Chocolate & pistachios birthdaycakes: #gourmetkids e ‘tu gust is megl che uan’

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Le principesse di casa crescono e iniziano ad avere i loro gusti.
Determinati, convinti, difficilmente sindacabili.

È il caso della passione di Celeste per il pistacchio, quello originale non molto dolce, con il sapore intenso della frutta secca tostata, scoperto (e subito amato in accostamento al fior di latte) nei gelati della scorsa caldissima estate.

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Alla domanda quindi: “Celeste, a che gusto vuoi la Torta di Compleanno?”, la risposta è stata univoca: “Pistacchio… e anche cioccolato”.
Per fortuna riusciamo ancora ad evitare (speriamo per sempre ;)) le inquietanti designcake con i personaggi dei loro cartoon preferiti, e quindi, per uno strano mix di influenza culturale e famigliare e, speriamo, qualche genere ereditario gourmet, il gusto per le cose buone sta crescendo con l’età.

E allora non una ma due (mini) torte a partire dallo stesso impasto di torta al cioccolato (con gocce di cioccolato e granella di pistacchi all’interno): la prima una rivisitazione dell’amata Sacher e la seconda una layer cake – le torte di compleanno di regola hanno gli strati; se no, non sono torte di compleanno 😉 – con farcitura di crema al mascarpone, ricotta e cream-cheese – mi dispiace ma la panna non piace al papà e quindi (per il momento) neanche alla figlia -, normale e al pistacchio, con fragoline di bosco e granella di pistacchi.

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ingredienti

per l’impasto ho seguito la storica e sempre affidabile torta dei 7 vasetti – anche se con il cacao diventano 8 😉 – che riassumo qui: 1 vasetto di yogurt (il mio era al pistacchio, a che gusto se no?), 3 vasetti di farina 0, 1 vasetto di cacao setacciato, 3 uova, 2 vasetti di zucchero, 10 g di lievito chimico setacciato, 2 cucchiai di gocce di cioccolato, 2 cucchiai di granella di pistacchi, un pizzico di sale à mischiare tutto a mano o meglio nell’impastatore con il gancio a foglia per qualche minuto e far cuocere in due teglie (diametro: 16 cm) mettendo un po’ di metà dell’impasto in una (quella che diventerà la torta a strati) e cuocere a 180° per 20/25 minuti; solita prova dello stecchino per verificarne la cottura.

Far raffreddare su una gratella.

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Per la Sacher rivisitata, tagliare la torta più bassa in due, farcire con 200g di confettura di albicocche (io ho usato quella preparata quest’estate con albicocche e, non a caso, pistacchi) sciolta con due cucchiai di rhum e qualche goccia di limone, ricomporre la torta e spennellare leggermente anche all’esterno: renderà più morbido il guscio esterno e lo renderà impermeabile alla glassa di cioccolato. Preparare la glassa al cioccolato, porta a bollore 100 g di panna fresca e, al bollore, aggiungere fuori dal fuoco 100 g di cioccolato fondente a scaglie, mischiare fino ad ottenere una ganache lucida; porre la torta su una gratella e far scendere la glassa dall’alto. Livellando eventualmente con una spatola; completare con pistacchi sgusciati e cubetti di albicocche disidratate e lasciare a riposare al fresco per qualche ora.

Per la layer cake, montare 80 g di formaggio spalmabile (tipo Philadelphia®), 150 g di ricotta vaccina e 150 g di mascarpone con 3 cucchiai di zucchero a velo vanigliato e dividere in 2 parti; a quella per la farcitura interna unire 2 cucchiai di crema (o pasta) di pistacchi (non salati) e una manciata di fragoline di bosco.

Tagliare in modo da avere tre strati, farcire l’interno con la crema al pistacchio, ricomporre e ricoprire con la crema nature facendo qualche onda con il dorso del cucchiaio, rifinire con granella di pistacchio e fragoline di bosco.PISTACHIOS_CHOCOLATE_B_CAKES_4E Buon (terzo) Compleanno, Celeste!

