Storie di colazioni a Torino. Sunday brunch di GiovaniGenitori e #stayhome

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Monsu Barachin è orgoglioso più che mai di esercitare a Torino.
Che si sta sempre più scrollando l’allure provinciale che l’ha un po’ offuscata per tanto tempo, facendosi capo fila di nuove tendenze e atteggiamenti sociali, al pari di città come Berlino o Copenhagen.
E anche a tema colazione o brunch qui non si scherza.

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Vi racconteremo oggi due storie che IlColazionista in persona ha provato per condividerle con voi.
Partiamo dal Sunday Brunch che GiovaniGenitori organizza nella splendida cornice liberty del Circolo della Stampa su Corso Stati Uniti.
Essenzialmente due modalità di brunch che si alternano nelle varie domeniche: Il giro del mondo in 80 domeniche e il kids Fashion Brunch.
Nel primo caso una tappa letterario-gastronomica a tema internazionale: ci sono stati la Cina e gli Usa, la prossima sarà la Francia (19 marzo) con il momento gastronomico del brunch (valido e variegato solo migliorabile dal coté dolci), preparato dallo chef Riccardo Milone e declinato in preparazioni dedicati al paese ‘ospite’, a cui segue il Viaggio Selvaggio di Merende Selvagge per i bambini dai 5 ai 10 anni.

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Nel secondo l’opportunità, dopo il pasto, di partecipare ad un workshop creativo in cui i bambini (5-10 anni) possono colorare, tagliare, cucire ed indossare ciò che hanno creato; ha iniziato Born-in-Berlin e domenica scorsa Duepigrecoerre! Per i più piccini (come la mia Celeste) un’area morbida con i giochi creativi di Don Chisciotte – Toys for school.
Un’opportunità bella per fare un ‘pranzo della domenica’ diverso, respirando bellezza e creatività.

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La seconda storia non è esattamente a colazione, ma all’ora dell’aperitivo, all’ora in cui uno uscirebbe di casa per incontrarsi con le amiche, a bere qualcosa, a mangiare, a chiacchierare.
E invece no, si sta casa, perché è quella la nuova tendenza: condividere con amiche (e non) momenti di cibo, bellezza, moda, letture in case bellissime, per lo più del circuito di welcomehome (con l’ indirizzo che viene comunicato solo all’ultimo), dove “camera da letto, salotto, sala da bagno e cucina diventano teatro di performance e momenti d’incontro”.

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Nell’ultimo evento di febbraio si è parlato di colazione nell’aperitivo, ovvero di come un’insalata di pollo – ottenuta semplicemente da un pollo arrosto avanzato arricchito con misticanza, mele croccanti e cubetti di formaggio – può avere un allestimento colazionista, servita in una tazza inglese da tè con cantucci salati con noci che saranno i biscotti della nostra colazione serale o aperitivo colazionista.
L’idea è di Veronica Geraci e Irene Prandi che per questo evento di #stayhome si sono occupate del momento cibo.
Torino un passo avanti: sempre. Anche a colazione!

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Luce, i Quartieri Spagnoli e i Biscotti di Nonna Giuseppina

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Mettiamo le mani avanti.
Leggo e ammiro Lorenzo Marone da La tentazione di essere felici.
Per i suoi personaggi, che sono talmente veri(tieri) da pensare che esistano veramente, per le sue storie, mai banali e legate per qualche aspetto alla vita di ognuno di noi, ma soprattutto perché scrive in modo talmente saggio, infilando una massima, un aforisma, una lezione di vita dietro l’altra senza mai risultare però noioso o petulante, ma così naturale  da farsi venire voglia di tatuarsele quelle frasi (e qualcuno l’ha anche fatto, vero Laura?)

Dell’ultimo Magari domani resto, uscito qualche settimana fa, ho amato prima di tutto l’ambientazione: Siamo a Napoli, Quartieri Spagnoli. Io vivo qui. Il mio nome è Luce. E sono donna.”
La Napoli più verace e popolare, ad un passo dai lussuosi Riva di Chiaia e Via Toledo (che per i napoletani resta via Roma), dove anni fa ho anche dormito e, in un ipotetico fil rouge con il romanzo, sono stato svegliato dal canto degli uccellini.
Leggete il libro e capirete che (anche qui) si parla di rondini, di voli e di primavere.

