Torino come Londra. English brunch in città

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Due diversi English Brunch (a Torino), due diverse modalità di interpretare la tradizione anglosassone in uno dei riti sempre più comuni e diffusi anche alle latitudini italiane.

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Sweet Lab, sia il sabato che la domenica, offre il lato più confettato e vittoriano del brunch inglese, con buone influenze anche dal mondo americano, con un menù particolarmente ampio che comprende tutto ciò che può rientrare in una colazione o in un brunch: da una semplice (ma ottima e delicatissima) fetta di sponge vittoria cake farcita con panna e confettura di lamponi ai french toast con panna montata ai mirtilli ai pancakes con sciroppo d’acero; non mancano i croque monsieur e i croque madame (anche in versioni gourmet locali) e i poached eggs su muffin inglesi con salsa olandese e crema di avocado.


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Noi abbiamo assaggiato sia i singoli piatti che il menù brunch (16,90€), che comprende una serie di piatti tra dolci e salati – tra cui alcuni finger food di gusto più mediterraneo – e due bevande, tra cui una fredda di loro produzione (anche qui un’ottima limonata homemade e un buonissimo tè verde freddo alla rosa) e fatichiamo a trovare difetti: irreprensibili sia cucina che servizio.
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Non impazziamo per tutti quei toni confetto e pastello, ma quello è tutto un altro discorso (e in ogni caso un gusto personale) 😉

Con Sakaposh ci spostiamo invece verso il bo-bo e sempre più gentrizzato e movida afflicted San Salvario per una nuova (a dir la verità sono quasi sei mesi) apertura che continua a convincerci: in pausa pranzo, a cena e anche al brunch.


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Per il Sunday brunch un menù alla carta che comprende una decina di piatti dove non mancano mai l’Original Full English Breakfast (12€) con tuti i suoi costituenti (uova, salamelle, pomodori alla griglia, bacon, funghi, fagioli, …) accompagnati – come tutti i pasti qui – dal loro Irish soda bread, focaccia ligure e burro leggermente salato, e gli Egg Benedict (11€) in due versioni; in più altri piatti a metà tra cucina italiana e internazionale, degustazione di formaggi e salami con confettura di cipolle e frutta secca e un menù dedicato al dolce, dove – oltre ai classici pancakes con sciroppo d’acero e frutta fresca – troviamo sorbetti, gelati (di loro produzione) e dolci più complessi e articolati (5€).
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Che dire: alta qualità e alta soddisfazione.
Dicono che Torino ricordi un po’ Parigi, forse anche Londra?
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Pear and chocolate sheet cake. Non la solita torta pere e cioccolato

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Mai sentito parlare delle sheet cake?
Sono quelle torte rettangolari non troppo alte, cotte nelle teglie per la pizza, perfette per essere farcite e decorate e che, soprattutto negli Usa e UK, vengono preparate a partire dalle bustine di cake mix del supermercato.

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Ecco io volevo realizzare una di quelle: da servire a quadrati come dei brownies, ma più leggeri e meno burrosi.
Ancora una volta la fine di ispirazione è stata Chiarapassion (si va a periodi: prima è stato Fattoincasadabenedetta, questo è la fase di Chiarapassion come fonte di ispirazione) e la sua torta alle mele senza uova.

Le mele sono diventate pere e ci abbiamo aggiunto il cioccolato (nell’impasto e a scaglie): una torta pere e cioccolato diversa dal solito, con una consistenza a metà muffin e brownie.
Ideale da tagliare a quadrati per colazioni e merende anche fuori casa.

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ingredienti

farina 00 240 g
farina integrale 90g
zucchero integrale di canna 150g
lievito per dolci ½ cucchiaino
bicarbonato ½ cucchiaino
cacao amaro 25g
burro (morbido) 75g
yogurt alla pera (o bianco/al malto) 250g
latte 80ml
pere (non troppo grandi, tipo coscia o martin sec) biologiche 3
cioccolato fondente a scaglie (o gocce) 40g
cannella ½ cucchiaino
sale

preparazione
Accendere il forno a 180° funzione statico. In una ciotola mescolare le farine con lo zucchero, il lievito, il bicarbonato, il cacao e due pizzichi di sale. Unire il burro morbido e impastare il tutto con le punta delle dita fino ad ottenere un composto di briciole.

In una caraffa mescolare lo yogurt con il latte, aggiungete al composto di briciole, lavorate l’impasto brevemente fino a renderlo omogeneo. Sbucciare 2 pere tagliatele a piccoli pezzi e aggiungetele insieme al le scaglie di cioccolato tritate grossolanamente all’impasto.

Stendere l’impasto in una in una teglia rettangolare 32x25cm rivestita con carta da forno. Tagliare la pera tenuta da parte a fette sottili tonde e mettetele sulla superficie della torta. Infornare in forno caldo per circa 40-45 minuti e verificarne la cottura con la solita prova stecchino.

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Riportiamo le utili indicazioni di Chiarapassion:

  • Conservate il dolce per 2 giorni in un contenitore ermetico a temperatura ambiente e poi in frigo in quanto contenendo frutta, è soggetto a fermentazione.
  • Potete congelare i quadrotti in modo da tenerli sempre pronti per colazione, basterà scongelarli in frigo e ripassarli al microonde per pochi secondi a massima potenza.

Colazione a colori con Stayhome e Negozio Leggero

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Un invito a colazione da Stayhome: nulla di più desiderato e sognato.

Ciò che sto per descrivere piacerà a chi si alza dal letto solo per nutrirsi, anzi, a chi considera la colazione un rito irrinunciabile.

