Rose (al quadrato) a colazione. La torta di rose 2.0: multicereale e con sciroppo di rose

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Tutti quelli che hanno il Bimby o hanno parenti o amici che ne possiedono uno, sanno che è un gran classico.
E uno dei motivi per cui, preparata dalla dimostratrice durante le presentazioni a casa, ti viene voglia di acquistarlo.

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Il nome tecnico è brioche chinois, con un’origine (del nome) un po’ bizzarra e leggendaria.
La patria del dolce è tedesca, tale Schneckenkuchen, che significa “torta di chiocciole”, e la storia racconta infatti che uno dei suoi primi importatori in Francia non sapeva una parola di tedesco e quando si faceva consegnare i dolci, il fornitore glieli presentava sotto il nome di Schneckenkuchen. Essendo il nome difficile da pronunciare, l’importatore rispose: “In ogni modo, per me è cinese” ossia chinois, e da qui, soprattutto nella pasticceria francese, brioche chinois con le tutte le varie farciture, tra cui le più comuni con burro montato (con lo zucchero) oppure crema pasticcera (con uvetta o gocce di cioccolato).

Quando ho trovato una simil torte di/con le rose sulla copertina de La Cucina Italiana di aprile scorso, mi è sembrata subito perfetta per le colazioni di primavera o, ancora meglio, per un brunch pic-nic da sbocconcellare spaparanzati su un prato.

Rispetto alla ricetta originale, ho però sostituito la farina di farro con una multicereale e ho spennellato la torta, prima di farla cuocere, invece che con l’uovo, con uno sciroppo di rose; io ne ho usato uno proveniente da una delle botteghe storiche di Genova (Antica Confetteria Pietro Romanengo); voi potete usare quelli in commercio, meglio se dei vari produttori del Presidio Slow food o farvelo voi.

Rispetto alle solite ‘chiocciole’ o spirali della tradizionale torta di rose, qui i fiori sono modellati uno per uno, ricreando l’idea del bocciolo di rosa; vi consiglio quindi di seguire nel dettaglio la spiegazione di esecuzione della ricetta; perché è un dato di fatto: se è bella, la si mangia ancora più volentieri.

ingredienti
farina multicereale (o farina 0) 300 g
burro morbido 150 g
zucchero semolato 80 g
granella di zucchero 40 g
lievito di birra fresco 10 g
uova 3
un baccello di vaniglia 1
sciroppo di rose un bicchierino
sale un pizzico

preparazione
Mescolare in una grande ciotola, o nell’impastatrice, la farina, lo zucchero e il pizzico di sale; poi unirvi il lievito di birra sbriciolato, i semi raschiati dal baccello di vaniglia, 3 uova e il burro, un poco alla volta, proseguendo a lavorare per 10-15’fino ad avere un impasto dalla consistenza molto morbida e un po’ appiccicosa. Trasferire l’impasto in una ciotola infarinata, sigillare con la pellicola e fate lievitare per 1 ora a temperatura ambiente, poi per altre 4 ore (o tutta la notte) in frigorifero.

Imburrare l’anello (ø 18 cm) della teglia apribile e appoggiarlo al fondo foderato di carta da forno. Stendere l’impasto lievitato su un piano ben infarinato fino allo spessore di 3 mm. Cominciare a ritagliare dall’impasto 3 dischi (ø 8 cm); disporre i 3 dischi in fila, leggermente sovrapposti, poi ripiegate il primo disco, quello sotto di tutti, sul secondo disco, e il terzo sul primo, a mo’ di portafoglio, ricreando il bocciolo con i petali arrotolati uno dentro l’altro; tagliare la sorta di sigaro cilindrico a metà orizzontalmente e sistemare i due pezzi lungo il bordo interno dell’anello, appoggiandoli sul lato tagliato, ottenendo due “fiori”.

Ripetere le stesse operazioni fino a esaurire l’impasto, lavorando anche i ritagli; disporre via via i “fiori”, ben affiancati, prima lungo il bordo e poi verso il centro, fino a riempire l’anello. Sigillare con la pellicola, fate lievitare fuori del frigorifero per 1 ora, poi spennellate con lo sciroppo di rose. Sfilare l’anello, lasciar riposare per 20’, in modo che i fiori si aprano leggermente, infine cospargere con la granella di zucchero e infornate a 200 °C per 25-27’. Fare raffreddare la torta brioche, per poi gustarla separandola in “rosette”.TORTA_DELLE_ROSE_3Si conserva morbida per qualche giorno, ma se dovesse seccarsi un po’, allora il consiglio è di tostarla e consumarla con un velo di confettura di petali di rosa.