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Luce vive ai Quartieri Spagnoli e lì ci viveva anche Nonna Giuseppina: la nonna che tutti vorrebbero avere e nella cui casetta una tazza di latte caldo con i biscotti sulla cerata a fiorellini azzuri non mancava mai.
Noi Colazionisti non possiamo che dare ragione a Luce quando dice Una tazza di latte caldo sulla tavola è tutta la sicurezza di cui ho bisogno.”
Quei biscotti sono per noi le ‘attenzioni’ su cui spesso ritorna Marone nella sua narrazione: “Non parlerei d’amore, una parola abusata, parlerei piuttosto di “attenzioni”. Quello che ci manca, tutto quello che può farci sentire meglio, è racchiuso in questa piccola parolina…”.

Abbiamo quindi pensato ai biscotti che preparerebbe una nonna partenopea per la colazione dei propri nipoti e sono nati così i Biscotti di Nonna Giuseppina.
Biscotti grandi e rassicuranti pensati per l’inzuppo, con una consistenza morbida ma sostanziosa e dentro tutto il sapore della primavera a Napoli: scorze di limone e d’arancio, acqua di fiori d’arancio e cannella (perché quanto a profumi la pastiera non la batte nessuno).

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Se anche voi avete bisogno di attenzioni in formato biscotti, prendete 2 uova, sbattetele con 140 g di zucchero, 60 g di latte, 100 g di olio di girasole, la buccia di mezzo limone e mezzo arancio (entrambi bio o comunque non trattati) e 1 cucchiaio di acqua di fiori d’arancio. Quando il composto liquido è ben amalgamato, aggiungere  400 g di farina 00 a cui avrete mischiato 15 g di ammoniaca per dolci e mezzo cucchiaino di cannella in polvere. Impastare a mano fino ad ottenere un composto omogeneo ma leggermente appiccicoso, formare un salame dello spesso di 2 cm, tagliare della lunghezza desiderata (ca. 10 cm), passare i singoli biscotti nello zucchero semolato e poi appoggiare sulla teglia con carta forno. Informare a 180° statico (165/170° ventilato) per ca. 20 minuti; quando iniziano a colorirsi tirare fuori dal forno e far raffreddare.
Attenzione ai fumi dell’ammoniaca che usciranno appena si apre il forno, ma man mano evaporeranno.
Conservare in un contenitore ermetico o latta fino a due settimane.

Biscotti_nonna_giuseppina2Perfetti per l’inzuppo, ottimi anche insieme ad un intenso caffè napoletano immaginando di essere lì, in quell’alloggio ai Quartieri Spagnoli a prenderlo con Luce e sua madre.

Restiamo a guardare le lingue di fuoco che escono dal fornello, poi, quando la moka già inizia a borbottare, mamma trova il coraggio di proseguire: […] Spengo sotto il fuoco, rovescio tre cucchiaini di zucchero nella macchinetta, e giro. Ecco un altro rumore familiare: il metallo della posata che sbatte contro quello del bricco e basta a farmi sentire meglio e di nuovo a mio agio. Verso il liquido nelle tazzine e glielo porgo.”

Ph. credits copertina: Feltrinelli Editore
Ph. credits Quartieri Spagnoli: fotocommunity.it

Nodi fritti di Carnevale per la colazione del martedì grasso

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“A Carnevale ogni fritto vale”

L’anno scorso abbiamo fritto per voi ciambelle a partire da una ricetta di famiglia che ha fatto il giro di parenti e amici per arrivare quindi anche voi.
Quest’anno friggiamo nodi: stufi delle solite bugie (chiamate anche chiacchere, frappe, crostoli, …), castagnole, tortelli fritti vi consigliamo questi nodi di pasta tipo frolla che a noi ricorda un po’ la cialda dei cannoli siciliani (scusate se la nostra mente ritorna sempre qui) con il suo aroma di cannella e marsala.

