Egg poacher. Ovvero come preparare facilmente uova in camicia perfette.

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Difficile immaginare un brunch senza uova.
Il mio (ideale) ha le uova in camicia, le famigerate poached eggs appoggiate sul pane tostato, un velo di salsa olandese e qualche fetta di salmone scozzese affumicato o del bacon croccante.
Ultimamente li sto apprezzando molto con l’avocado toast, ovvero pane tostato e avocado schiacciato e condito con sale, pepe e limone.

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Ma come preparare (a casa) un uovo in camicia perfetto?
I tutorial in rete raccontano di prendere una pentola, riempirla di acqua salata e acidulata con un cucchiaio di aceto bianco e portarla a bollitura leggera; creare quindi un vortice con una frusta o un cucchiaio di legno, rompere l’uovo e tuffarlo nel vortice.
Due o tre minuti (a seconda della grandezza dell’uovo) e il vostro uovo è pronto.

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Diversamente, fate come noi, e acquistate dei mini mestoli forati silicone e acciaio.
L’uovo in camicia diventa un gioco da ragazzi.
Il procedimento è lo stesso: acqua salata e acidulata in lieve bollitura, si appoggiano sul bordo della pentola i mestolini, si fanno versano le uova e dopo 2 o 3 minuti l’uovo è pronto.

A voi decidere come consumarlo.
Secondo noi, oltre che con l’avocado, sta bene con tutte le verdure verdi, e quindi broccoli, asparagi o spinaci.
Se invece per voi i poached eggs sono imprescindibili dalla salsa olandese, qui una ricetta rapida e indolore per realizzarla in meno di cinque minuti.

Photo credits: Cuisipro.

I canditi (in barattolo). Da oggi li amerete anche voi

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Il mondo si divide in due categorie tra quelli che amano i canditi e quelli che non li sopportano, operando una minuziosa e quasi chirurgica dissezione approcciandosi a panettoni, colombe & co.
Da oggi anche coloro che mal tollerano i canditi si ricrederanno e se anche non ne diventeranno appassionati come il sottoscritto da consumarli soli o glassati al cioccolato, apprezzeranno la presenza dei vostri canditi in colombe, panettoni e soprattutto nella pastiera.

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Ancora una volta la ricetta proviene dalla mia seconda mamma ischitana Elisa che mi insegnò il procedimento e che io utilizzai per la prima volta con i suo agrumi; da allora sono passati quasi quindici anni, ma tutti gli anni in questa stagione ne preparo un po’ per l’anno a venire.

La ricetta è semplicissima, la preparazione un po’ lunga ma ne vale la pena: assicuratevi solo di avere agrumi non trattati biologici e sappiate che i migliori sono quelli che hanno la buccia molto spessa, ovvero con la parte bianca (albedo) di almeno mezzo cm: io di solito uso i navel ma quest’anno anche degli ottimi pernambucco tipici della Liguria e in particolare del Finalese; è possibile anche candire scorze di cedri e limoni con tempi di canditura semplicemente più lunghi.

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Passiamo quindi ai fatti:

Prendete degli agrumi, li lavate bene e, incidendo con uno spilucchino a croce la buccia, sollevate i quattro pezzi molto delicatamente; li mettete a bagno in abbondante acqua e cambiate l’acqua giornalmente per 3 o 4 giorni (nel caso di limoni o cedri e necessario farlo anche per 5 o 6: verificate voi stessi assaggiando la parte bianca che non deve più risultare amara).

Dopo i vari giorni di vegetazione, prendete le scorze senza scolarle troppo dall’acqua, le pesate, le mettete in una pentola di acciaio dai bordi alti e le coprite con una quantità di zucchero semolato pari al loro peso. Ponete la pentola sul fuoco al minimo e coprite.
Lo zucchero si scioglierà formato lo sciroppo e da quando inizia a sobbollire fate cuocere per circa 15 minuti, fin quando le scorze risulteranno traslucide. In caso dei cedri i tempi potranno essere più lunghi, ma in ogni caso non far sobbollire più di 15 minuti: in caso le scorze non fossero ancora traslucide, farle raffreddare nello sciroppo e rifarle sobbollire il giorno dopo per circa 10 minuti e far raffreddare.

