Mirtilli selvatici, ricotta e pane alla canapa. Dagli Appennini alle Alpi passando per Carmagnola.

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Questo post parte da distante. In tutti sensi.
Da una parte leggo in uno dei miei blog preferiti, ovvero Jul’s kitchen di una gita nell’Appennino Toscano (Abetone) che aveva dato come frutti dei mirtilli (di montagna) poi trasformati in confettura (con l’alloro che gli conferiva il sapore di bosco), utilizzata tra l’altro per una crostata rustica alla ricotta, che io adoro da sempre.

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Dall’altra i miei suoceri, come ogni fine estate, si arrampicano in alta Val Varaita (più precisamente il vallone di Bellino) per raccogliere piccolissimi mirtilli selvatici; oltre a consumarne un po’ freschi (e con lo yogurt e nei pancakes), ho deciso di trasformarli in una confettura chiaramente ispirata a quella di Jul’s kitchen.

La mia confettura, oltre all’alloro, aveva anche delle prugne Santa Clara (sempre dall’orto dei miei suoceri), che davano un po’ più di succo rispetto ai mirtilli tendenzialmente più asciutti, e un bicchierino di grappa ai mirtilli fatta in casa (con i mirtilli raccolti l’anno scorso).

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ingredienti
mirtilli selvatici freschi 1 kg
prugne Santa Clara biologiche 500 g
zucchero  semolato 700 g
grappa di mirtilli (o semplice grappa) 1 bicchierino

preparazione
Lavare i mirtilli, scolali e metterli in una pentola capiente con le prugne ben mature tagliate a pezzi piccoli. Cuocere mirtilli e prugne su fuoco basso per circa 20/25 minuti, finché non cominciano a sobbollire.
Aggiungere lo zucchero, la grappa e riportare bollore la confettura che dovrà cuocere per circa 35/40 minuti.
Controllare la consistenza della confettura, facendo cadere una goccia su un piattino lasciato per un po’ nel congelatore: se inclinando il piattino la confettura non scivola via, è pronta.
Versare la confettura bollente nei barattoli sterilizzati, chiuderli bene e rovesciarli per almeno 15 minuti. Conservare in luogo buio e asciutto.

MIRTILLI_RICOTTA_3L’idea di quella crostata rustica in cui i mirtilli incontravano la ricotta non mi abbandonava e ho deciso allora di ripetere una colazione assaggiata quest’estate a Ischia: una fetta di pane criscito spalmato con ricotta (dolcificata con un cucchiaino di miele) e un velo di confettura di mirtilli.
Volevo un pane rustico e ho scelto un pane molto carmagnolese, a lievitazione naturale, con semi di canapa.

Grazie Jul’s kitchen per l’idea della confettura, grazie mamma Elisa di Ischia per l’abbinamento ricotta e marmellata: non vedo l’ora di replicare, accostando la ricotta con quella di mele cotogne o di arance.

Bose e Vitorchiano: divine conserve per le nostre colazioni.

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Per IlColazionista le marmellate sono una vera ossessione: quelle fatte da noi e quelle che acquistiamo, per lo più artigianali e che ci conquistano per le materie prime utilizzate, per gli accostamenti (anche originali), per i procedimenti di esecuzione.

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Nel mondo delle confetture artigianali occupano un posto particolare, quelle prodotte all’interno di monasteri e comunità religiose dove le materie prime sono più che a km 0 e anche l’attenzione nell’esecuzione è molto alta.

Due sono quelle che ci piacciono di più: la prima, Bose, che conosciamo da sempre e i cui accostamenti hanno spesso ispirato anche le nostre confetture e i nostri dolci, la seconda, le suore Trappiste di Vitorchiano, una conoscenza consolidata, ma che abbiamo assaggiato sul campo solo qualche settimana fa.

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Entrambi i monasteri non utilizzano né pectina né alcun altro additivo o conservante, ma semplicemente frutta coltivata dalla comunità (salvo gli agrumi che i monaci di Bose fanno arrivare da coltivazioni integrate del sud Italia) e raccolta a pronta maturazione, permettendo di utilizzare poco zucchero.