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Questi nodi, oltre ad essere croccanti e non molto dolci, sono molto belli e si prestano a tutta una serie di variazioni sul tema, declinabili anche regionalmente: io il vedrei ottimi con piemontese barolo chinato e polvere di chiodi di garofano (al posto di Marsala e cannella) oppure con vino rosso e semi di finocchio (che ricordano a nostro avviso le ciambelline al vino abruzzesi e marchigiane).

Come per le ciliegie, un nodo tira l’altro: sarà l’impasto poco dolce, sarà la croccantezza (quasi dei taralli dolci), ma una volta assaggiati, è difficile fermarsi 😉
Buona colazione di carnevale a tutti!

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ingredienti

farina 00 400 g
zucchero semolato 1 cucchiaio
burro 120 g
uovo 1
Marsala 100 ml
lievito in polvere 1 cucchiaino
cannella in polvere ½ cucchiaino
sale 1 pizzico

olio per friggere
zucchero a velo per spolverizzare

preparazione
Tagliare il burro a cubetti, impastarlo con farina, zucchero, cannella, lievito e il pizzico di sale fino ad ottenere un composto sbriciolato.
Aggiungere il marsala e l’uovo e lavorare bene tutto fino ad ottenere un impasto sodo ed omogeneo.
Far riposare mezz’ora in frigo, poi stendere in soglia sottile (2 o 3 mm), tagliare a strisce spesse 1 cm e lunghe ca. 15 cm, annodare e friggere 5 o 6 per volta fino a completa doratura.
Lasciare su carta assorbente e poi spolverare con zucchero a velo.

Egg poacher. Ovvero come preparare facilmente uova in camicia perfette.

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Difficile immaginare un brunch senza uova.
Il mio (ideale) ha le uova in camicia, le famigerate poached eggs appoggiate sul pane tostato, un velo di salsa olandese e qualche fetta di salmone scozzese affumicato o del bacon croccante.
Ultimamente li sto apprezzando molto con l’avocado toast, ovvero pane tostato e avocado schiacciato e condito con sale, pepe e limone.

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Ma come preparare (a casa) un uovo in camicia perfetto?
I tutorial in rete raccontano di prendere una pentola, riempirla di acqua salata e acidulata con un cucchiaio di aceto bianco e portarla a bollitura leggera; creare quindi un vortice con una frusta o un cucchiaio di legno, rompere l’uovo e tuffarlo nel vortice.
Due o tre minuti (a seconda della grandezza dell’uovo) e il vostro uovo è pronto.

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Diversamente, fate come noi, e acquistate dei mini mestoli forati silicone e acciaio.
L’uovo in camicia diventa un gioco da ragazzi.
Il procedimento è lo stesso: acqua salata e acidulata in lieve bollitura, si appoggiano sul bordo della pentola i mestolini, si fanno versano le uova e dopo 2 o 3 minuti l’uovo è pronto.

A voi decidere come consumarlo.
Secondo noi, oltre che con l’avocado, sta bene con tutte le verdure verdi, e quindi broccoli, asparagi o spinaci.
Se invece per voi i poached eggs sono imprescindibili dalla salsa olandese, qui una ricetta rapida e indolore per realizzarla in meno di cinque minuti.

Photo credits: Cuisipro.

CARANZU’® ovvero carote, arance e zucca (in marmellata) a colazione

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San Valentino primavera sta vicino.

A San Valentino, c’è chi pensa all’amore e chi alla primavera.
Monsu Barachin, con la mente a forma di cuore, pensa a come anticipare la primavera a partire dalla colazione.

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Complice una squisita marmellata prodotta dai Monaci di Bose (tale Agralzu® a base di Arance, Albicocche e Zucca), ho cercato di realizzare una mia marmellata piena di frutta e verdure arancioni, e quindi ricche di vitamina C e Betacarotene.

La via delle marmellate all’arancio è ormai nel microonde e quindi con poco più di mezz’ora avrete un ottima marmellata da decorare con fiorellini, cuoricini e nastri rosa: l’amore sarà nell’aria della vostra cucina dalle prime ore della giornata…anche dopo San Valentino.