Inserire le scorze quasi candite nei barattoli, versarvi lo sciroppo per i 2/3 dell’altezza del barattolo, coprire e far cuocere per qualche minuto nell’acqua bollente. In questo modo le scorze saranno pronte circa dopo 1 mese di vegetazione nello sciroppo ma si conservano anche qualche anno.

Quest’anno i barattoli sono stati gentilmente forniti da MCM Emballages (distributore ufficiale Weck), che oltre a essere molto funzionali (tra l’altro con sistema di chiusura che permette di sterilizzarli a caldo) sono bellissimi e molto fotogenici 😉

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Egg coddler, cos’è e come usarlo.

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Cosa coniuga l’ understatement e il più sfrontato snobbismo? L’uovo alla coque, ne sono praticamente certa.

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L’uovo è economico e alla portata di tutti, ma alla coque è una chiccheria che solo chi ha tempo può permettersi. Ma il porta uovo mi fa così bambino deboluccio degli anni ’70 che ho rigettato l’idea dell’uovo morbido per anni. Fino a che la salvezza si è materializzata a mezzo di uno dei miei idoli culinari, Csaba dalla Zorza.

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Queste sono state le due paroline magiche, è un piccolo attrezzo molto inglese in ceramica coperchio metallico. Solitamente sono decorati, i decori non sono di solito molto moderni, ma dobbiamo sembrare signore inglesi calme e rilassate, non frettolose americane :-).

come si usa l’ egg coddler?

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Gli inglesi imburrano per benino l’egg coddler, si può sostituire con l’olio, ma anche con nulla, di solitio non si attacca. Si rompe un uovo dentro e si aggiunge un pizzico di sale e pepe se piace. Si chiude con il coperchio e si mette in un pentolino, aggiungere acqua fino al livello del coperchietto.

Da quando bolle servono 7 minuti. Rispettate i tempi o avrete uova sode e addio momento snob ! 😀 Estraete gli egg coddler con una pinza o agganciandoli dall’occhiello del coperchio con una forchetta sono bollenti e aprite con cautela per evitare di scottarvi con il vapore.

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Ci sono anche ricette più ardite con fughi trifolati, formaggio, panna, pancetta a dadini. Forse un po’ troppo ardito per italiani a colazione, ma si sa noi siamo un popolo che davanti al gusto si sa adattare benissimo.

Ricordate se non volete chiamarle coddled eggs perche desiderate più charme potete usare œufs cocotte ( oh la la ).

Baguettes à la maison comme en boulangerie? Oui, bien sûr

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Qual è il cibo più iconico della cucina francese?
Difficile scegliere tra crèpes, tarte tatin, quiches, baguettes; sicuramente però quest’ultima è quella più presente sulle tavole dei cugini d’Oltralpe dalla colazione alla cena, accompagnata da marmellata, salumi, formaggi o paté.

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Sappiate che quella vera pesa 250 gr, è lunga 65 cm e ha 5 solchi trasversali realizzati prima di essere infornate con lamette ben affilate
Mai avrei pensato che fosse possibile preparare un tale mito culinario nel forno di casa, tra l’altro con un risultato davvero simile a quello delle boulangerie francesi.

Ciò che permette di realizzare delle buonissime baguette a casa propria è una teglia/fornetto della storica ditta francese Emile Henry realizzata in ceramica (due rivestimenti: rosso laccato e nero satinato): lo stampo con coperchio ricrea infatti le stesse condizioni di un tradizionale forno da panetteria, senza però dover aggiungere acqua; a inizio cottura si crea all’interno dello stampo un tasso di umidità elevato che ne favorisce la lievitazione e l’alveolatura finale, i fori del coperchio, poi, permettono di far uscire il vapore in eccesso creando quella crosticina superficiale, così tipica delle baguettes.

