Pastiera al cioccolato. Anche per blasfemiche preparazioni postpasquali.

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Cosa succede quando una pastiera incontra il cioccolato?
Elementare: si ottiene una pastiera al cioccolato.

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Diciamo la verità, siamo stati ispirati dal Maestro della pasticceria italiana Iginio Massari; la variazione è comunque davvero semplice e, considerando che quando si preparano la/e pastiera/e, la farcia è sempre abbondante, perché allora non declinarne almeno una parte al cioccolato.

Partendo quindi dalla ricetta riportata sul blog tempo fa’, si tratta semplicemente di aggiungere a 1/3 della farcia 50 g di cioccolato fondente fuso e 1 cucchiaio di cacao amaro; sicuramente una resa meno dolce (che in molti apprezzeranno) e alcuni sapori, come quello delle arance e della cannella, che risultano esaltati.

PASTIERA_CIOCCOLATO_3Nello stesso modo potete decidere di preparare una versione lievitata della pastiera come abbiamo proposto l’anno scorso, anche qui sostituendo 50 g di farina normale con 50 g di cacao amaro.
Oltre alle uova di pasqua da sempre al cioccolato, quest’anno anche una pastiera al cioccolato.

Se poi le uova al cioccolato avanzate sono tante, si può decidere di preparare una versione (come riciclata) al cioccolato – in modo quasi blasfemo – dopo la Pasqua.

Torta al (chai)latte caldo

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Una delle passioni de ilColazionista, inteso come l’insieme dei redattori, è il chai latte.

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Per i pochi che ancora non lo conoscono, si tratta di una bevanda molto comune in India e nel sud-est asiatico che si prepara facendo bollire le foglie di tè con le spezie nel latte o anche lasciandole solo in infusione, quindi non (un goccio di) latte nel tè, ma il tè nel latte.

In realtà in India non si beve il tè con il latte… in India si beve il latte con il tè!
Secondo infatti l’ayurveda il latte non è solo una bevanda, bensì un alimento a sé, completo e molto nutriente e quindi ’abbinamento del latte con le spezie non può che essere armonioso.
“Il latte attenua il sapore piccante delle spezie che, a loro volta, gli conferiscono una consistenza particolare. Il risultato è l’originale sapore speziato, caldo e pieno del chai, che riscalda e ispira fino alla punta dei piedi.”

Facendo ricerche sull’origine del chai latte, abbiamo scoperto che la tradizione inglese del tè delle cinque, servito sempre con un po’ di latte, viene dall’India, da dove fu importata al tempo delle colonie e rivisitata in chiave tipicamente inglese a partire dal chai.

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La torta che vi presentiamo è l’unione tra questa nostra passione calda e speziata e una delle torte più fotografate e lette sui blog e social, ovvero la torta al latte caldo.
Si applica semplicemente un dato di fatto nella preparazione delle torte tipo margherita o pan di spagna: aggiungere all’impasto il latte portato quasi a bollitura insieme al burro rende la torta molto più soffice.

Tre gradi di difficolta nella preparazione del chai latte di partenza: potete partire da un tè nero in foglie con le spezie da inserire nel latte (con il burro) e portare quasi a bollitura (1), diversamente potete prendere una bustina di chai tè (con le spezie dentro) disponibili in commercio e mettere in infusione per qualche minuto nel latte caldo (2), i più pigri possono prendere addirittura le bustine di chai latte in polvere da sciogliere in acqua calda (3).

ingredienti
uova 3
farina 00 170 g
zucchero semolato 160 g
latte intero 130 ml (oppure acqua in caso si utilizzi quello in polvere)
burro 60 g
lievito chimico 6 g
tè nero (preferibilmente varietà Assam) 1 cucchiaino
mix di spezie (2 grani di Pepe nero interi, 3 semi di Cardamomo, leggermente schiacciati con il lato della lama di un coltello, 3 Chiodi di Garofano, 1 stecca di Cannella  e 1 cm di Zenzero fresco, sbucciato e finemente affettato)

preparazione
Montare molto bene le uova a t° ambiente con lo zucchero, fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso.
Nel frattempo fare scaldare il latte (con le spezie e il tè nero) con il burro, facendo attenzione a non farlo arrivare a bollore.
Aggiungere al composto di uova e zucchero la farina e il lievito.
Filtrare il latte e, con molta cautela, versare il latte caldo poco alla volta nel composto fino ad amalgamarlo bene.

Imburrare e infarinare una tortiera di 18/20 cm di diametro e versarci dentro l’impasto.
Cuocere in forno statico a 180° per 30 minuti, verificandone la cottura con lo stecchino.
Sfornare la torta, lasciarla intiepidire e, fredda, cospargere con zucchero a velo.

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Colazione nelle Filippine. Cibo dell’incontro e della felicità

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Cosa mangiano i filippini a colazione?
Monsu Barachin l’ha scoperto grazie a Rosalie Bajade dell’Associazione Culturale Filippina del Piemonte (ACFIL) nell’ennesima puntata de I segreti del Mestolo: una certezza per scoprire cucine in giro per il mondo.
E’ la volta delle Filippine, un popolo per cui il cibo e la sua condivisione sono così importanti da usare la frase “Hai mangiato?” (Kumain ka na?) per salutarsi.