Panna, fragole e cioccolato. Ovvero una strawberry stracciatella cheesecake (senza cottura)

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Con questa ricetta ho dovuto ritrattare due personali disaffezioni in ambito culinario, ovvero lo scarso amore per il gusto stracciatella, che mai penso di aver scelto in gelateria, e il fatto che non amo particolarmente le cheesecake a crudo.

CHEESECAKE_FRAGOLE1In dettaglio il percorso che mi ha portato invece ad amare particolarmente questa ricetta e che sperimenterò presto con altre frutte (ciliegie, albicocche, pesche), dal momento che permette di mantenere inalterato il gusto della frutta e ben si accostaa alla farcia di mascarpone e formaggio fresco.

La base è quella solita di biscotti secchi (meglio sempre tipo Digestive®) e burro sciolto mentre la parte cremosa è a base di ricotta, mascarpone e cream-cheese (il solito Philadelphia®) a cui ho aggiunto delle gocce di cioccolato, con una resa finale che mi ricorda molto la farcitura dei cannoli siciliani alla ricotta, e forse anche la crostata di ricotta di matrice romana.

CHEESECAKE_FRAGOLE2defNon so se la prossima volta in gelateria prenderò i gusti stracciatella e fragola, ma sicuramente panna, fragole e cioccolato restano una triade perfetta.

ingredienti
per la base:
biscotti secchi tipo Digestive® 150 g
burro sciolto 75 g di

per la crema:
mascarpone 250 g
formaggio spalmabile (o cream-cheese tipo Philadelphia®) 200 g
ricotta vaccina 250 g
gelatina in fogli 10 g
zucchero a velo vanigliato 150 g
gocce di cioccolato fondente (o cioccolato a scaglie) 50 g

fragole 1/2 kg
zucchero 2 cucchiai
limone succo di 1

per la glassa alle fragole
bagna delle fragole 200 g
acqua 200 g (il totale dei liquidi deve essere 400 ml)
maizena 30 g
zucchero 80 g

preparazione
Lavare le fragole e tagliarle a pezzetti in una ciotola. Spremere un limone e versare il succo, aggiungere lo zucchero, mescolare per bene e lasciamo macerare in frigo per un’ora.

Nel frattempo preparare la base per la cheesecake alle fragole, spezzettando i biscotti in un frullatore fino a ridurli in briciole.
Versarli in una ciotola, aggiungere il burro fuso mescolando con un cucchiaio fino a farlo amalgamare completamente.
Versiamo l’impasto di burro e biscotti in una teglia cerniera con il fondo rivestito da carta forno, compattare bene la base con un cucchiaio e metterla in frigo per 15 minuti.

Mettere a bagno i fogli di gelatina in acqua fredda.

Versare in una ciotola capiente il mascarpone, unire la ricotta e il formaggio spalmabile e amalgamare bene (meglio con lo sbattitore elettrico o planetaria) incorporando poco per volta lo zucchero a velo.
Strizzare la gelatina, metterla in un pentolino con qualche cucchiaino di acqua, scaldare sul fuoco per farla sciogliere completamente e aggiungerla alla crema, frullando ancora per amalgamare.

Riprendere la tortiera dal frigo, versare la crema sulla base, livellare bene con una spatola o un cucchiaio e mettere in frigorifero per 3 ore (o in freezer per 1 ora).

Riprendere le fragole macerate con il limone e zucchero, colare il succo che si è formato nel frattempo e aggiungere l’acqua (fino ad arrivare a 400 ml), versare tutto in un pentolino e aggiungere lo zucchero e la maizena, mescolando bene con una frusta.

Portare sul fuoco e far addensare sempre mescolando per qualche minuto, spegnere il fuoco e unire alla gelatine di fragole le fragole in pezzi mescolando il tutto.
Riprendere la torta dal frigo e versarci sopra la glassa con le fragole, livellare bene la superficie e mettere tutto in frigo per 30 minuti.
Tagliare con un coltello ampio a lama liscia.
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Le idee di StayDo. Uno spring brunch con erbe e fiori di Langa

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Una domenica libera e poche idee in testa?
La voglia di regalare (e regalarsi) un’esperienza diversa dalle solite?