Christmas giveaway/3: chutney con ananas, peperoni rossi e pere

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Fino a settembre scorso, conoscevo i chutney – e li amavo – ma non ne avevo preparati; complice un corso di cucina presso la Scuola della Cucina Italiana con il bravissimo super disponibile Cesare Gasparri, ho deciso che un chutney sarebbe stato il #christmasgiveaway di Monsu Barachin per gli amici.

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Per quelli (pochi) che ancora non lo conoscono, il chutney o chatni (hindi चटनी, caṭnī, letteralmente “leccare”) è una famiglia di condimenti principalmente associata alla cucina Sud(Est) Asiatica che di solito contiene un misto di spezie, verdure e/o frutta: i chutney servono come condimento per i piatti principali, che siano a base di carne o di riso, e per le verdure o i formaggi (soprattutto da noi in Europa).

L’aggiunta di zucchero e aceto conferisce in genere ai chutney un sapore agrodolce, ma la prevalenza degli uni o degli altri elementi fa sì che esistano chutney (più) salati e chutney (più) dolci.

Quello che vi propongo oggi è un chutney non eccessivamente speziato, ha l’ananas al posto del più comune (per i chutney) mango, solo leggermente acidificato dal succo di agrume e fa più pensare alla cucina creola e mauriziana per l’intensa aroma di vaniglia.

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Per noi è perfetto con formaggi freschi come il seirass, ricotta di bufala, stracchino oppure di prima stagionatura, carni bianche, come tacchino, cappone e tacchinella, ma visto che l’acidità è davvero contenuta, si può benissimo spalmare su una fetta tostata di pane ai creali (meglio ancora homemade) o con segale e noci o uvetta per una (tarda) colazione di Natale.

ingredienti
ananas 1 (ca. 800 g)
peperone rosso 1 (piccolo)
cipolla rossa (di Tropea) 1 (piccola)
zucchero di canna grezzo 100 g
pera (tipo Williams) matura 1
mandarino (o bergamotto/limone/lime) 1
peperoncino 1
bacca di vaniglia 1
chiodi di garofano 2 o 3
stecca di cannella 1
sale e pepe

preparazione
Pelare l’ananas, togliere il torsolo centrale e tagliarla a cubetti.
Pelare la pera e farla a fettine sottili.
Pelare il peperone a crudo (meglio con un pelaverdure a lama seghettata) e tagliare a cubetti.
Tagliare la cipolla finemente. Versare la frutta e lo verdura sminuzzata in una casseruola, aggiungere lo zucchero, le spezie, i semi di vaniglia e la bacca stessa, il peperoncino e far cuocere per 20/25 minuti. Prima di spegnere togliere le spezie, la bacca di vaniglia e aggiungere il succo dell’agrume. Quindi aggiustare di sapidità e colare il composto nei barattoli. Capovolgerli a testa n giù e far raffreddare. Conservare in un luogo asciutto e fresco fino a sei mesi.
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Christmas giveaway/2: Chai latte cantucci e foglie di té nei biscotti

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Quanto a noi de Il Colazionista piaccia il chai latte già lo sapete 😉

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Ma fino ad oggi l’abbiamo solo sempre utilizzato in infusione; questa volta le foglie di té le abbiamo messe direttamente nei biscotti, che a noi – nella forma e nella presenza della frutta secca – ricordano molto  i cantucci toscani di cui un anno fa vi avevamo dato la nostra versione (MACHO) invernale e un po’ natalizia.

Questa ricetta proviene dallo stesso giornale da cui abbiamo preso la scenografica torta autunnale di pere al vino e devo dire che anche questi biscotti oltre ad essere molto profumati e croccanti, sono bellissimi (e quindi perfetti da regalare): il verde acceso dei pistacchi si staglia sul fondo bruno dei biscotti e la resa finale è una via di mezzo tra i cantucci e i pain d’épices.

