalla, sentirne l’odore e il calore, vedere i vitelli e la mungitura, era giocare sull’aia e nella vigna, era andare nel pollaio a vedere i conigli. Era salire sulle balle di fieno, era andare al “casel” (caseificio) e vedere tagliare le fette di parmigiano con il filo di ferro, perfettamente regolari.

Era festa, perché era campagna, e io vivevo in città.

E parte di quella festa era la colazione. Latte, caffè, e la “ciambella”, la colazione dei miei ricordi.

La ciambella veniva dal forno, non era fatta in casa, era di una consistenza a metà tra una pasta frolla e una torta morbida, sapeva di burro con un retrogusto di limone e un pizzico di sale, ed era coperta da una croccante granella di zucchero. Arrivava nel sacchetto di carta marrone, la si tagliava lì dentro, senza nemmeno estrarla.

Poi, il tuffo nel latte. Ecco, quel latte là, delle mucche di cui sopra, non riuscivo proprio a berlo… sapeva di stalla per me… ho imparato ad apprezzarlo solo col passare degli anni. Mia zia mi comprava il latte confezionato, “pastorizzatoallaenne”.

ciambella reggiana

La “ciambella” non era altro che il dolce da colazione che troviamo in molte città della pianura padana, con nomi diversi: Bussolano a Cremona, Bisulan a Mantova, Brazadela o  Sàmbela a Reggio Emilia, Bensone a Modena…

E’ un dolce semplicissimo da preparare e che si conserva bene anche per qualche giorno, quindi ottimo per la colazione, e la sua consistenza è perfetta per il tuffo nel latte.

Poi ho imparato a farla la ciambella, perché nella mia famiglia 50% emiliana nessuno mi ha mai dato la ricetta per farla in casa. Ecco la mia:

 

Ingredienti: 500 gr di farina 00, 200 gr di zucchero semolato, 150 gr di burro fuso tiepido, due tuorli e un albume più un po’, un generoso pizzico di sale, scorza di 1 limone non trattato, 10 gr di cremor tartaro, 10 gr di bicarbonato, 50 gr di latte tiepido, granella di zucchero

 

Setacciare la farina, aggiungere i lieviti (cremor tartaro e bicarbonato), lo zucchero e legare con gli ingredienti liquidi (uova, burro fuso e latte). Mescolare con una forchetta e poi impastare a mano fino ad ottenere un impasto consistente.

Formare un filone di circa 20 cm di lunghezza per 10 di larghezza. Spennellare con l’uovo avanzato e coprire con la granella di zucchero.

Cuocere in forno caldo a 180° C per circa 30 min. Deve risultare dorato e inserendovi uno stecchino al centro deve uscire asciutto.

 

Foto: Emanuele Meschini

 

 

Circa Cristina

Agronomo intollerante al latte, moglie caffeinomane, madre impastatrice compulsiva, knitter all'ora del tè.

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