Di Bose noi adoriamo la confetture di pere al cardamomo, Mielarancia (arance con miele), Agralzù® (arance, zucca, albicocche essiccate e vino moscato) e arance al coriandolo.

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Le trappiste di Vitorchiano producono tantissime conserve di frutta (suddivise tra: confetture, confetture extra, marmellate, creme e composte) e non siamo ovviamente riusciti ad assaggiarle tutte, ma quelle che ci hanno convinto di più per sapore e originalità sono sicuramente mela e arance/limoni, prugne selvatiche, pomodori verdi, mele cotogne, pompelmi e uva spina.

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Ci hanno parlato anche molto bene delle marmellate dei Carmelitani scalzi di Loano (SV) e dei monaci del Monastero di Germagno (BV)?
Li conoscete?

Anche a voi piace fare scorta nelle foresterie di confetture o altre conserve di fattura monastica?

Ph.® credits: Comunità di BoseTrappiste di Vitorchiano

Torta di gelato per festeggiare il terzo compleanno de IlColazionista

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Quando ero piccolo, festeggiando il compleanno l’11 luglio, la torta di compleanno era rigorosamente una torta gelato presa in gelateria o più spesso al bar: Sanson, Sammontana e Algida.
Torta che immancabilmente veniva divisa con mio fratello, di tre anni più grandi, che il compleanno lo festeggiava il 12 (luglio).

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Ci è venuta quest’idea un po’ creativa di festeggiare il compleanno de IlColazionista (3 anni oggi) con una torta, non gelato – che ci starebbe pure in questa fine estate – ma una torta di gelato.
Ovvero una torta preparata a partire semplicemente da gelato (una vaschetta) e farina lievitante.

L’idea mi è venuta leggendo il blog Chiarapassion, zeppo di ricette furbe e veloci.
Quindi con mezza vaschetta di un gelato homemade molto vintage al gusto Malaga – base crema con uvetta macerata nel rhum – ho preparato una torta morbidissima, non eccessivamente dolce (se vi piacciono le torte più dolci, aggiungete due cucchiai di zucchero all’impasto), perfetta per la prima colazione.

Noi l’abbiamo tagliata a cubetti, come fossero cubetti di ghiaccio, voi potete utilizzare delle teglie con fondi particolari (come consiglia Chiarapassion) dandogli una forma icecream oriented oppure realizzare delle monoporzioni (tipo muffin o semisfere) da servire nelle coppette.
Avendo la torta un sapore neutro e poco dolce, è ottima anche per essere farcita con confettura (e panna montata), crema pasticceria (normale o al cioccolato), ganache al cioccolato.

Sbizzarritevi con i vostri gusti preferiti di gelato: la vostra colazione saprà sempre di estate.

Ingredienti
gelato (meglio a base cremosa) 500 g
farina 00 lievitante (oppure farina normale + 2 cucchiaini di lievito per dolci) 180 g

Preparazione
Far ammorbidire il gelato a temperatura ambiente ma non farlo sciogliere completamente.
Unire farina e lievito e mescolare con una spatola. Versare l’impasto nello stampo foderato con carta forno. Livellarlo bene e cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per circa 40/50 minuti, verificandone la cottura con la consueta prova dello stecchino.

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Colazioni nel cuore vittoriano di Londra

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Dopo avervi raccontato le colazioni dei quartieri emergenti o dei suoi immensi parchi lussureggianti, IlColazionista per il #quarantesimo di Monsu Barachin ritorna nel nucleo vittoriano di Londra: nomi di quartieri come Belgravia, Mayfair, Fitzrovia che evocano un vivido passato, forse il più glorioso e ricco della storia britannica.

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Il primo locale che vi consigliamo è un inno alle colazione della mamma o della nonna e le ricette di molti piatti, in particolare le torte e le confetture, sono di Muriel, ovvero la nonna di Charlotte e Sam, creatori e titolari dei tre locali Muriel’s Kitchen attualmente in città tra Kensington e Soho.