CARANZU2ingredienti
arance non trattate (meglio se BIO) 500 g
zucca a pezzi 150 g
carote biologiche 150 g
albicocche disidratate 200 g
limone non trattato 1
zucchero per confetture 800 g

preparazione

Lavare bene le arance e il limone e tagliarli a pezzi grandi per eliminare i semi all’interno; metterli nel robot da cucina con le carote pulite e tagliate a pezzi, la zucca a pezzi, le albicocche e ridurre a pezzi piccoli (non frullare completamente). Mettere il composto in un ampio contenitore, coprire con la pellicola trasparente bucata e far cuocere nel microonde per 18 minuti a 800 W.
Togliere dal microonde e far riposare per cinque minuti. Aggiungere lo zucchero, mischiare bene e coprire nuovamente con la pellicola trasparente bucata; far cuocere nel microonde per 18 minuti a 800 W e togliere la pellicola a metà cottura.
Versare bollente nei barattoli sterilizzati, chiudere e capovolgerli per 10 minuti. Conservare in un luogo fresco e buio e consumare dopo almeno 15 giorni.

Dorayaki e le merende (colazioni) di Doraemon

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Merende (e colazioni) importanti da festeggiare (l’undicesimo compleanno della mia nipotina Sara ) e allora Monsu Barachin chiama in aiuto Doraemon con i dolcini di cui va matto: i dorayaki.

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Pur avendo radice comune, i due nomi si assomigliano per pura coincidenza, ma gli appassionati del pacioso gatto nipponico (non solo noi bambini negli anni ’80) ma anche i ragazzi di oggi sanno che Doraemon è veramente ghiotto di quella che rappresenta la merenda (ma anche la colazione) per antonomasia dei bambini del Sol Levante e la leccornia tipica da Parco Divertimenti e Festa di quartiere/paese.

DORAYAKI3Si tratta di due pancake piccolini lievitati ma abbastanza compatti accoppiati a mo’ di panini e tradizionalmente farciti con pasta di atzuki (anko), sorta di marmellata di fagioli rossi (atzuki) ottenuta facendo cuocere per molto tempo i fagioli con poco o nulla zucchero e un gusto molto simile a quello della nostrana crema di marroni.

Oggi si trovano anche ripieni di altre confetture (fragole, prugne, …), crema e cioccolato: d’obbligo alle nostre latitudini la Nutella® .

Il procedimento è molto semplice: fondamentale lasciare riposare la pastella per mezz’ora in frigo e utilizzare una padella antiaderente o una piastra come quella per le crèpes.

Sbattete due uova con 50 di zucchero, un pizzico di sale e un cucchiaino di miele. Aggiungere 100 g di farina 00 setacciato e 1 cucchiaino di lievito sciolto in due cucchiai di latte freddo. Amalgamare bene e far riposare per mezz’ora in frigo.
Versare sulla padella calda una cucchiaiata di impasto e, dopo qualche minuto, quando iniziano a formarsi tante bollicine in superficie, girare i dorayaki e farli cuocere ancora per qualche minuto. Spalmarli ancora caldi di nutella, marmellata, crema, accoppiarli e consumarli tiepidi.

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Konnichiwa (buongiorno), itadakimasu (buon appetito) e ancora auguri Sara!

Le Arepas e le colazioni venezuelane

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Non so se siano più belle le venezuelane o più buone le arepas.
E’ un dato di fatto che tra le nazioni che hanno sfornato più Miss Universo c’è sicuramente il Venezuela (insieme alla Colombia), ma pensando a Fiorella e Irene, le maestre di cucina conosciute al corso dei Segreti del Mestolo presso i Bagni Municipali di San Salvario il concetto è quello della bellezza globale, un sorriso contagioso, un impastare festoso di arepas a ritmo di salsa.AREPAS4Il mondo delle arepas e, in generale, delle preparazioni venezuelane mi ha conquistato.
Le arepas rappresentano IL CIBO del Venezuela, mangiato da colazione a tarda serata, sia sottoforma di spuntino e street-food sia preparato in casa e mangiato quasi apparecchiato.