Se in più ci mettete che non ci sono grassi aggiunti (né olio né burro), sono perfetti in un periodo già di suo caloricamente impegnativo.
Per confezionarli utilizzate un sacchetto trasparente e un nastro (raso o fettuccia) verde oppure cercate una scatolina di latta (ancora meglio se originalmente vintage opportunamente lavata): un ricordo nel tempo al sapore di tè e spezie.CHAI_LATTE_CANTUCCI_2ingredienti
farina 00
180 g
bustina di breakfast English Tea 1 (oppure due cucchiaini di té sfuso)
uova medie
1
zucchero di canna muscovado  110 g
lievito chimico per dolci 5 g
zenzero in polvere
1 cucchiaino
mix speziato (cardamomo, chiodi di garofano, cannella) in polvere
1 cucchiaino
miele millefiori
1 cucchiaio
pistacchi non salati
70 g
sale un pizzico

preparazione

Aprire la bustina da te e versare nel frullatore il contenuto con la farina. In un recipiente versare la farina con il tè, il lievito setacciato e le spezie in polvere (se non le trovate in polvere, pestatele nel mortaio o nell’apposito spice grinder mixer/macinacaffè), aggiungere lo zucchero, l’uovo, il miele e un pizzico di sale. Da ultimo aggiungere i pistacchi, formare dei cilindri di composto ben distanziati fra loro, spennellare con del latte e infornare a 185°-190°C per 12-15 minuti.

A cottura ultimata, lasciar riposare e, ancora tiepidi, tagliare a fette spesse 1/2 centimetro.
Riporre i biscotti in forno a 150°C per 10 minuti circa fino a doratura.
Si conservano fino a due settimane in una latta o contenitore ermetico.

Christmas giveaway/1: crema di marroni o meglio di castagne (secche)

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In questo e nei prossimi post di dicembre IlColazionista ha pensato di suggerirvi qualche ricetta di conserve, confetture, biscotti a tema colazione che potete regalare per Natale: non i soliti i biscotti allo zenzero, non le solite marmellate di agrumi o alla frutta speziata; qualcosa di nuovo e tendenzialmente veloce da preparare.

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Partiamo oggi con una crema di marroni, anche se sarebbe più corretto definirla di castagne (secche).
E sì perché per prepararla non dovrete partire dalle castagne o marroni con la buccia (che tra l’altro adesso non sarebbe più nemmeno così facile reperire), ma da quelle secche.

Prendete le vostre castagne secche, le mettete a bagno per 12 ore/una notte con un cucchiaino di bicarbonato di sodio (serve per ammorbidirle) e poi il mattino dopo le risciacquate e le passate al mixer senza però tritarle troppo fini.

castagne-secche2Pesate la quantità di castagne che avete ottenuto e con quantità uguale di zucchero preparate uno sciroppo aggiungendo la stessa quantità di acqua: ½ kg di castagne tritate + uno sciroppo con ½ kg di zucchero e ½ kg o ½ l di acqua. Aromatizzate lo sciroppo con i semi di un baccello di vaniglia (o una bustina di vanillina o 2 cucchiai di rhum) e quando lo zucchero è sciolto, versate nello sciroppo le castagne tritate.

Portate a bollore e fate cuocere per 25/30 minuti a fuoco basso (lo sciroppo deve solo sobbollire); quando le castagne risultano traslucide, significa che sono pronte.
Togliete dal fuoco e con un frullatore ad immersione, riducete in crema.

Versate caldo nei barattoli e capovolgete. Se non lo consumate a breve, fare bollire a bagnomaria la marmellata per 10 minuti e la conserverete in un luogo buio e fresco anche per un anno.
Il barattolo sarà perfetto da regalare con un’etichetta scritta a mano o una vostra Instagram a tema castagne e un patch quadrato di stoffa sui toni beige e marrone.
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Carolinesgourmet.no, i panini rosa e le scandilicious colazioni salate.

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La storia dei panini rosa parte da lontano.
Uno degli aspetti effettivamente più belli e divertenti dell’amato e vituperato #foodblogging è sicuramente quello di incontrare e conoscere altre persone che hanno – proprio come te – la stessa passione nel cibo, nel prepararlo e nel provarlo in giro per la città.