Vi viene in aiuto StayDo, un portale di idee, iniziative ed eventi che permette a semplici interessati, turisti e viaggiatori di conoscere attività che a loro volta albergatori, ristoratori ed esperti sul territorio piemontese mettono a disposizione.STAYDO1Monsu Barachin che è prima di tutto curioso ha deciso di esplorare l’ancora (per fortuna) scarsamente conosciuta e poco glam’ Alta Langa con un brunch, quasi pranzo della domenica all’insegna delle erbe spontanee.

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L’Alta Langa colpisce infatti per i suoi verdi accesi che in questa stagione sa dare il meglio di sé con le erbe spontanee che Maria Pia Lottini del Bio Agriturismo Tenuta Antica con il supporto dell’esperta di erbe spontanee (nonché omeopata e consulente in tecniche olistiche) Anna Fila Robattino raccoglie e trasforma in saporiti e coloratissimi piatti.

L’ambiente è quello rustico di una vecchia cascina che negli anni Maria Pia e il marito hanno trasformato in azienda agricola biologica certificata che produce oltre a vini (Barbera d’Asti Docg, Dolcetto d’Asti Doc e Pinot Nero), anche succo d’uva, nocciola Tonda Gentile delle Langhe e confetture: elementi questi, insieme al fatto che il pane lo fanno loro con farine macinate a pietra, che vi fanno ben presagire che tipo di colazioni si consumano qui!

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Un menù vegetariano (ma che su richiesta può essere anche vegano o con aggiustamenti per altre eventuali intolleranze o allergie) leggero ma ricco e consistente che stupisce per l’uso creativo e saporito delle erbe; Maria Pia e Anna passano tra i tavoli e raccontano: curiosità, consigli, potenzialità per il benessere individuale.

Dopo il pasto e un profumatissimo infuso di aghi d’abete, timo serpillo e rovo Anna e Maria Pia vi porteranno in un giro conoscitivo dove, come bambini naif, vi stupirete della ricchezza verde che ci circonda.

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A voi appassionati della colazione e dello stare (gastronomicamente) bene Staydo riserva altre belle inziative.
Non vi resta che dare un occhiata qui.

Vanchiglia e Crocetta. Due quartieri torinesi per due differenti brunch

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Due brunch differenti, due quartieri torinesi a confronto.
Da una parte Vanchiglia: il quartiere della seconda movida torinese (dopo San Salvario) ma anche ricco di gallerie d’arte, studi grafici, centri culturali, dall’altra il quartiere bon-chic bon-genre della Crocetta, al confine con il centro cittadino.

BRUNCH_QUI_SLURP_1Da Qui in Vanchiglia ci è piaciuta soprattutto la location: un piccolo spazio dallo stile vintage e retrò che con la sua carta da parati anni ’70 ci fa respirare un atmosfera d’altrove tra Williamsburg e Berlino; un menù tuttavia un po’ monotematico, per lo più toast e croque monsieur (in ogni caso ottimi) in menù che comprendono anche il centrifugato del giorno (o altra bevanda), un dolce e una bevanda calda di caffetteria.
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Un prezzo che varia dal menù più semplice con toast o croque monsieur a 10€ al più impegnativa La Bestia (16€) dove insieme al salmone affumicato, la crème fraiche e l’uovo in camicia, non può mancare uno degli ingredienti più (ab)usati da Qui in Vanchiglia: l’avocado.
BRUNCH_QUI_SLURP_4Dolci semplici ma confortevoli come del resto centrifugati e i caffè: sia espresso che l’americano ben eseguiti.
BRUNCH_QUI_SLURP_3Spostandoci da SLURP in Crocetta cambia subito lo sfondo, a metà tra galleria d’arte e locale underground.
Si mangia circondati da pareti di cemento grezzo e specchi e apparecchi luminosi quasi opere d’arte e adesso, che il clima dovrebbe permetterlo, anche un dehors, su un prato di erba sintetica, con molto colore e molti materiali diversi.