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La preparazione come gli ingredienti sono molto semplici.
Occorre procurarsi nei negozi sudamericani (sparsi a Torino soprattutto tra San Salvario e San Paolo ma anche nei grandi supermercati tipo Carrefour) della farina di mais bianco (anche quello giallo va bene) precotta (la marca più nota è P.A.N.), versarne un bicchiere e mezzo in una ciotola ampia, aggiungere un bicchiere di acqua, un po’ d’olio (facoltativo), mischiare velocemente fino ad ottenere un impasto che ricorda un po’ la plastilina (o il Didò®) aggiungendo, eventualmente altra acqua o farina, per ottenere delle palline (della grandezza tra una palla da golf e una da tennis) da schiacciare tra le mani come per applaudire fino ad ottenere una polpetta schiacciata che stia nel palmo della mano (volendo si possono fare anche più grandi) e spessa 1/1,5 cm  facendo attenzione che i bordi siano belli morbidi e non ci siano delle crepe; in tal caso ritoccare con un po’ d’acqua per allisciarli.

Appoggiare le arepas in una padella antiaderente molto calda leggermente unta e lasciare per qualche minuto su ogni lato in modo che si formi una leggera crosticina e le arepas si muovano bene; a questo punto, passarle nel forno caldo (meglio ventilato) a 180° per un quarto d’ora dove si gonfieranno leggermente.AREPAS3Riempire con il vostro ripieno preferito: Fiorella e Irene mi hanno detto che quelli più amati per la colazione, in abbinamento a un caffé con leche sono prosciutto cotto (jamón) York e queso blanco (formaggio poco stagionato tipo ricotta dura o galbanino) in una sorta di toast venezuelano e il perìco, ovvero pomodoro fresco maturo (o pelati) rosolato con la cipolla e poi uovo sbattuto. Poi a pranzo o a cena anche la carne, insalata di mare e anche fagioli neri (stufati per peperoni e cumino) e queso blanco, pollo sminuzzato, maionese e avocado.

L’avocado ci sta quindi sempre bene e, dopo quello abbiamo letto in questi giorni a proposito dei suoi super poteri, ne consumeremo sempre di più.
W le arepas e w l’avocado!

arepas_PANGEANEWSPh. credits: PangeanewsPlaybuzzPinterest

Colazioni russe a Torino. Savtrak al Sovietniko con sapori (russi) dolci e salati

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Cosa mangiano i russi a colazione?
Per scoprirlo occorre fare un viaggio in Russia oppure farsi invitare a casa da qualche Russo che qui in Italia non ha perso le abitudini colazioniste.
Oppure ancora – se siete a Torino – andare al Sovietniko e assaggiarle negli appuntamenti periodici del sabato mattina.COLAZIONI_RUSSE4COLAZIONI_RUSSE1

La titolare del Sovietniko, da 25 anni compagna di un russo, mi racconta che per il popolo russo la prima colazione è un vero e proprio pasto (come nella più nota versione anglossasone), quindi salata e/o dolce, ma in ogni caso molto sostanziosa come confermano le immancabili uova, i bliny e l’eventuale mortadella o grosso wurstel (sardel’ki).
E in generale la colazione è un prosieguo della cena (o almeno di quello che si è avanzato) e quindi pasta, carne senza andare troppo sul sottile.COLAZIONI_RUSSE2

Complice un freddo quasi russo, con anche una sparuta neve, ho deciso di iniziare la giornata da vero moscovita considerando la mia (tarda) colazione alla stregua di un pasto.
Quindi uova all’occhio bue, sardel’ki fritta, con pane nero (leggermente dolce e con cumino) e bianco, e tartine di pane nero, burro, aneto e aringa in salamoia; si accompagna con il tè direttamente dal samovar, secondo un rito che prevede di versare un po’ di te concentrato dalla teiera nella tazza  e allungarla con acqua bollente.COLAZIONI_RUSSE6

Ho proseguito con il coté dolce, ovvero blinj (anche conosciuti come blintz, blintze o blin) anche nella versione con ricotta nell’impasto (syrniki) da accompagnare a smetana (panna acida), confettura (mirtilli, mirtilli rossi, …) e latte condensato.
Leggo sul web che i bliny venivano originariamente preparate alla fine dell’inverno; infatti la forma tonda dei blinis e il loro colore giallo simboleggia il ritorno del sole.
Una bella prospettiva in questa giornata fredda e grigia.