Sono le affinità elettive che si sono subito create con Caroline Schøning conosciuta non a caso durante una pausa pranzo con l’amica comune Francesca di Langhuorino, che – per chi non lo conosce ancora – è una miniera di informazioni culinarie e gastronomiche tra le Langhe e Torino; e presto ci racconterà su questo blog le migliori colazioni in Langa.CAROLINE_1Caroline è l’emblema della superiorità nordica; se esistono dei luoghi comuni sulle donne scandinave, ecco lei li incarna tutti: determinata, divertente e molto competente.

Eh sì perché Caroline, pur con una formazione nell’arte confluita poi nella calligrafia elevata ad arte su tutti i possibili supporti (barche, pareti, borse), in Italia diventa cuoca e gestisce per un po’ di anni un amatissimo ristorante di pesce a Lavagna (La Lampara) nella riviera di Levante, conquistando prima degli scandinavi, i locali e poi milanesi, torinesi con la sua ottima e creativa, ma sempre famigliare e rassicurante, cucina di pesce; anche se poi i suoi clienti impazzivano anche per i suoi dolci, quanto mai golosi e confortevoli, a partire dagli ingredienti più semplici: burro, panna, uova, frutta fresca.

Oggi Caroline vive a San Mauro T.se – sposata con un italiano e con un figlio ventiquattrenne – ma il suo blog (esclusivamente in norvegese ma grazie a Googletranslator® accessibile anche a noi) racconta i suoi piatti, le sue ricette, le sue scoperte turistiche tra Torino e le Langhe.

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E proprio dal suo blog che viene il piatto che Caroline ha scelto per la sua colazione scandinava, una volta tanto salata.
Si tratta di panini rosa – la cui idea del colore è venuta a Caroline leggendo del tentativo di una mamma disperata di colorare di rosa gli spaghetti e renderli più appetibili alla figlia – che le hanno permesso, tra l’altro, di affermarsi ad una gara culinaria all’ultimo Gourmet Food Festival a Torino.

Per la ricetta dei panini rosa (quasi dolci) alla barbabietola (nell’impasto e nella glassatura) vi invitiamo a leggere il suo post – facendovi aiutare dal traduttore – e se avete qualche dubbio o perplessità, Caroline sarà felice di aiutarvi.CAROLINE_4Preparatelo per una colazione ‘salata’ prenatalizia sperimentando – oltre all’hamburger, le cipolle caramellate e gli spinaci con formaggio fresco della sua proposta – tutte le possibili farciture tra gusto Nordico e sapori natalizi: salmone affumicato, gamberi, capesante, caprini, crème fraiche, omelette, composte di frutta, frutta fresca come mele verdi croccanti, arrosti e selvaggina.

 

Svegliarsi tardi a Torino. E provare il Club Sandwich alla Farmacia del Cambio

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Capita – non a Monsu Barachin che si sveglia all’alba anche dopo poche ore di sonno – di svegliarsi tardi.
Molto tardi: ad un ora più vicina a quella del pranzo
E di essere a Torino.

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Se è fine settimana potete scegliere fra uno dei brunch che vi abbiamo presentato in questi mesi.
Se è un giorno feriale, può essere l’occasione per provare la Farmacia del Cambio e una ‘tarda colazione’ è secondo noi la modalità migliore per assaggiarla.

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Se il tramezzino, nato a pochi metri dalla Farmacia sotto i portici di piazza Castello al Caffè Mulassano, contraddistingue da sempre Torino, qui il brunch perfetto lo si fa con il Club Sandwich: abbondante, ben farcito, con un pane freschissimo perfettamente tostato.

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L’accompagnamento è con la classiche patatine a spicchi fritte e leggermente profumate alle erbe aromatiche, mentre nel ripieno non manca nulla: pomodoro, uovo sodo, insalata, tacchino alla griglia, bacon.
Nell’attesa – che tra l’altro è stata breve – ho sbocconcellato arachidi al wasabi (Noberasco) e delle foglie di farina riso ai vari gusti (nero di seppia, barbabietola, …) che provengono direttamente dalla cucina di Matteo Baronetto.

