Un amore di pancakes. Anzi, un cuore di padella!

Pancakes per colazione

 

Ci vuole amore per fare i pancakes:  impilarli uno sull’altro in un’ irresistibile torre di decadente morbidezza.

Un’immagine perfetta. Ma c’è di più. Se l’impasto cremoso di uova latte e farina viene fatto colare dolcemente nella padella in questione, il pancake è un soffice cuoricino. E’ stato al mio compleanno: ho aperto il pacchetto e ho scoperto l’esistenza di questo fantastico arnese che permette di cuocere ben quattro frittelle per volta e che aggiunge un tocco di pura romanticheria alla tavola della colazione. Si tratta di una padella con appunto, quattro spazi a forma di cuore per cuocere i vostri pancakes.

 

Per i pancakes a forma di cuore

Per i pancakes a forma di cuore

 

Occorre un pochino di pratica. Se già con la padellina normale, tonda e antiaderente vi trovate un po’ a disagio, allora qui dovrete proprio impegnarvi. L’ostacolo principale è rivoltare la frittella e farla rientrare perfettamente della sagoma del cuore. Non ci avevate pensato? Nemmeno io. Quando poi si è trattato di girarle ho capito che bisogna procedere con delicatezza e usare una piccola spatola, non avere fretta e soprattutto aspettare che l’impasto si cuocia perfettamente dal primo lato. In questo modo il pancake avrà la compatezza giusta e non combinerete troppi guai.

Ma un po’ di fatica vale la pena davvero. Il risultato è un piattino di tutto rispetto. E ho già in mente di utilizzare la barbabietola in polvere per dare un bel colore rosso ai miei cuori di pancakes! Non sarebbe nemmeno male un tocco di acqua di rose per dare loro il tocco giusto per una colazione speciale.

Insomma, questa nuova foggia stimola la creatività e appaga l’occhio. E chi fa colazione con voi apprezzerà senz’altro.

Tesoro mi timbri un biscotto?

stampini per biscotti

C’era una volta la nonna, che impastava a mano burro, zucchero e farina, poi stendeva la frolla e con un bel bicchiere di vetro incideva la pasta, ricavandone dei bei dischi rotondi: i biscotti. Ecco quello a cui tutti, più o meno, siamo eravamo abituati. Oggi non più, abbiamo la cucina invasa da tagliapasta di ogni dimensione, formine in plastica, in alluminio per qualunque tipo di biscotto noi vogliamo fare. E’ Natale? Via con alberi, renne, omini di Shrek, stelle comete e chi più ne ha… E’ Pasqua? Niente paura, ci sono campane, uova, conigli, fiocchi!

formine biscotti d mail

  Si trovano in commercio scatoloni di 100 stampini con qualunque forma noi possiamo desiderare.

E io, sappiatelo, desidero sempre molti biscotti di ogni foggia possibile. Comunque non sono stata davvero appagata fino al lancio sul mercato italiano degli stampi per biscotti, non le forme, proprio i timbri. stampo i love you   Qui sì che si esce da ogni confine: si possono timbrare i biscotti, in una sorta di delirio da impiegato delle poste, ora è tutto uno sbattere e schiacciare imprimendo le più belle scritte alle nostre creazioni.

Adoro “home made” e “pure beurre” ma anche “I love you”, perché si sappia, sono una ragazza romantica.

Voglio solo sentire pronunciare le dolci parole “Tesoro mi timbri un biscotto?”

  Immagini: D Mail/Amazon

Honey dipper – spandi miele

for our homemade scones; dip, drip, lick, bite

Gli attrezzi da cucina sono una mania, ammettiamolo pure, avere un honey dipper è un obbligo. Ha quella forma che la prima volta che lo vedi, lo esservi e ti chiedi cos’è? magari non lo hai ancora capito e sai già che lo vuoi. Una bella tisana fumante nella quale far cadere un bel po’ di miele, scalda anche solo l’idea. Di solito è in legno e il materiale contribuisce a farne uno strumento “caldo” e particolare, quasi una bacchetta magica. Se lo avete, ricorderete il primo utilizzo, dopo averlo osservato bene e immaginato quanto miele mai potessero trattenere quelle scanalature plaf! Lo avete intinto.

E qui inizia il bello.

serie spandi miele

Una volta riemerso dalle profondità del barattolo del miele ci si rende conto che quel delizioso cosino che pare inoffensivo, in realtà è un caterpillar. Nella sua lignea innocenza riesce a sollevare tanto di quel miele da saziare Winnie Pooh per sei mesi, e starete pensando ” che ci va basta far colare nel barattolo ” eh eh fosse facile! Ovviamente facile lo è basta stare lì ad aspettare, e aspettare e aspettare. Mentre sei lì e si crea quel filo di miele che cola comprendi appieno quello che il professore di fisica si ostinava a definire viscosità, insomma non ti passa più. Quando sembra che la quantità rimasta sopra lo spargi miele sia adeguata alla bevanda, con abile mossa ci si sposta a far colare sopra la tazza. Ripeto la mossa deve essere abile perché se un pochino cade sul tavolo resterà appiccicoso per sempre, il miele è infido pensi di averlo tolto tutto e poi sei lì che leggi il giornale, vorresti voltare pagina e zac quella è rimasta incollata dal miele al piano. Il supplizio non è ancora finito, addolcito il tè, adesso dove lo mettete quel coso appiccicoso? non avete a portata di mano un piattino, meditate una corsa verso il lavello? e se cola sul pavimento? per eliminarlo dovrete bollire il parquet. Dai giù la maschera, gli date una leccata, facendovi un nodo al fazzoletto mentale : la prossima volta non usare questo affare per il miele ma intingere la punta del cucchiaino.

Allora senza vergogna raccontateci di quante volte dopo l’acquisto avete usato l’honey dipper? 🙂

 

Immagini: Keith Davenport, Dovile Kemezyte

 

Si parla sempre di tazzine e mai di cucchiaini

cucchiaino caffè

Come mai si parla sempre di tazzine e mai di cucchiaini? Cosa ci hanno fatto i cucchiaini da caffè?

A volte svettano altezzosi in meravigliose tazze di porcellana inglese quelli da the, lunghi, snelli, decorati.

Ma quelli da caffè sono un po’ come i compagni di scuola che studiano e pochi li calcolano, sempre in ombra vicino alle belle compagne di banco tazzine che prendono tutta l’attenzione.

E’ ora di ribaltare la situazione, almeno qui, che siamo tra noi.

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I cucchiaini, così proporzionati, piccoli, minimal, possono cambiare il momento del caffè.

Soprattutto al mattino, a colazione, quando mezzi addormentati, ravaniamo nel cassetto delle posate. Per primi troviamo i cucchiai da minestra, decisamente troppo grandi per il nostro scopo. Andiamo avanti e con gli occhi semi chiusi impugnano il cucchiaino che sporge dal porta posate, ahimé è troppo tardi.. e quando ci accorgiamo che è da the e non sta nella nostra tazzina abbiamo già sprecato 5 minuti di prezioso tempo e un lavaggio di tovaglietta della colazione.

Teniamoli separati i nostri piccoli cucchiaini da caffè, non ci sfuggiranno più, e saranno perfetti per dosare lo zucchero proporzionato alle nostre tazzine.

Come dite? C’è chi non li usa perché non usa dolcificare il caffè?

Nessuna scusa, il gesto di rimestare (anche inutilmente) col cucchiaino è catartico: ti permette lunghe pause di riflessione oppure di prolungare il sonno ancora un po’.

 

Immagini: Alessi