COLAZIONE_FILIPPINE_1Dominazioni malesi, cinesi, spagnole e americane hanno influenzato la cucina di questo popolo, mescolando ingredienti e metodi di cottura.
I filippini mangiano almeno 5 volte al giorno (colazione, merenda della mattina, pranzo, merenda del pomeriggio e cena), e possibilmente insieme; se qualcuno arriva in visita si unisce ai commensali. In ogni momento della giornata è possibile che una visita interrompa un pasto ed è per questo che è molto comune che vi si inviti a farne parte.

La classica colazione è fatta di riso bianco accompagnato da pesce fritto oppure carne stufata (per lo più maiale e pollo), uova, qualche verdura di contorno e caffè nero: la colazione filippina è sempre piena di energia e carboidrati, per dare energia per la giornata, concludendosi spesso con un frutto fresco.

baboyLa “merienda”, ovvero la merenda filippina, è un pasto altrettanto importante, in quanto la distanza fra colazione, pranzo e cena è considerato troppo lungo dai locali: tortine di riso, torte di cocco, dolci al mango, gelatine alla frutta ma altrettanto frequente è mangiare noodles saltati in padella, banane fritte, involtini tipo-primavera (lumpia gulay) o macedonie “rinforzate” con latte condensato o crema.

Condividiamo quindi con voi due o tre dritte su come preparare gli adobo baboy, ovvero le costine di maiale in salsa di soia, da accompagnare a riso bianco bollito (e mangiare non necessariamente a colazione) e gli involtini veg (lumpia gulay)

COLAZIONE_FILIPPINE_2Per gli adobo baboy, “prendere le costine di maiale già divise (400g) farle rosolare in olio di semi, con due foglie di alloro, 6 spicchi d’aglio (schiacciati e tritati a pezzi grossi), una cipolla a pezzi grossi (facoltativi) e poi aggiungere ½ bicchiere di salsa di soia e portare a cottura (45 minuti), aggiungendo acqua se si consumasse e, aggiungendo verso metà cottura, eventualmente due cucchiai di zucchero di canna muscovado che da un buon sapore caramellato”. In accompagnamento del riso basmati bollito, che si prepara “lavando più volte il riso crudo fin quando l’acqua sia bella limpida e poi fallo bollire nella quantità doppia di acqua (Rosalie usava le dita per regolarsi) e far cuocere per 12/14 minuti coperto”.
N.B. In caso voleste qualche indicazione in più sulla cottura, vi consigliamo questa spiegazione dettagliata.

COLAZIONE_FILIPPINE_3Per i lumpia gulay, “partire dal ripieno tagliando a listarelle sottili carote, cipolle e cavolo bianco e farlo rosolare con 2 o 3 spicchi d’aglio e cuocere per 15/20 minuti: le verdure devono perdere la loro acqua ma rimanere croccanti e farle raffreddare. Prendere i fogli di pasta ad hoc (si trova negli asia market e nei negozi di cibo etnico: simile alla pasta fillo, ma più elastico). Mettere una manciata di ripieno nell’angolo inferiore del quadrato di pasta, coprire con il lembo angolo facendo aderire bene e poi piegare i lembi laterali verso il centro e avvolgere stretto intorno al ripieno, bagnando poi il quarto lembo con un d’acqua per farlo aderire bene e sigillarlo. Far friggere in olio (di semi) bollente per qualche minuto”.

Per ulteriori info: www.tropicalexperiencephilippines.com

 

Luce, i Quartieri Spagnoli e i Biscotti di Nonna Giuseppina

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Mettiamo le mani avanti.
Leggo e ammiro Lorenzo Marone da La tentazione di essere felici.
Per i suoi personaggi, che sono talmente veri(tieri) da pensare che esistano veramente, per le sue storie, mai banali e legate per qualche aspetto alla vita di ognuno di noi, ma soprattutto perché scrive in modo talmente saggio, infilando una massima, un aforisma, una lezione di vita dietro l’altra senza mai risultare però noioso o petulante, ma così naturale  da farsi venire voglia di tatuarsele quelle frasi (e qualcuno l’ha anche fatto, vero Laura?)

Dell’ultimo Magari domani resto, uscito qualche settimana fa, ho amato prima di tutto l’ambientazione: Siamo a Napoli, Quartieri Spagnoli. Io vivo qui. Il mio nome è Luce. E sono donna.”
La Napoli più verace e popolare, ad un passo dai lussuosi Riva di Chiaia e Via Toledo (che per i napoletani resta via Roma), dove anni fa ho anche dormito e, in un ipotetico fil rouge con il romanzo, sono stato svegliato dal canto degli uccellini.
Leggete il libro e capirete che (anche qui) si parla di rondini, di voli e di primavere.