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Potete accompagnare con uno dei cocktail per cui si è affermato il locale dalla sua apertura: la mia Pink ginger beer era più bella che buona, ma interessante nell’accoppiata al Club sandwich.

E al caffè – espresso o americano, scegliete voi – accompagnate una o più delle magnifiche creazioni di Fabrizio Galla: 4,50 € per tre mini bignole  e 8 euro per una monoporzione vi sembreranno tanti – e lo sono – ma credetemi ne vale la pena: i pasticcini più parigini e di haute patisserie che si possono incontrare in città.

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Torta speziata con pere al vino. Sapori (quasi) invernali di frutta secca e vin brûlé.

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Una torta che è un inno all’autunno, e che ci traghetta quasi alla stagione invernale, fatta di frutta secca, spezie e vin brûlé.

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Il colazionista mette da parte per un momento le torte da preparare in dieci minuti e con una solita ciotola, per dedicarsi a una torta più complessa e articolata: la classica torta della (colazione della) domenica, come quelle che vi avevamo raccontato per celebrare compleanni & co.

La base è una classica torta con frutta secca; la ricetta prevedeva tutte noci, noi abbiamo fatto un mix di nocciole, noci e mandorle – con un ottimo risultato di gusto -; voi potete anche usare solo nocciole (per una classica torta di nocciole piemontese, solo più speziata) e con l’accortezza di usare pane (o cracker/fette biscottate) senza glutine, è perfetta anche per gli intolleranti al frumento.

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Vi consigliamo di preparare pere, sciroppo e base il giorno prima e assemblarla all’ultimo con la crema di mascarpone e ricotta.
Questa volta è davvero difficile dire se la torta sia più bella o più buona.

ingredienti
zucchero semolato 400 g
birbet, brachetto o vino rosso dolce ½ l
anici stellate 2
cannella 1 pezzo
pere piccole (tipo coscia o martin sec) 3

frutta secca mista (noci, mandorle, nocciole) 225 g
pane raffermo 50 g
lievito chimico 1 cucchiaino
cannella in polvere ½ cucchiaino
chiodi di garofano 1
anice stellata 1 pezzo
uova medie 3
zucchero semolato 110 g
burro sciolto 90 g

mascarpone 200 g
ricotta vaccina 200 g
zucchero a velo 1 cucchiaio abbondante

preparazione
Pelare le pere e metterle da parte. Far scaldare il vino in una pentola con lo zucchero, la cannella e l’anice stellata, quando raggiunge il bollore, unire le pere e lasciare sobbollire per circa 20 minuti. Spegnere, lasciando le pere nel liquido.

Accendere il forno statico a 180°. Tritare la frutta secca con il pane in un mixer fino ad avere la consistenza di una farina. Pestare nel mortaio o nel mixer il chiodo di garofano con l’anice stellata. Dividere gli albumi dai tuorli e montare questi ultimi per qualche minuto fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso; aggiungere la farina di frutta secca e briciole di pane, il lievito, le spezie in polvere e il burro sciolto. Montare a neve ferma gli albumi e unirli al composto, il lievito e versare in una teglia con bordo apribile imburrata e infarinata e far cuocere per 30/35 minuti, facendo la solita prova dello stecchino per verificarne la cottura; far raffreddare su una gratella. Togliere le pere dal liquido e farlo cuocere per circa 10 minuti; fare raffreddare.

Passare al setaccio la ricotta e amalgamare al mascarpone e allo zucchero a velo.
Montare la torta, versando il composto di mascarpone e ricotta sulla base, posizionare le pere cotte, la cannella e le anici stellate e rifinire con lo sciroppo di vino.