BRUNCH_QUI_SLURP_6Il quartiere è più residenziale e borghese ed quindi è facile trovare famiglie che si trovano qui per il brunch – del sabato e soprattutto della domenica – per lo più di tradizione anglosassone: pancakes, uova strapazzate, bacon, club sandwich o al salmone.
I piatti possono essere ordinati come singoli oppure nel completo Lumberjack – King of Brunch (18,50) che comprende un coté salato (quiche, salsiccia con bacon, uova strapazzate e mini croissant al salmone) e uno dolce, con cinque degustazioni dal banco dei dolci, tra cui sempre pancakes, muffin e yogurt con granola.

BRUNCH_QUI_SLURP_5IlColazionista che non si fa mancare nulla ha provato proprio il Re (del Brunch) e a conti fatti l’ha convinto più il coté dolce da quello salato; in particolare abbiamo apprezzato la frolla con lemoncurd e la cheesecake in versione monoporzione tipo panna cotta (quindi senza base di biscotti) ai frutti di bosco.
Bevande (calde e fredde) a parte e quindi con un prezzo totale che tende a superare i 20 euro.
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Il Salame Vichingo (da Il Manuale di Nonna Papera) e la Colazione dei Papà

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Dopo una veloce preview l’anno scorso, ritorna in modo stabile e periodico la rubrica “la colazione dei papà”, dove Monsu Barachin ispirandosi allo storico e fascinosamente vintage Manuale di Nonna Papera cucina per (e con) la sua Celeste torte e biscotti per la colazione.

Ogni volta Monsu Barachin, senza snaturare la ricetta, vi darà qualche consiglio per migliorarne l’aspetto rendendolo forse un po’ più baby friendly e sostituendo eventualmente qualche ingrediente, che nel frattempo (dalla sua pubblicazione quarant’anni fa) è diventato desueto o introvabile: vedi il curaçao del salame vichingo (sotto) 😉

SALAME_VICHINGO_3Partiamo da un classico: il Salame Vichingo, ovvero il salame di cioccolato che piace indistintamente a grandi e piccoli.
Particolarmente adatto da fare con i più piccoli che si divertiranno a spezzare i biscotti, sporcarsi con l’impasto cioccolatoso e, non dovendo usare il forno, eviteranno di bruciarsi.

Che cosa occorre:
due tuorli; due cucchiai di zucchero; gr 150 burro; due cucchiai di cacao amaro; un bicchierino di curacao amaretto di Saronno; gr 200 biscotti secchi; 170 g di biscotti secchi e 30 di nocciole; zucchero a velo per rifinire

Come si procede:
sbattete insieme i tuorli e lo zucchero finché la crema si gonfia. Fate sciogliere il burro a bagnomaria, e unitelo ai tuorli con lo zucchero, il cacao e il curacao, mescolando alla perfezione. Mettete i biscotti in un sacchetto di plastico e rompeteli (con le mani o con un mattarello di legno) a pezzetti piccoli, che unirete alla crema. Mescolata finale. Versate il tutto in una carta oleata (tipo forno), dando al dolce la forma di un salame, e chiudete le estremità con uno spago. Mettete il “salame” in frigorifero e toglietelo solo quando si sarà indurito: allora togliete la carta e… affettate!

Monsu Barachin consiglia prima di tagliarlo, di ‘impanarlo’ nello zucchero a velo e di legarlo con dello spago da cucina per renderlo ancora più simile ad un salame vero!

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Sapete perché salame vichingo?
Perché le navi con cui gli irrequieti ‘Guerrieri del nord’ solcavano i mari, oltre a avere una sola vela di colore rosso, avevano degli scudi gialli e neri alternati che brillavano sulle fiancate esterne dello scafo.
Sono proprio questi scudi di due colori ad aver ispirato a Nonna Amelia questo salame.

Preview illustration: courtsey Snezhana Soosh

Colazionando verso sud/1. Cannoli, iris e arancini a Torino.

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Se anche voi come Monsu Barachin soffrite di una nostalgia canaglia per colazioni barocche a latitudini meridionali, tra Campania e Sicilia, questo e il prossimo post sono per voi: Torinesi o viaggiatori in città a cui una colazione con cannolo o iris può dare una svolta diversa alla giornata.