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Tempi relativamente brevi tra levitazione e cottura
(circa un’ora e mezza) e la possibilità di personalizzarle nel modo più creativo possibile (frutta secca, formaggi, semi vari), completano la mia soddisfazione nell’utilizzo.

ingredienti (per tre baguette da 200 g l’una)
farina 0 (o con W 260) 375 g
acqua tiepida 215 g
lievito di birra secco 5 g (oppure 16 g di lievito fresco)
sale 7 g

procedimento
Nella planetaria o in un ampio contenitore inserire la farina, il lievito e unite un po’ alla volta l’acqua. A metà impasto unite il sale e lavorate per almeno cinque minuti, fino ad ottenere un panetto liscio. Lasciate riposare coperto (meglio se nel forno spento con la luce accesa) circa 40 minuti.
Riprendere l’impasto, dividetelo in tre parti uguali, ottenete con le dita un rettangolo di circa 10 cm di larghezza ed allungatelo con il mattarello (o con le dita) ottenendo una striscia più lunga dello stampo.
Si può scegliere se: a) ripiegate i bordi del lato più lungo verso l’interno (dove, tra l’altro, si possono inserire  – in questa fase – frutta secca, semi o formaggi), ripetete sull’altro lato, girarlo un po’ su stesso e depositate il cilindro ottenuto, con la parte ripiegata verso il basso nello stampo infarinato b) arrotolarlo semplicemente e appoggiarlo sullo stampo.
Coprire con il coperchio e lasciate riposare 25 minuti. Accendere il forno a 250°. Spennellare le baguette con un velo d’acqua (la parte bagnata diventerà più croccante) e incidete la superficie con una lama (di un coltello o lametta) ben affilata, con l’accortezza che ogni incisione si congiungesse all’altra, ovvero all’altezza di dove si interrompe la prima, parta la successiva.
Coprire nuovamente ed infornare a 240° per 25 minuti. A fine cottura scoperchiare e far dorare per altri 2 minuti. Togliere dallo stampo, far raffreddare sopra una gratella e servite.

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Questo video, trovato in rete, chiarisce ancora meglio la preparazione.

Centrifugato a colazione, buon proposito 2016

centrifugati

Nella lunga e quasi mai portata a termine lista dei buoni propositi questo nuovo 2016 mi ha portato un oggetto dei desideri che, chissà, magari mi porterà a raggiungere uno dei miei punti: mangiare frutta e verdura molto più dovente di quello che faccio ora.

verdura e frutta

Un po’ mi annoio a cucinarle, le verdure, un po’ vorrei dire che non ho tempo e nascondermi dietro a un dito ( che scusa è non avere tempo? Non ho voglia, è più vero) e un po’ odio pulirle.

In sintesi sono pigra. Machevvelodicoaffà, mi sono regalata una centrifuga con un nobile scopo dopotutto.

I centrifugati, non gli estratti.

L’estrattore costava troppo, questa è la dura verità. Mi rimarrà sempre il dubbio di aver comprato l’apparecchio sbagliato? Le vitamine estratte sono intatte?

Diciamo che inizio dalla centrifuga poi chissà dove finirò…

Ho comprato un apparecchio basico, con una caratteristica fondamentale:  che si lavasse in lavastoviglie con facilità.

Non so voi, ma quando lessi sulle istruzioni del Kenwood che la ciotola si lava solo a mano ho avuto un tracollo.

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Quindi pulizia veloce, pratica e indolore. E’ una Philips della Viva Collection, scelta per il prezzo (in offerta all’Esselunga), la facilità di pulizia e l’ingombro relativamente ridotto.

Ho iniziato preda del fuoco sacro di voler centrifugare tutto ( i datteriiii si possono centrifugare??) e virare su verdure che mai comprerei per mangiarle crude ( tipo il cavolo nero).

Domani a colazione mi centrifugo

carote

zenzero ( lo sbuccio, voi?)

mela

arancia sbucciata ( in frigo da anni credo)

sedano

Perché il sedano?

L’ho comprato preda del sacro furore di cui sopra …

La centrifuga è un po’ rumorosa, ovviamente, ma si pulisce davvero in poche mosse. Ha un serbatoio capiente e un beccuccio che permette di non colare rovinosamente sul piano in marmo. Il centrifugato che ho ottenuto finora è perfetto come texture e come appetibilità, ma finora ho solo mischiato delle gran carote con ananas …

Se avete suggerimenti di centrifugazione, non esitate, mi trovate qui o in cucina!