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La mia colazione dolce prevedeva anche il kasha, ovvero una sorta di porridge di avena (preparato anche con grano saraceno) e una noce di burro che mi è stato consigliato di accompagnare con un cucchiaino di confettura; in accompagnamento succo di betulla (ottima scoperta con un gusto freschissimo e proprietà benefiche) e ancora tè bollente.

Il Sovietniko prevede altri appuntamenti di colazione russa; quindi collegatevi alla loro pagina su FaceBook e, nel frattempo, se volete replicare a casa vostra potrete acquistare tutto il necessario al punto vendita del Sovietniko, lo Skaski; difficilmente uscirete da lì solo con l’occorrente per la vostra zavtrak (colazione).COLAZIONI_RUSSE6

Un compleanno a tutto revival. Tra un’edizione speciale Ergo Sprint® e una torta Gianduja e pere

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Gli anni ’80 stanno ritornando prepotentemente e a noi, che ricordano un’infanzia più o meno spensierata, piace ricordarli a partire anche dalla colazione come già anche raccontato sulle pagine di questo blog.
Il racconto del secondo compleanno della piccola colazionista di casa parte proprio da qui, ovvero dal birthday giveaway, una riedizione speciale dell’Ergo Sprint® della Plasmon (da molti anni fuori produzione) ma che negli anni settanta e ottanta si divideva con il Nesquik® le colazioni a base di latte e cacao.
SECONDO_COMPLEANNO2Sarà che mio papà era(è) farmacista e quindi la Plasmon era di casa, noi siamo sempre stati fedeli all’Ergo Sprint con un consumo negli anni decisamente significativo: arrivavano i pacchi da 24 contenitori/birilli dagli iconici colori blu e arancio e come prima cosa si toglieva il tappo che conteneva la sorpresa.

Gli anni ’80 erano effettivamente gli anni delle sorprese (scatolette del Mulino Bianco, ovetti Kinder Ferrero, …) che davano l’avvio a vere e proprie collezioni compulsive: tra le mie preferite di sempre (dell’Ergo Sprint) le gomme profumate e i temperini.

Se anche voi siete un po’ nostalgici, vi invito a replicare la ricetta raccontando ai vostri figli che quella (con l’Ergo Sprint) era tutta un’altra colazione 😉

“Tagliare grossolanamente 150g di cioccolato fondente con un coltello per ridurlo a scaglie, mettere nel robot da cucina e aggiungere due cucchiai di fecola per polverizzare completamente il cioccolato, facendo piccole pause per evitare di surriscaldarlo. Aggiungiamo successivamente altri due cucchiai di fecola di patate, 1 cucchiaio di cacao amaro, 5 cucchiai di zucchero di canna e 2 di zucchero bianco fino ad ottenere un composto polverizzato da conservare in un baratto ermetico.  Un cucchiaio per ogni tazza di latte caldo e siamo pronti per l’inzuppo”

SECONDO_COMPLEANNO3Il secondo revival è nella torta di compleanno.
Vade retro cake design e benvenute care e vecchie torte tradizionali, solo con qualche modifica per renderle ancora più golose e più contemporanee nella decorazione.
Parliamo di cioccolato nella sua accezione più piemontese (con le nocciole = gianduja) e con un gusto più dolce e apprezzabile dai bambini: quasi una Sacher subalpina con una farcitura interna con ganache al gianduja e pere e una glassatura con gelatina di pere e cioccolato (quasi) fondente.