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Grande cura e selezione delle materie prime (frutta, verdure e uova biologiche) e un interno che ricorda effettivamente una casa vittoriana della nonna, accogliente senza essere risultare stucchevole: blueberries pancakes ottimi, porridge espresso con banana e miele, full english breakfast da manuale, qualche rivisitazione con avocado e uova in camicia.

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Per il secondo locale ci spostiamo nel cuore di Fitzrovia: un nome bellissimo Lantana’s, fiore australiano come del resto la titolare, nonché creatrice dei piatti, dei dolci e delle insalate, disponibili anche per l’asporto, secondo la comunissima consuetudine londinese.

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Piatti contemporanei per il brunch (e pranzo) come bagel con salmone, mascarpone al wasabi, uova in camicia, cipolla rossa e ravanelli, Spicy pork burger, Anatra al caramello piccante con insalata di noodle di riso e dolci della tradizione inglese quanto mai rassicuranti: in primis il loro classico crackers cake, sorta di muffin con frutta fresca e secca all’interno e frosting di cream cheese, chocolate cherry bar, lemon polenta cake. Discreto caffè espresso (macchina italiana e blend monorigine anche in vendita), smoothie e tutta la cucina del mondo mixata con leggerezza e creatività.

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L’ultima tappa – Fitzrovia verso Mayfair e Soho – è un indirizzo che vi consigliamo per il caffe (espresso e all’americana con vari blend in giro per il mondo) e una (possibile) take away breakfast a base di torte, biscotti, insalate, sandwich; a noi è piaciuto per l’atmosfera tra hipster e grunge, con legno grezzo nelle sedute e nei tavoli e un’iconica bicicletta grigia come insegna, la possibilità di starvi delle ore con il vostro laptop.

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Noi abbiamo preso un ottimo caffe americano (blend Rwanda-Karambi, anche in vendita in busta) accompagnato da un sandwich con avocado, peperoni verdi, cetriolo, mascarpone e salsa verde e da una mini sponge cake con fragole e champagne.

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Ultimo tip per colazioni rustiche e genuine, soprattutto take away, Gail’s bakery con tantissime sedi a Londra, anche in zona con una a South Kensington e una a Bloomsbury: un ottimo pane, e panini farciti, a lievitazione naturale (i nostri preferiti con aglio caramellato, con ciliegie selvatiche, patate e rosmarino), Cinnamon bun, Croissant & pain au chocolat, Sausage roll, Raspberry financier, Maple & pecan drop scone, Carrot cake.
Se dovete scegliere un’autentica English bakery, venite qui.

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Verde pistacchio e arancio albicocche. La nostra palette colori per l’estate 2017.

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Può una confettura, essere bella ancora prima di essere buona?
Per noi, stylist dell’ultim’ora, sì.
E così nasce la nostra confettura alle albicocche al profumo d’arancio e granella di pistacchi.

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A dirla tutta per Monsu Barachin l’abbinamento albicocca e arancio è ormai storico: due frutti molto diversi uniti dalla tonalità arancio, un frutto esalta l’altro: ci mancava solo qualcosa per rendere la confettura ancora più particolare e bella.

Complice un mio classico dolce estivo, ovvero lo strudel con albicocche e pistacchi, è nata questa confettura: da mangiare così sul pane e le fette biscottate e una tazza di caffelatte, ottima per farcire biscotti o crostate, molto golosa in abbinamento a formaggi freschi come ricotta e cream cheese.

