La primavera in tavola a colazione: torta ai fiori di sambuco

Ciambella ai fiori di Sambuco

 

Una colazione di primavera, fresca e profumata. La torta ai fiori di sambuco, inebriante e fragrante  è perfetta per accompagnare il nostro caffè bollente. Il profumo dei fiori di sambuco e dei fiori di acacia di certe serate ancora fresche di maggio ha ispirato senz’altro la ricetta di questo dolce delizioso.  Mi è stata donata la scorsa primavera e sicuramente la rifarò presto perché il periodo migliore è proprio questo: quando i fiorellini di sambuco popolano i nostri boschi con il loro meraviglioso candore e sprigionano la loro aroma intensa.

 

Fiorellini di Sambuco

Fiorellini di Sambuco

 

Per colazione è perfetta, perché ricorda il classico ciambellone, ma con una consistenza un po’ ruvida e corposa. Ottimo inzuppato nel caffelatte.

La ricetta prevede ingredienti molto semplici che sicuramente avrete in dispensa. Unico fattore – che è anche il più importante – dovrete procurarvi i fiori di sambuco. Una bella occasione per una passeggiata in campagna. E poi munitevi di un po’ di pazienza per pulire i fiorellini.

200 gr di farina di mais fine fine
100 gr di farina 0
80 gr di burro
3 uova fresche e felici
120 gr di zucchero di canna grezzo
mezza bustina di lievito
la scorza di mezzo limone
6 o 7 fiori di Sambuco

Prima di tutto pulire il sambuco. Staccare i minuscoli fiorellini dallo stelo. Lavarli velocemente in acqua fresca e scolarli bene. Poi metterli in una ciotola con il burro e scioglierlo a bagno maria (col metodo pentolino a fuoco basso con acqua e ciotola dentro). Lasciare che il burro si raffreddi con i fiori “in infusione”.

Sbattere le uova con lo zucchero fino a renderle spumose e gonfie, aggiungere burro e fiori, e infine le farinesetacciate con il lievito e la scorza del limone.

Imburrare una teglia a ciambella e cuocere 40 minuti in forno a 180°/190° .

Sformare la torta, lasciarla intiepidire e buona colazione.

 

Sambuco e limoni

Sambuco e limoni

Il burro chiarificato

burro chiarificato

Il burro chiarificato è la salvezza per chi come me è intollerante al lattosio. L’intolleranza al lattosio è molto diffusa, pare coinvolga circa il 70% delle popolazioni mediterranee anche se con livelli diversi di disagio. Il latte non è un problema, oltre ai surrogati di soia e di riso, ne esistono in commercio molti tipi con un residuo di lattosio talmente basso da poterlo ritenere trascurabile. Ma il burro? L’unica alternativa è la margarina e mi dispiace là il gusto è tutto diverso!

Sapevo dell’esistenza del burro chiarificato per via della mia passione per la cucina orientale, il ghee è infatti burro chiarificato, ma onestamente non ne avevo mai indagato le proprietà chimiche del contenuto.

Si tratta di normalissimo burro dal quale viene allontanata l’acqua, caseine e lattosio.

burro chiarificato

Come faccio io? Metto del burro di buona qualità – la resa è bassa, se si usa un materiale di partenza molto ricco di acqua lo sarà ancora di più – in un contenitore di pirex e poi inforno attorno ai 100°C, bisogna aspettare un po’ più di un’ora a questo punto ci si ritrova con il burro fuso che ha sul fondo delle caseine precipitate e sulla superficie della schiuma formata da grassi aria e altre proteine, a questo punto si agita la superficie fino a rompere le bollicine d’aria permettendo allo stesso tempo alle proteine di precipitare verso il fondo. terminata questa fase agitante, si attende che torni la quiete nel contenitore.

Si asporta quel che resta in superficie e si fa colare il liquido giallo – grassi sciolti – in un contenitore e si pone in frigo, nel giro di qualche ora il burro chiarificato è pronto.

burro chiarificato

Quali sono le caratteristiche di questo prodotto? Come ho già detto per me la principale è l’assenza di lattosio, ma anche il punto di fumo si innalza, in soldoni se usate il burro per friggere questo farà fumo, brucerà, a temperature molto superiori garantendovi un fritto più sano.

Il burro chiarificato può essere utilizzato come un qualsiasi burro, facendo però attenzione alle dosi poichè il burro charificato ha circa il 20% in meno di acqua e sarà necessario in fase di calcolo degli ingredienti, il sapore è quello classico, se anche avesse una puntina di gusto di nocciola dovuto all’ utilizzo di una temperatura alta di fusione, nella preparazione del prodotto da forno non si sentirà neppure.

Nelle tecniche classiche dell’ ayurveda il ghee, burro chiarificato tipico dell’India, viene utilizzato per i massaggi. Adesso non vi resta che provare.

 

Immagini: Jason Hamner, Larry Jacobsen

Il succo di frutta non lo compro, lo faccio da sola

ingredienti succo di frutta albicocca

Poche ma chiare fissazioni in testa, una tra queste è fare il succo di frutta in casa, da sola.

Io non compro quasi mai i succhi già pronti, un po’ mi fanno tristezza sulla tavola della colazione, un po’ trovo che abbiano sempre più o meno lo stesso gusto.

Allora mi sono ingegnata e ho iniziato a farmeli da sola, pur non possedendo un estrattore a freddo, o la centrifuga, ma solo le sante manine.

 

La postilla è che io il succo lo faccio e lo bevo, non lo conservo per la brutta stagione.

Volendo si può fare, ma si devono sterilizzare bene le bottiglie e i tappi e farle poi bollire col contenuto in pentola. Comunque su questi alimenti non si scherza, non consumateli oltre i due mesi dalla produzione, dopo aver fatto la bollitura.