Colazioni pugliesi a Torino. I migliori pasticciotti e zeppole in città

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Meno blasonate e popolari di quelle siciliane e napoletane, le colazioni pugliesi sono per intenditori.
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E ruotano intorno ai due dolci più iconici della pasticceria sudoccidentale italiana: zeppole e pasticciotti (o bocconotti).
A Torino abbiamo provato due locali che ci hanno convinti per prodotti di pasticceri e per la caffetteria: Pasticceria Elba e La Vie en Rose.
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La Pasticceria Elba, su corso Orbassano, svela immediatamente l’origine salentina accogliendo i clienti con una gigantografia a parete della cattedrale di Lecce; è facile che assaggiate i bocconotti ancora caldi, perché vengono sfornati tutto il giorno, quasi a ciclo continuo. Molto (troppo?) burrosi e quindi particolarmente friabili con i classici ripieni, tra cui quello classico – che ho assaggiato io – con crema e amarene sciroppate. Disponibili anche rustici, calzoni (fritti e al forno), focacce e pizze pugliese, nonché pasticcini, per lo più secchi, soprattutto a base di mandorle.
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Con La Vie En Rose ritorniamo invece a San Salvario, nella sua parte più tranquilla verso Corso Raffaello: l’interno a metà tra sala da thè inglese e café francese ha poco di pugliese e di mediterraneo, ma i loro pasticciotti e soprattutto le loro zeppole sono davvero eccezionali, con alcuni abbinamenti, per i pasticciotti, particolarmente golosi: ricotta e composta di fichi, frolla al cioccolato con ripieno di cioccolato bianco e crema.
Zeppole al forno leggere e freschissime ben farcite di crema chantilly.

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Abbiamo assaggiato dei buoni dolci pugliesi anche All’improvviso, da Puglia Lab e Moi Moi, più pensati – però – per pranzi o pasti all’insegna del salato e con piatti cucinati.
E voi colazionisti, pasticciotti addict, dove comprate i migliori bocconotti a Torino?COLAZIONI_PUGLIESI_5

Zucca, nocciole e cioccolato. Ancora zucca a colazione.

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Se abitate in campagna, vi renderete conto che in questo periodo una verdura proprio non manca: la zucca.
Bestioni anche di 7 o 8 kg che una volta tagliati e aperti occorre consumare con una certa sollecitudine: e allora vai di vellutate, gnocchi, saor, risotti e sformati. E, da quest’anno, oltre al coté dolce con la confettura dello scorso anno (con arance e carote), anche pane e torte.

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La zucca è dolce
e quindi l’utilizzo per le torte verrebbe naturale, anche se non così usuale.
Per un po’ di tempo l’abbiamo solo utilizzata per il classico pumpkin bread per il Giorno del Ringraziamento: poi ci siamo sbizzarriti e quella che vi proponiamo oggi è forse quella che ci piace di più.

Per la ricetta ci siamo ispirati ancora una volta a Chiarapassion, la maga delle torte furbe (con la zucca e senza), con qualche variazione: essenzialmente abbiamo sostituito le mandorle con le piemontesissime nocciole (queste vengono proprio dal noccioleto del nonno), per una resa finale che ricorda molto – nel gusto e nella consistenzale Camille® Mulino Bianco.

Fatele anche in monoporzione negli stampi da muffin con i pirottini in carta: otterrete delle sane e buone merendine a metà , riuscendo a far mangiare ai bambini la zucca non sempre così amata; la mia Celeste ha detto che erano addirittura ‘deliziosi’ 😉

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ingredienti

zucca (pulita e tagliata a pezzi)
180 g
olio di semi (o extra-vergine d’oliva delicato) 100 g
uova medie 2
zucchero 150 g
farina 00 180 g
nocciole (o altra frutta secca ridotta in farina) 55 g
lievito per dolci 10 g
gocce di cioccolato 55 g
arancia (buccia grattugiata) 1

preparazione
Frullare con un mixer ad immersione o nel frullatore la zucca con l’olio fino ad avere una bella crema omogenea. Montare le uova con lo zucchero fino a renderle chiare e spumose, unire la buccia grattugiata di 1 arancia, la farina setacciata con il lievito alternandola alla crema di zucca, e continuare a mescolare. Incorporare la farina di nocciole e unire le gocce di cioccolato precedentemente infarinate, mescolando velocemente con una spatola. Imburrare ed infarinare uno stampo a ciambella da 16/18 cm e versare l’impasto.