Partiamo dalla Sicilia di cui ancora ricordiamo con una lacrima le solari e barocche colazioni provate in loco tempo fa e raccontate sul blog.
Abbiamo individuato quattro locali in città che vi proponiamo esprimendovi le nostre riflessioni del caso.

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Da Immordino nella pasticceria di Via Boston (zona Stadio Comunale) la pasticceria è solo da asporto e non c’è servizio di caffetteria; qui il pezzo forte è il cannolo con una cialda un po’ irregolare, più simile a quelle delle chiacchiere e quindi non aromatizzato con cacao e/o cannella, è riempito al momento di una crema in cui si percepisce il salino della ricotta di pecora e rifinito con la scorza candita.
A nostro parere ottimo il ripieno, un po’ meno la cialda.

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Ci spostiamo in zona Cenisia e mercato di Corso Racconigi: da Pistacchio troviamo tutto il repertorio della pasticceria siciliana, dalle cassatine ai cannoli (grandi e piccoli), dalle iris alle brioches al pistacchio o crema.
Opulenza delle colazioni siciliane che è possibile consumare in tutta calma con un caffè espresso, un cappuccino oppure, più tardi nella mattinata, con un arancino (vari ripieni).
Menù dedicati alla prima colazione per gusti dolci e salati comprensivi di bevande calde o fredde.
Per noi (quasi) come essere in Sicilia.

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Se volete una colazione sicula ruspante come alla Vucciria o Al Capo palermitani allora dovete andare in Zona Vanchiglia alla Pasticceria Primavera (via Sant’Ottavio): un interno autenticamente retrò dove oltre a cannoli, cassatine, potete assaggiare microporzioni di Setteveli (anche al pistacchio), la genovese alla zuccata, rollò e per il salato non mancano arancini e sfincione.
Amanti del vintage gastronomico questo è il posto per voi.

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Concludiamo con Sicily, il più glamour in tema Trinacria in città: aperto in Via Cibrario, adesso ne conta un secondo nella centralissima via Gramsci, 3.
Acciai e superficie specchiate con, anche qui, tutto il pensabile della pasticceria e gastronomia siciliana: dagli iris agli sfincioni, dalle ravazzate alle pane e panelle.
E poi, per il pranzo, teglie di sarde a beccafico e pasta alla norma, ma anche distese barocche di cannoli, cassate, torte settedelizie (tradizionale al cioccolato e al pistacchio) anche a tranci, buccellato e buccellatini, sfoglie con crema e frutta fresca, bignè con panna e fragoline di bosco.
Per noi la Sicilia è anche questo: riti come quello della colazione, ma anche del pranzo e dell’aperitivo, da vivere in un ambiente contemporaneo de-luxe.

Ci hanno parlato anche della Pasticceria Siciliana (via Spaventa), Bella Sicilia (corso Dante), Pasticceria rosticceria Siciliana – Palermitana (Via Cecchi), Pasticceria MICCI (corso Vercelli): le conoscete? Ce ne consigliate altre? Dove si mangia secondo voi il miglior cannolo in città?
Il colazionista è pronto a una seconda puntata delle migliori colazioni siciliani in città.

Pastiera al cioccolato. Anche per blasfemiche preparazioni postpasquali.

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Cosa succede quando una pastiera incontra il cioccolato?
Elementare: si ottiene una pastiera al cioccolato.

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Diciamo la verità, siamo stati ispirati dal Maestro della pasticceria italiana Iginio Massari; la variazione è comunque davvero semplice e, considerando che quando si preparano la/e pastiera/e, la farcia è sempre abbondante, perché allora non declinarne almeno una parte al cioccolato.

Partendo quindi dalla ricetta riportata sul blog tempo fa’, si tratta semplicemente di aggiungere a 1/3 della farcia 50 g di cioccolato fondente fuso e 1 cucchiaio di cacao amaro; sicuramente una resa meno dolce (che in molti apprezzeranno) e alcuni sapori, come quello delle arance e della cannella, che risultano esaltati.

PASTIERA_CIOCCOLATO_3Nello stesso modo potete decidere di preparare una versione lievitata della pastiera come abbiamo proposto l’anno scorso, anche qui sostituendo 50 g di farina normale con 50 g di cacao amaro.
Oltre alle uova di pasqua da sempre al cioccolato, quest’anno anche una pastiera al cioccolato.