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ingredienti

albicocche ben mature 1 kg
zucchero semolato 350 g
pectina 3:1 (tipo FruttaPec 3:1) 25 g
pistacchi 100g
Grand Marnier
1 bicchierino
scorza e succo di
1 arancia estiva (non trattata)

preparazione

Lavare e tritare grossolanamente le albicocche e versarle in una pentola capiente con lo zucchero e la pectina.
Portare a bollitura, aggiungere gli aromi e la frutta secca a pezzetti e far cuocere per 10 minuti.
Riempire i vasetti di vetro – precedentemente sterilizzati – con la confettura ancora calda.
Ruotare i vasetti a testa in giù per 15 minuti, rivoltare e, una volta freddi, conservare in dispensa.
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Torta all’acqua 2.0: al posto dell’acqua (calda) il té alla menta.

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Prima c’era la Torta all’acqua (e ne abbiamo anche parlato sul blog): vegana, pratica (è difficile che in casa non abbiate farina, lievito e olio di semi), veloce.
Solo un po’ troppo sabbiosa e poco consistente per i miei gusti.

Poi è stata la volta della Torta all’acqua 2.0: una normale torta con uova e latte a cui si aggiunge l’acqua molto calda prima della cottura con l’obiettivo di renderla (ancora) più morbida e leggera.

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Come per la Torta all’acqua avevo sostituito l’acqua con del succo d’ananas, ho deciso una variante estiva e speziata della Torta all’acqua 2.0, sognando Marrakech e le sue colazioni in terrazza con tè alla menta e i pasticcini arabi.

Come preparare un ottimo te alla menta marocchino, ve l’avevamo insegnato qui.

A questo punto si tratta di prepararne una tazza e metterla da parte.
In un ciotola rompere due uova, sbatterle con 200 g di zucchero, 60 g di olio, 100 g di yogurt greco, 200 g di farina, ½ cucchiaino di zenzero in polvere (o altra spezia: cannella, cardamomo, …), 1 bustina di lievito in polvere (15g) e poi poco prima di versare l’impasto nella teglia (diametro 18/20) amalgamare il te ancora caldo. Far cuocere per 45/50 minuti in forno statico a 180°, al termine dei quali verificarne la cottura con la so9lita prova dello stecchino.
Buona così, la potete ricoprire del cioccolato fondente fuso (70 g) normale o con cristalli di menta (per rimanere in tema), zenzero o limone.

Neanche dirlo: ottima con il tè alla menta (anche freddo).

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Colazioni (come in famiglia) nel cuore di Barcellona: Gracia

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Sono stato un viaggiatore abituale nella capitale catalana ai tempi dell’Università per il legame indissolubile della città con il design, il locale Disseny; nel tempo me ne sono però un po’ disamorato perché la trovavo ogni volta più commerciale e turistica.

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Poi un pomeriggio di inizio giugno, ho preso la metro e scendendo alla fermata Joanic ho scoperto una nuova, ma vecchia e storica Barcellona: il quartiere Gracia.

Distante dalle orde turistiche dell’Exaimple e di Barceloneta, Gracia è un quartiere vivo, fatto di famiglie, bambini ed anziani, che fanno la spesa al Mercat de l’Abaceria, comprano pastissos e bombons alla Pastisseria Montserrat, passeggiano e sostano nelle sue piazze strette e lunghe.

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Tanti negozi storici e tanti nuovi aperti da poco con attenzione però all’artigianalità, alla cura delle piccole cose, alla relazione con il cliente finale.

Ho comprato, degustato, osservato la gente passeggiare e, da buon colazionista, vi dirò i posti che ho amato di più: uno per la colazione dolce, anzi dolcissima con torte, biscotti e cioccolata calda, un altro per spuntini salati da tarda colazione, per gli orari italiani, quasi pranzo 😉

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Da Nena
si ritrovano tutti bambini e le loro famiglie per la merenda o per la colazione nel weekend con una fetta di torta e un bicchiere di latte caldo o una tazza di cioccolata; è sembrato a me di ritornare bambino, perché i giochi, le affiches pubblicitarie sono quelle della mia infanzia.
Le torte casalinghe e imperfette sono tante e accontentano i gusti di tutti: visto il clima estivo io ho fatto colazione con horchata de chufa casalinga e una semplice ma buonissima ensaimada.