Fare cuocere in forno a 180° funzione statico per circa 40-45 minuti, verificando sempre la cottura con la prova stecchino. Fare intiepidire il dolce e poi sformarlo su di una gratella.
Se volete potete decorarlo con una glassa al cioccolato bianco o con del frosting al cream-cheese aromatizzato con spezie e cannella.

Pane di zucca o zucca di pane? Morbido, (quasi) dolce, profumato.

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Ho visto il pane di zucca in rete (anche da Chiarapassion) e me ne sono innamorato.

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Per due motivi.
Il primo estetico: ricorda tantissimo la zucca nella forma e nel colore arancione acceso; il secondo di gusto e pratico: una pane naturalmente dolce, per la presenza della zucca all’interno, ottimo quindi sia con il dolce (confetture e cioccolato) e il salato (formaggi, salumi e verdure), come del resto la zucca.
E perfetto per la prima colazione.

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E di zucca sa proprio tanto, perché non c’è altro oltre alla farina e il lievito.
Con tempi di lievitazione più lunghi si riesce a mettere pochissimo lievito e rimane morbido a lungo; con quel che resta – se ne resta 😉 – potete fare dei crostini da aggiungere a insalate e zuppe autunnali oppure semplici fette biscottate.

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Al pane di zucca potete aggiungere eventualmente uvetta, mirtilli rossi oppure noci – come nel tradizionale pumpkin bread americano preparato anche da noi de IlColazionista più simile a un nostro plum-cake  – ed eventuali spezie e orbe aromatiche tritate: la salvia, ad esempio, con la zucca ci sta benissimo, ma anche cumino o coriandolo, meglio in polvere, si abbinano bene.

ingredienti
farina 0 400 g
farina Manitoba 100 g
zucca con la buccia 550 g (per avere circa 350 g di purea di zucca)
olio extra vergine d’oliva 1 cucchiaio
lievito di birra fresco 5 g
sale 7 g
(eventuali) spezie ed erbe aromatiche preferite
+
spago da cucina
rametti

preparazione
Lavare e tagliare la zucca a cubetti, metterla in una stagnola tipo cartoccio con il cucchiaio di olio, le erbe aromatiche ed eventuali spezie e il sale, e far cuocere a 180° per circa 20/25 minuti. Una volta cotta, togliere eventuale acqua e le erbe aromatiche e ridurre in purea con il mixer.

Mescolare la farina con il lievito sbriciolato e la purea di zucca ormai intiepidita. Impastare per circa 5 minuti fino a ad ottenere una palla morbida e liscia.
Far lievitare nel forno spento con la luce accesa in una ciotola unta coperta con pellicola alimentare fino a triplicare di volume (con 5 grammi di lievito –> dalle 3 alle 5 ore)
Quando l’impasto è ben lievitato formare o una zucca di pane grande (ca. 800g) oppure 2 più piccole (come nel mio caso) oppure ancora 12 panini (ca. 60/70 g l’uno).
Per dare alla pagnotta la forma di zucca usare dello spago da cucina oliato con cui fare 4 intrecci per così ottenere 8 spicchi e legare sopra a mo’ di pacchetto regalo.

Mettere le pagnotte sulla teglia coperta da carta forno, spennellare le pagnotte con un po’ di olio di oliva e far lievitare per circa 1 ora coperto con un canovaccio.
Prima di infornare, mettere al centro delle pagnotte un rametto precedentemente bagnato
Infornare in forno caldo a 200° per 10 minuti (mettendo una ciotolina con dell’acqua o 3 cubetti di ghiaccio sul fondo del forno per assicurare la giusta umidità e vapore) poi abbassare la temperatura a 180° e procedere la cottura per altri 25 minuti circa fino a quando il pane assume un bel colore dorato.

Una volta sfornato, tagliare subito il filo da cucina nelle varie giunture, che si staccherà facilmente. Fare raffreddare bene su di una gratella prima di gustarlo; una volta freddo, conservare in un sacchetto di carta da pane avvolto in uno strofinaccio da cucina in cotone.