Se poi le uova al cioccolato avanzate sono tante, si può decidere di preparare una versione (come riciclata) al cioccolato – in modo quasi blasfemo – dopo la Pasqua.

Pasta, gelati & co. Hungry for Food e un Fuorisalone® sempre più (food)design

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Il colazionista anche quest’anno ritorna a Milano per un Fuorisalone® che si rivela sempre più food(design) oriented.
Abbiamo visitato e selezionato per voi le iniziative più interessanti declinandole nelle categorie di cibo più rassicuranti e base della cucina italiana.
E quindi eccovi serviti dalla (tarda) colazione a sera.

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Pasta e basta
Partiamo dal quartiere 5 VIE Art + Design dove nel suggestivo spazio gastronomico di Pasta d’Autore, con mattoni e fornelli a vista, Chef Rubio in collaborazione con il designer Filippo Protasoni, insegna a chiunque, anche i dummies della cucina, in laboratori di 15 minuti (prenotabili in loco) a preparare tortelli (non pensavamo di riuscire a farli così belli) e impacchettarli nel geniale e bello packaging Origami per portarli a casa e cucinarli.

Sempre in tema pasta, all’interno del cortile di Opificio 31 (via Tortona, 31) sarà presente anche Paola Navone con Pasta&Pasta, collezione di oggetti per preparare un piatto di pasta.


Gelatomania
Il gelato protagonista anche al Fuori Salone. Noi abbiamo assaggiato da Gusto 17, agrigelateria in zona Tortona, un buono ed autenticamente artigianale e naturale, gelato al fondente (senza latte) e thè verde alla menta, ispirato al Pratone (produzione Gufram) di Derossi, Ceretti e Rosso; oltre a questo: fragola e fior di latte ispirato a un’altra icona del design italiano, Poltrona-Up di Gaetano Pesce.
Sempre in tema gelato, all’Isola Design District, la novità del Fuorisalone di quest’anno, nel Milan Design Market (Via Pastrengo 14), un luogo di incontro per design con 30-35 brand e creazioni di ogni genere, il futuristico Stecco-Stone, i gelati a forma di pietra di Glacé il marchio  di Ilaria Forlani.

Infine se non ancora non conoscete i gelati della pasticceria Pavé, una delle migliori in città per il perfetto connubio di tradizione e innovazione, potrebbe essere l’occasione per assaggiare i suoi gusti creativi: compie giusto in questi giorni il suo primo compleanno e a voi la scelta tra Limone, zenzero e curcuma, Mascarpone&Chinotto, Caffè&Cardamomo, Pane, burro, 160 e Colomba.

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Buono come il pane
In quella che, non a caso, in origine era la Casa del Pane, ovvero il Casello Ovest di Porta Venezia (piazza Oberdan): The Essential Taste of Design con tanti progetti da Breaking bread alla collezione di posate del belga Alain Wathieu, e alla mostra Panino, tra natura e artificio di Fondazione Accademia del Panino Italiano.
Tra i protagonisti dell’iniziativa Davide Longoni che presenta La Tasca, un pane fatto con un blend di farine biologiche e una creazione sul tema pane e cioccolato.

In alternativa al solito panino al volo, il nuovo bistrot Giovanni Cova & C. (via Cusani, 10) fornisce ogni giorno (12,00 – 15,00) un menu diverso per il Pic Lunch in a Box. Diversamente uno dei tanti foodtruck di qualità, tra cucina italiana e fusion, in zona Sant’Ambrogio (via San Vittore e parco Sempione) oppure Ventura Lambrate (Giardino Ventura con la Street Food Experience).


Passione cioccolato
Un ampio focus
sul cioccolato al Fuorisalone: presso lo Spazio Zegna in zona Tortona (via Savona) all’interno dell’evento Altagamma Italian Contemporary Excellence, esposizione delle foto che raccontano la produzione e la lavorazione del cacao più fine e raro, il Criollo e degustazione, presso la galleria miFAC (Palazzo Siam di via Santa Marta 18), nel distretto 5 VIE Art + Design, delle singole Origini Domori, provenienti da Perù, Madagascar, Colombia, Tanzania e Venezuela.