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ingredienti
pan di spagna al gianduja
uova 4
tuorli 3
zucchero semolato 170g
farina 00 60g
fecola di patate 40g
nocciole tritate 20g
burro 80g
cioccolato gianduja 60g
miele 1 cucchiaino
estratto di vaniglia 1 cucchiaino

farcitura
cioccolato fondente 90 g
panna liquida 0,75 dl
pere williams 1
cannella 1 pezzo di stecca
zucchero semolato 100 g
rhum bianco 1 bicchierino
confettura di pere 2 cucchiai

copertura
cioccolato fondente 80g
cioccolato gianduja 80g

preparazione
Sbattere le uova con lo zucchero in una ciotola con i tuorli e lo zucchero, mettere il recipiente sopra una casseruola con poca acqua in ebollizione e montare il composto con una frusta elettrica. Levare dal bagnomaria, unire il miele, continuare a montare (ca. 10 minuti) e lascia raffreddare.
Grattugiare il cioccolato gianduja, metterlo in un pentolino con il burro, l’estratto di vaniglia e amalgamare il tutto a bagnomaria. Incorporare la fecola e la farina al mix di uova e poi unirvi la crema di cioccolato preparata.
Mettere l’impasto in uno stampo a cerniera di 20/22 cm rivestito di carta da forno e cuocere nel forno statico già caldo a 180° per circa 35/40 minuti.

Far sciogliere lo zucchero con 150ml di acqua, aggiungere il rhum e la cannella. Pelare la pera, dividerla in quattro e farla bollire nello sciroppo per 15/20 minuti: deve essere morbida ma ancora compatta; far raffreddare nello sciroppo.
Tagliare in scaglie il cioccolato fondente e farlo fondere con la panna. Appena inizia a bollire, levare la crema dal fuoco, lasciarla raffreddare e poi aggiungere i tre quarti i pera tagliati a cubetti. In un altro recipiente, far bollire per qualche minuto la marmellata e tenerla in caldo.

Tagliare a metà in orizzontale la torta ormai fredda, bagnare l’interno con lo sciroppo delle pere, stenderci la crema preparata e ricomporre la torta. Spruzzarla con lo sciroppo e spalmare la marmellata sui bordi e sulla superficie. Far fondere a bagnomaria i cioccolati con due cucchiai d’acqua e ricoprire uniformemente la torta. Decorare con fettine di pere (dal quarto avanzato), nocciole, (eventuali) pezzi di croccante alle nocciole e giandujotti.

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SECONDO_COMPLEANNO4Se questa è la torta casalinga di Monsu Barachin per la sua cucciola, sappiate che la torta nel giorno (vero) del compleanno l’ha preparata la giovanissima e talentuosa Marika Dho.
Una bontà e una semplicità disarmanti che confermano la Trattoria Vecchio Mulino di Niella Tanaro (CN) come uno dei nostri luoghi del cuore.
Ancora più oggi con la riapertura dopo la terribile alluvione del Tanaro di fine novembre.

SECONDO_COMPLEANNO5Ph. credits Marika Dho: Alex Photography

Monsu Barachin e il Magico Potere del Riciclo. Dal panettone al breadpudding speziato con ricotta

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Penso che non ci sia nulla che dia soddisfazione come il riciclo in cucina, ovvero preparare piatti interessanti a partire da prodotti di scarto o non più così appetibili.
Come il panettone che è possibile dobbiate ancora addirittura aprire ma che, passate le feste, sembra manchi l’occasione per farlo.

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Io con il panettone (avanzato o raffermo) ci realizzo anche dei semplici breadpudding o budini di pane oppure un diplomatico, dove il pan di spagna viene sostituito dalle fette di panettone che si alternano alla pasta sfoglia e allo zabaione o crema.

Questa ricetta è qualcosa di più.
Un buonissimo comfort cake grazie alla ricotta e alle spezie: perfetto a colazione con un tè caldo ma anche come fine pasto o per una merenda golosa tagliato a cubetti.

Sbattete 2 uova con 2,5 di latte, 1/2 cucchiaino ciascuno di cannella, zenzero e noce moscata in polvere e un pizzico di sale, poi immergetevi 400 g di panettone tagliato a dadini e lasciatelo fino a che avrà assorbito tutto il liquido. Trasferite i dadini di panettone inzuppati in una teglia di 24×18 cm rivestita con carta da forno e compattateli sul fondo. Montate 2 uova con 50 g di zucchero, unite 500 g di ricotta lavorata con una spatola e versatela sulla base di pane. Cospargete con 40 g di pinoli e cuocete in forno a 180° per 40 minuti. Servite tagliate a quadretti profumando a piacere il dolce con un pizzico di cannella.