Se lo fate e lo bevete, dopo che lo avrete fatto raffreddare conservatelo in frigorifero.

Ingredienti per circa 1,5 l di succo:

circa 1kg di albicocche senza nocciolo

150 gr zucchero

succo di 1 limone

1 l di acqua

succo di frutta albicocca

 

Lavo, taglio e spezzetto le mie albicocche , nel frattempo metto a bollire in una bella pentola  l’acqua e lo zucchero.

Arrivato il bollore metto le albicocche e il succo di limone, mescolo il tutto e faccio cuocere per circa 5 minuti. Poi spengo e filtro a colino o passo col frullatore il composto.

Voilà, succo di frutta per la colazione!

E volete mettere la bellezza di servirlo nella bottiglia di vetro più carina del mondo?

 

 

 

 

 

Come fare i pancakes al cacao per colazione (di domenica)

pancakes al cacao

 

Ecco la colazione della domenica secondo me: pancakes, latte e caffè.

Perché se penso a una colazione speciale, lunga, pigra e deliziosa…beh, mi viene subito in mente una bella pila di pancakes profumati circondati da mille marmellate colorate!

E se nelle mattine di festa non ne volete proprio sapere di sporcarvi di farina e trafficare tra i fornelli, sappiate che preparare i pancakes è semplice e anche rilassante, mette il buon umore. Anni fa trovai questa ricetta e da allora non l’ho più cambiata. Ci impiegate un nonnulla e la cucina saprà di buono per tutta la giornata.

La ricetta è semplice:

120 g di farina,

120 ml di latte intero,

60 g di zucchero di canna,

20 g di cacao amaro in polvere,

1 uovo,

2 cucchiaini di lievito per dolci,

un pizzico di sale,

burro per la padellina

In una ciotola setaccio la farina con il lievito, il sale, lo zucchero di canna e il cacao amaro. In un’altra sbatto leggermente il latte non troppo freddo con l’uovo. Poi verso il composto liquido in quello secco, sempre sbattendo con una frusta e cercando di non fare grumi. Se si mescola dapprima poco liquido e poi si unisce il resto via via, di solito la cosa riesce abbastanza facilmente. Quando ottengo una pastella bella cremosa lascio riposare un minutino il tutto…Giusto il tempo di imburrare una padellina non troppo grande e di metterla sul fuoco dolce a scaldare per bene. Deve essere molto calda ma attenzione che il burro non si bruci!

Verso dunque la pastella (io uso un piccolo mestolo) e faccio in modo che ricopra tutta la superficie della padellina. Quando vedo delle piccole bolle comparire sul pancake e, toccandolo con una spatola, si stacca facilmente dalla padella, ecco è il momento di girarla dall’altra parte. Se non ci si sente ancora pronti per il lancio e la ripresa al volo (scherzooooo) si usa una spatola e il gioco è fatto.

Un minuto di cottura anche dall’altra parte e via!

Io le impilo una sull’altra formando torrette alte e sbilenche…Oltre all’effetto carino e un po’ scenografico (esibizionismo in cucina alle 7 di mattina) la cosa serve per mantenerle calde. E poi sono buonissime mangiate subito ma anche tiepide.

 

Pancakes e caffè nero

Pancakes e caffè nero

 

foto: Ken Shine

Pane di Challah

pane di challa

 

Pane di Challah, chi era costui? boh. Ne avevo letto in rete, non che mi diletti a cercare ricette, ma avendo un problema di intolleranza al lattosio son sempre il cerca di cibi preparati senza latte e senza burro, anche se per il burro ho efficacemente risolto autoproducendo il burro chiarificato e latte senza lattosio è di semplice reperimento, ma tant’è.

Un giorno mi aggiravo fra gli scaffali di Eataly,  io vivo nella terra del suo patron quindi non è una pratica neppure particolarmente fighetta anzi,  volevo comprare un libro di cucina bello, non un libro di cucina utile, ma un bell’oggetto ecco.

Facendo lo slalom fra le  pubblicazioni dei soliti chef televisivi, mi imbatto in New York, le ricette di culto, eureka! Copertina rigida, nero e giallo, foto intrigante dunque compro. Sì, non l’ho neppure aperto, comprato sulla fiducia, Guido Tommasi è un editore che incontra il gusto culinario-estetico, ho altri libri della casa e li trovo fantastici. Il pane di Challlah era una delle prime ricette proposte nella foto qui sotto il locale di Brooklyn selezionato dall’autore.

pane di challa bakery

La ricetta la trovate in rete senza nessun problema, ma Labna, merita una visita speciale. Vi lascio la loro ricetta, per il gusto di mio marito lo zucchero non è mai abbastanza, quindi ho raddoppiato la dose ( secondo lui potevo anche triplicarla, marito goloso). Il procedimento è quello di una normalissima panificazione, si impasta e una volta ben lievitato si cuoce. Un buon motivo per comprare il libro? beh c’è la spiegazione dettagliata di come fare la maestosa treccia che caratterizza  la preparazione… e se ci son riuscita io, buon pane di Challah a tutti!

Ingredienti

4 bicchieri di acqua tiepida
2 cubetti di lievito fresco o 20 g di lievito disidratato in grani o 2 bustine di lievito secco in polvere per pane
1 bicchiere di olio di semi leggero
1 bicchiere di zucchero
2 uova
2 cucchiai di sale
2 kg di farina
2 tuorli d’uovo per spennellare il pane
semi di sesamo o semi di papavero per decorare il pane

dai non voglio favi googolare troppo, come si fa la treccia lo trovate anche in rete e potete trovare intrecci complicatissimi, ma sul libro è più bella, tzè.

 

Immagini: Robyn Lee