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Pianeta pizza (gourmet)
Milano sempre più capitale della pizza gourmet. Una nuova apertura in città sul fronte pizza gourmet. Capperi… che pizza! (Santa Maria del Suffragio, 3) ideata dalla famiglia Acciaio, produttori dei prodotti L’Orto di Lucullo e I Sapori di Corbara, ingredienti selezionati, tra tipicità dop, igp e Slow Food. Sempre in zona Porta Romana, noi abbiamo provato anche l’ottima Briscola – Pizza Society, che propone due (mini) pizze gemelle per assaggiare più gusti in una volta sola.


Hungry for Food
Gli acronimi piacciono sempre e allora ecco coniato fresco fresco MuVaC (distretto compreso tra tre vie: MUratori, VAsari, Corio) declinato al tema cibo: Hungry for Design, per rivendicare il ruolo di distretto del food milanese.
Hungry for Design unisce cibo e design ed espone nella LaDodo Gallery (via Muratori, 11) oggetti che ripensano la relazione tra alimenti, forma e funzione. Oltre l’offerta gastronomica del quartiere (Cavallante, Dongiò, Itashi, La Cozzeria, Mam Milano Amore Mio, Pasta Madre, Abbotega, Giulio Pane o Ojo, Trippa), in via Muratori si possono degustare i prodotti di 4 food truck.

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Torta al (chai)latte caldo

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Una delle passioni de ilColazionista, inteso come l’insieme dei redattori, è il chai latte.

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Per i pochi che ancora non lo conoscono, si tratta di una bevanda molto comune in India e nel sud-est asiatico che si prepara facendo bollire le foglie di tè con le spezie nel latte o anche lasciandole solo in infusione, quindi non (un goccio di) latte nel tè, ma il tè nel latte.

In realtà in India non si beve il tè con il latte… in India si beve il latte con il tè!
Secondo infatti l’ayurveda il latte non è solo una bevanda, bensì un alimento a sé, completo e molto nutriente e quindi ’abbinamento del latte con le spezie non può che essere armonioso.
“Il latte attenua il sapore piccante delle spezie che, a loro volta, gli conferiscono una consistenza particolare. Il risultato è l’originale sapore speziato, caldo e pieno del chai, che riscalda e ispira fino alla punta dei piedi.”

Facendo ricerche sull’origine del chai latte, abbiamo scoperto che la tradizione inglese del tè delle cinque, servito sempre con un po’ di latte, viene dall’India, da dove fu importata al tempo delle colonie e rivisitata in chiave tipicamente inglese a partire dal chai.

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La torta che vi presentiamo è l’unione tra questa nostra passione calda e speziata e una delle torte più fotografate e lette sui blog e social, ovvero la torta al latte caldo.
Si applica semplicemente un dato di fatto nella preparazione delle torte tipo margherita o pan di spagna: aggiungere all’impasto il latte portato quasi a bollitura insieme al burro rende la torta molto più soffice.

Tre gradi di difficolta nella preparazione del chai latte di partenza: potete partire da un tè nero in foglie con le spezie da inserire nel latte (con il burro) e portare quasi a bollitura (1), diversamente potete prendere una bustina di chai tè (con le spezie dentro) disponibili in commercio e mettere in infusione per qualche minuto nel latte caldo (2), i più pigri possono prendere addirittura le bustine di chai latte in polvere da sciogliere in acqua calda (3).

ingredienti
uova 3
farina 00 170 g
zucchero semolato 160 g
latte intero 130 ml (oppure acqua in caso si utilizzi quello in polvere)
burro 60 g
lievito chimico 6 g
tè nero (preferibilmente varietà Assam) 1 cucchiaino
mix di spezie (2 grani di Pepe nero interi, 3 semi di Cardamomo, leggermente schiacciati con il lato della lama di un coltello, 3 Chiodi di Garofano, 1 stecca di Cannella  e 1 cm di Zenzero fresco, sbucciato e finemente affettato)

preparazione
Montare molto bene le uova a t° ambiente con lo zucchero, fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso.
Nel frattempo fare scaldare il latte (con le spezie e il tè nero) con il burro, facendo attenzione a non farlo arrivare a bollore.
Aggiungere al composto di uova e zucchero la farina e il lievito.
Filtrare il latte e, con molta cautela, versare il latte caldo poco alla volta nel composto fino ad amalgamarlo bene.