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Manco a dirlo anche durante la mia visita tanti bambini che scorrazzavano tra dentro e fuori, signore che prendevano il tè, qualche viaggiatore occasionale: la colazione del cuore a Barcellona.

GRACIA_7Se invece, dopo eventuali bagordi notturni, vi svegliate tardi o semplicemente siete di quelli che preferiscono il salato al dolce, allora il posto giusto per voi è il Bar Virreina sulla piazza omonima, una delle più vive e iconiche del quartiere.

GRACIA_6Il nostro sandwich con arrosto di tacchino era fatto con vero arrosto di tacchino (non l’affettato), e abbondante, uova, formaggio e pane in cassetta di panetteria; io ci ho accompagnato una spremuta d’arancio, vi invito ad osare un po’ di più con un calice di vino o una cerveza freddissima.
C’era chi consumava un gazpacho e chi un croissant di sfoglia, gli interni sono altrettanto suggestivi con la loro atmosfera retrò anni ’50, ma se il clima lo permette, state fuori: mai un ozio è stato più rigenerante.

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Colazionando verso sud/2. Sfogliatelle, babà e pastiere a Torino.

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Continua il viaggio de IlColazionista alla ricerca delle migliori colazioni verso Sud in città.
Protagonista oggi Napoli e tutte le sue specialità da prime colazioni partenopee: sfogliatelle (ricce e frolle), babà, pastiere, graffe e zeppole.

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Due sono le enclavi della pasticceria napoletana a Torino, per coincidenza neanche troppo distanti l’una dall’altra essendo entrambe in zona Porta Susa: Pasticceria Amici Miei e Pastarell.

La prima su corso Vinzaglio è nata qualche anno fa come laboratorio per preparare i dolci destinati alle varie pizzerie Amici miei: il laboratorio c’è ancora, ma oggi è possibile assaggiare tutte le loro specialità in un locale dedicato e consumare nel periodo estivo la colazione comodamente sotto gli ampi e alti portici del corso.

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Dolci buonissimi e freschissimi (tra i nostri preferiti: sfogliatelle ricce e mini babà con crema e amarene), caffè e cappuccini come da manuale e qualche coccola che ci invita a ritornare spesso: vedi ciuffo di panna montata (direttamente dal sac-à-poche) sul cucchiaino a lato della tazzina.

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Proprio davanti la vecchia stazione di Porta Susa (piazza XVIII dicembre) troviamo un piccolissimo locale ad alta concentrazione pasticcera: da Pastarell è preferibile il consumo al bancone (pochi posti a sedere tra dentro e fuori), ma una qualità delle pastarelle altissima: tra i croissant alla crema di pistacchio o con crema e amarene, le briosce con crema pasticceria (e veri semi di vaniglia) e le zeppole con varie farciture c’è davvero l’imbarazzo della scelta.
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Un tripudio di colori e sapori che invita il cliente a farsene un scorta per colazioni condivise in ufficio o celebrazioni di riti domestici.
Ci si sente davvero come a Napoli e la tradizione del caffè sospeso ce lo conferma.

Abbiamo apprezzato anche le sfogliatelle e le mini pastiere di Pisapia, storica pasticceria e caffè in Piazza Madama Cristina, le ottime pastiere e zeppole da Enzo e Grazia (in zona Parella) e, in tema sfogliatelle & co., ci hanno consigliato Pasticceria Beatrice La Smorfia in piazza Galimberti (zona Lingotto) e Pasticceria Lovreglio di Via Pertinace (zona Mirafiori Nord).

E voi: dove avete mangiato la migliore sfogliatella in terra sabauda?
Dove comprate la pastiera per Pasqua?
Fateci sapere 😉

Foodstock: coltivare frutta e trasformarla in confettura

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“Foodstock, frutta e verdura come non l’hai mai immaginata”: così si definisce questa piccola grande azienda agricola di Trofarello (TO) che coltiva i propri prodotti e li trasforma in deliziose confetture, conserve, chutney, sciroppi e aceti di frutta.