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Luce vive ai Quartieri Spagnoli e lì ci viveva anche Nonna Giuseppina: la nonna che tutti vorrebbero avere e nella cui casetta una tazza di latte caldo con i biscotti sulla cerata a fiorellini azzuri non mancava mai.
Noi Colazionisti non possiamo che dare ragione a Luce quando dice Una tazza di latte caldo sulla tavola è tutta la sicurezza di cui ho bisogno.”
Quei biscotti sono per noi le ‘attenzioni’ su cui spesso ritorna Marone nella sua narrazione: “Non parlerei d’amore, una parola abusata, parlerei piuttosto di “attenzioni”. Quello che ci manca, tutto quello che può farci sentire meglio, è racchiuso in questa piccola parolina…”.

Abbiamo quindi pensato ai biscotti che preparerebbe una nonna partenopea per la colazione dei propri nipoti e sono nati così i Biscotti di Nonna Giuseppina.
Biscotti grandi e rassicuranti pensati per l’inzuppo, con una consistenza morbida ma sostanziosa e dentro tutto il sapore della primavera a Napoli: scorze di limone e d’arancio, acqua di fiori d’arancio e cannella (perché quanto a profumi la pastiera non la batte nessuno).

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Se anche voi avete bisogno di attenzioni in formato biscotti, prendete 2 uova, sbattetele con 140 g di zucchero, 60 g di latte, 100 g di olio di girasole, la buccia di mezzo limone e mezzo arancio (entrambi bio o comunque non trattati) e 1 cucchiaio di acqua di fiori d’arancio. Quando il composto liquido è ben amalgamato, aggiungere  400 g di farina 00 a cui avrete mischiato 15 g di ammoniaca per dolci e mezzo cucchiaino di cannella in polvere. Impastare a mano fino ad ottenere un composto omogeneo ma leggermente appiccicoso, formare un salame dello spesso di 2 cm, tagliare della lunghezza desiderata (ca. 10 cm), passare i singoli biscotti nello zucchero semolato e poi appoggiare sulla teglia con carta forno. Informare a 180° statico (165/170° ventilato) per ca. 20 minuti; quando iniziano a colorirsi tirare fuori dal forno e far raffreddare.
Attenzione ai fumi dell’ammoniaca che usciranno appena si apre il forno, ma man mano evaporeranno.
Conservare in un contenitore ermetico o latta fino a due settimane.

Biscotti_nonna_giuseppina2Perfetti per l’inzuppo, ottimi anche insieme ad un intenso caffè napoletano immaginando di essere lì, in quell’alloggio ai Quartieri Spagnoli a prenderlo con Luce e sua madre.

Restiamo a guardare le lingue di fuoco che escono dal fornello, poi, quando la moka già inizia a borbottare, mamma trova il coraggio di proseguire: […] Spengo sotto il fuoco, rovescio tre cucchiaini di zucchero nella macchinetta, e giro. Ecco un altro rumore familiare: il metallo della posata che sbatte contro quello del bricco e basta a farmi sentire meglio e di nuovo a mio agio. Verso il liquido nelle tazzine e glielo porgo.”

Ph. credits copertina: Feltrinelli Editore
Ph. credits Quartieri Spagnoli: fotocommunity.it

Nodi fritti di Carnevale per la colazione del martedì grasso

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“A Carnevale ogni fritto vale”

L’anno scorso abbiamo fritto per voi ciambelle a partire da una ricetta di famiglia che ha fatto il giro di parenti e amici per arrivare quindi anche voi.
Quest’anno friggiamo nodi: stufi delle solite bugie (chiamate anche chiacchere, frappe, crostoli, …), castagnole, tortelli fritti vi consigliamo questi nodi di pasta tipo frolla che a noi ricorda un po’ la cialda dei cannoli siciliani (scusate se la nostra mente ritorna sempre qui) con il suo aroma di cannella e marsala.

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Questi nodi, oltre ad essere croccanti e non molto dolci, sono molto belli e si prestano a tutta una serie di variazioni sul tema, declinabili anche regionalmente: io il vedrei ottimi con piemontese barolo chinato e polvere di chiodi di garofano (al posto di Marsala e cannella) oppure con vino rosso e semi di finocchio (che ricordano a nostro avviso le ciambelline al vino abruzzesi e marchigiane).

Come per le ciliegie, un nodo tira l’altro: sarà l’impasto poco dolce, sarà la croccantezza (quasi dei taralli dolci), ma una volta assaggiati, è difficile fermarsi 😉
Buona colazione di carnevale a tutti!

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ingredienti

farina 00 400 g
zucchero semolato 1 cucchiaio
burro 120 g
uovo 1
Marsala 100 ml
lievito in polvere 1 cucchiaino
cannella in polvere ½ cucchiaino
sale 1 pizzico

olio per friggere
zucchero a velo per spolverizzare

preparazione
Tagliare il burro a cubetti, impastarlo con farina, zucchero, cannella, lievito e il pizzico di sale fino ad ottenere un composto sbriciolato.
Aggiungere il marsala e l’uovo e lavorare bene tutto fino ad ottenere un impasto sodo ed omogeneo.
Far riposare mezz’ora in frigo, poi stendere in soglia sottile (2 o 3 mm), tagliare a strisce spesse 1 cm e lunghe ca. 15 cm, annodare e friggere 5 o 6 per volta fino a completa doratura.
Lasciare su carta assorbente e poi spolverare con zucchero a velo.