Imburrare e infarinare una tortiera di 18/20 cm di diametro e versarci dentro l’impasto.
Cuocere in forno statico a 180° per 30 minuti, verificandone la cottura con lo stecchino.
Sfornare la torta, lasciarla intiepidire e, fredda, cospargere con zucchero a velo.

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Colazione nelle Filippine. Cibo dell’incontro e della felicità

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Cosa mangiano i filippini a colazione?
Monsu Barachin l’ha scoperto grazie a Rosalie Bajade dell’Associazione Culturale Filippina del Piemonte (ACFIL) nell’ennesima puntata de I segreti del Mestolo: una certezza per scoprire cucine in giro per il mondo.
E’ la volta delle Filippine, un popolo per cui il cibo e la sua condivisione sono così importanti da usare la frase “Hai mangiato?” (Kumain ka na?) per salutarsi.

COLAZIONE_FILIPPINE_1Dominazioni malesi, cinesi, spagnole e americane hanno influenzato la cucina di questo popolo, mescolando ingredienti e metodi di cottura.
I filippini mangiano almeno 5 volte al giorno (colazione, merenda della mattina, pranzo, merenda del pomeriggio e cena), e possibilmente insieme; se qualcuno arriva in visita si unisce ai commensali. In ogni momento della giornata è possibile che una visita interrompa un pasto ed è per questo che è molto comune che vi si inviti a farne parte.

La classica colazione è fatta di riso bianco accompagnato da pesce fritto oppure carne stufata (per lo più maiale e pollo), uova, qualche verdura di contorno e caffè nero: la colazione filippina è sempre piena di energia e carboidrati, per dare energia per la giornata, concludendosi spesso con un frutto fresco.

baboyLa “merienda”, ovvero la merenda filippina, è un pasto altrettanto importante, in quanto la distanza fra colazione, pranzo e cena è considerato troppo lungo dai locali: tortine di riso, torte di cocco, dolci al mango, gelatine alla frutta ma altrettanto frequente è mangiare noodles saltati in padella, banane fritte, involtini tipo-primavera (lumpia gulay) o macedonie “rinforzate” con latte condensato o crema.

Condividiamo quindi con voi due o tre dritte su come preparare gli adobo baboy, ovvero le costine di maiale in salsa di soia, da accompagnare a riso bianco bollito (e mangiare non necessariamente a colazione) e gli involtini veg (lumpia gulay)

COLAZIONE_FILIPPINE_2Per gli adobo baboy, “prendere le costine di maiale già divise (400g) farle rosolare in olio di semi, con due foglie di alloro, 6 spicchi d’aglio (schiacciati e tritati a pezzi grossi), una cipolla a pezzi grossi (facoltativi) e poi aggiungere ½ bicchiere di salsa di soia e portare a cottura (45 minuti), aggiungendo acqua se si consumasse e, aggiungendo verso metà cottura, eventualmente due cucchiai di zucchero di canna muscovado che da un buon sapore caramellato”. In accompagnamento del riso basmati bollito, che si prepara “lavando più volte il riso crudo fin quando l’acqua sia bella limpida e poi fallo bollire nella quantità doppia di acqua (Rosalie usava le dita per regolarsi) e far cuocere per 12/14 minuti coperto”.
N.B. In caso voleste qualche indicazione in più sulla cottura, vi consigliamo questa spiegazione dettagliata.

COLAZIONE_FILIPPINE_3Per i lumpia gulay, “partire dal ripieno tagliando a listarelle sottili carote, cipolle e cavolo bianco e farlo rosolare con 2 o 3 spicchi d’aglio e cuocere per 15/20 minuti: le verdure devono perdere la loro acqua ma rimanere croccanti e farle raffreddare. Prendere i fogli di pasta ad hoc (si trova negli asia market e nei negozi di cibo etnico: simile alla pasta fillo, ma più elastico). Mettere una manciata di ripieno nell’angolo inferiore del quadrato di pasta, coprire con il lembo angolo facendo aderire bene e poi piegare i lembi laterali verso il centro e avvolgere stretto intorno al ripieno, bagnando poi il quarto lembo con un d’acqua per farlo aderire bene e sigillarlo. Far friggere in olio (di semi) bollente per qualche minuto”.

Per ulteriori info: www.tropicalexperiencephilippines.com