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Ma partiamo dall’inizio: abbiamo conosciuto Filippo scambiandoci qualche messaggio su Instagram. Quando ci ha parlato della sua piccola azienda e di come il suo progetto è nato ci ha subito conquistati. Infatti lui e la zia sono partiti proprio seminando e coltivando frutta, verdura, erbette selvatiche (lui stesso mi scrive “quelle che le nonne sapevano riconoscere nei campi) e fiori eduli.

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Raccolgono poi i frutti del loro faticoso ma meraviglioso lavoro e preparano insolite e deliziose confetture e altre cose particolarissime. Quando ci ha inviato l’elenco di quelle disponibili non sapevamo proprio da dove cominciare!

Per farvi un esempio “Albicocche e rabarbaro“, “Amelanchier“, “Ciliegie e semi di Chia bianca“, “Goumi del Giappone“, “Mele antiche e scorze di limone“…..E molto, molto altro!!!

Cosa abbiamo assaggiato noi per ora? Uva spina bianca: squisita e adattissima per questo periodo caldissimo! Fresca, dolce al punto giusto, succosa e con una punta di aspro che la rende davvero speciale.

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A questo punto dobbiamo assolutamente assaggiare gli altri squisiti prodotti!!

I motivi per cui ci siamo appassionati a questo progetto: l‘idea che qualcuno scelga di diventare un “contadino contemporaneo” coltivi con amore e cura frutti “dimenticati”, erbe selvatiche e verdurine speciali. Il fatto che, tra le righe, si legga passione ed energia, a partire dal nome stesso e dal logo (che si ispira a Woodstock, evoca libertà, bellezza e fantasia!).

Trovate Foodstock su Facebook, qui sul loro sito e su Instagram!

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Idee su come gustare le confetture? Ma ovviamente le trovate qui sul nostro sito 😉

Qualche suggerimento:

Brioches leggere

Banana Bread

Pancakes

Treccia al latte

 

Tortino al cioccolato e nocciole (senza accendere il forno)

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D’accordo. Con questo caldo, non vi istigo ad accendere il forno (anche se io personalmente il forno lo accendo anche a 40° all’ombra).
Il tortino che vi propongo infrange un grande taboo, ovvero quello della cottura delle torte nel microonde.
Tempi brevissimi – meno di dieci minuti in tutto – e una morbidezza di cui mi sono stupito anch’io, che avevo ricordi disastrosi di torte in microonde.

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Io ho utilizzato la Brocca MicroCook da 1 l della Tupperware (che – ci teniamo a precisare – non ha sponsorizzato questo post), ma voi potete utilizzare qualsiasi contenitore/teglia in plastica (anche silicone) per cottura in microonde.
Io mi sono ispirato alla ricetta sul loro sito e la a resa finale è una perfetta sintesi tra il fondant au chocolat (senza farina) e la torta caprese; visto il risultato soddisfacente io ne ho già in mente una versione bianca con mandorle, limone e cioccolato bianco.

Spezzettare 120 g di cioccolato fondente e tagliare 35 g di burro in 2-3 pezzi, metterli entrambi nel contenitore (di cottura) coprite e fare cuocere per 2 minuti a 600 W.

Aggiungere il resto degli ingredienti (35 g di farina di nocciole, 30 di farina 00, 7 g di lievito chimico sciolto in 5 ml di latte, 3 uova, 70 g di crema spalmabile al cioccolato e nocciole/tipo Nutella® e un pizzico di sale) uno alla volta, continuando a mescolare, fino ad ottenere un composto omogeneo. Posizionate il coperchio a 90°C e fate cuocere per 7 minuti a 600 W.

Lasciare riposare per 5 minuti ed sformare con una spatola in silicone.

Spolverare con zucchero a velo e decorare con frutti a rossi (lamponi, ribes, mirtilli) che in questo momento impazzano.

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Fateci sapere se anche voi usate il microonde per le torte della vostre colazioni e con quali ingredienti?
Siamo molto curiosi 😉