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Ma non solo. Anche a chi cammina per la città con naso all’insù a scrutare gli edifici e i palazzi, a studiare quartieri per assaporarne le atmosfere. A chi immagina cosa c’è aldilà di tende drappeggiate o di finestre illuminate. A chi adora stare a casa, farne un luogo confortevole e coccoloso per prendersi cura di sé.

A tutti voi, benvenuti a STAYHOME – il piacere di stare a casa, un’idea fantastica a cui ho avuto la fortuna di partecipare il 28 settembre.

STAY HOME è un progetto che riunisce il meglio di due aspetti: esco o sto a casa? In città spesso si è incuriositi dagli stimoli del mondo, ma nello stesso tempo desiderosi di rilassarsi tra le pareti domestiche, lontano dalla pazza folla.
Insieme a Negozio Leggero e Locanda Leggera, STAY HOME ha inaugurato la stagione autunnale giovedì
28 settembre, con questo lungo, bellissimo appuntamento. Dal mattino alla sera, colazione, pranzo, merenda e cena, con la possibilità di scegliere comodamente la fascia oraria preferita (io ho scelto la colazione) per seguire un tema in modo conviviale e portarsi a casa consigli e nuovi punti di vista.
Accogliere, preparare, ricevere… tutto per riscoprire il piacere di stare a casa, di viverne i luoghi, di trasformare
le mura della nostra quotidianità in un ‘teatro’ di conoscenza e di incontro.

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Così, comodamente seduta in una bellissima casa torinesi (tra l’altro non si sa l’indirizzo fino al giorno prima..cosa sempre un po’ stuzzicante) mi sono goduta la mia colazione.

Ad ognuno degli appuntamenti c’è qualcuno che ti spiega come si preparano i piatti e le bevande consumati insieme, che ti illustra le proprietà e gli effetti benefici che hanno sul nostro organismo e sul nostro umore!

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Il mio benessere psico-fisico è dipeso dal fatto che mi trovavo in un bellissimo ambiente, al riparo dal traffico, dal rumore e dal brusio di fondo della città. Sono stata lì ad ascoltare come prendermi cura di me ed ammirare il cibo e gli ingredienti puri, naturali e dai colori splendenti. Intanto ero piacevolmente attratta dalle poltrone del salotto, dalla fantastica collezione di zuppiere della cucina, da una scala leggera che si perdeva tra libri e opere d’arte, e che mi ha poi accompagnato a scoprire un terrazzo segreto in mezzo ai tetti, nascosto da occhi indiscreti.
Un’ esperienza speciale, incantevole, che a metà settimana mi ha aiutato a iniziare la giornata con un sottile senso di leggerezza e di piacevole spaesamento.

Filo conduttore di questa giornata è stato il colore. Per me quindi giallo caldo curcuma del golden milk, ma anche il giallo limone; il rosso intenso della polvere di acai, il verde scuro dell’alga spirulina.

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Il calore e il colore di questi alimenti mi hanno riscaldato il cuore e hanno dato al mio risveglio una sferzata di energia. Così come osservare i gesti della preparazione delle bevande e del porridge tiepido che si scaldava lentamente sul fuoco mi hanno messo voglia di coccole autunnali.

Insomma,  direi che l’atmosfera di questi momenti è stata preziosa per veicolare il messaggio dell’intera iniziativa: le mura domestiche come luogo privilegiato per rilassarsi. Ma anche la bellezza di scoprire dimore e luoghi belli e segreti della città. Essere un ospite speciale soddisfare la tua fame di cose belle!

Per saperne di più:

WELCOME HOME

NEGOZIO LEGGERO e LOCANDA LEGGERA

MAID FOR A DAY

www.negozioleggero.it | www.locandaleggera.it | www.fashionandthecity.it | www.welcomehome.travel

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Oltre la ‘Clonazione della colazione. Colazioni ‘China style’ in Via Paolo Sarpi a Milano

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Lo scorso agosto siamo stati interpellati dalla giornalista de Il Post, Arianna Cavallo, in merito al tema delle colazioni italiane, ma anche un po’ europee, sempre più uguali a se stesse, in un loop continuo, che non possiamo che condividere, da clonazione della colazione’.

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Dal confronto con la giornalista è emersa una realtà, a noi nascosta, legata in qualche modo anche alla colazione.
In Via Paolo Sarpi, la Chinatown milanese, si stanno diffondendo locali, un po’ pasticcerie, un po’ rosticcerie, genericamente foodie, che – dal mattino presto a sera tardi – offrono di tutto di più, dolce e salato, dove cinesi ma anche sempre più italiani, consumano chiffon cakes, torte di datteri, pasteis de nata, takoyaki, pancakes salati, egg waffer, costine di maiale glassate fin dalle prime delle ore della giornata accompagnando il tutto al sempre più popolare bubble tea.

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IlColazionista ha deciso di farci una gita per verificare con i propri occhi e il proprio palato questa offerta e a poco meno di un’ora di alta velocità da Torino ci è sembrato di essere per qualche ora in una altra dimensione: fare colazione con una chiffon cake accompagnato a un bubble tea al tè verde matcha, circondati da italiani e cinesi, per lo più teenager, per i quali – ne abbiamo avuto la conferma – quella colazione è quasi un’abitudine.

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L’offerta è davvero ampia e mettendo da parte Château Du Fan, proprio all’inizio della via, un po’ troppo up grade e addomesticato ai gusti occidentali per il tipo di colazione che volevamo sperimentare, abbiamo girovagato tra Moki (al civico 29), Rosticceria Otello (proprio davanti a quest’ultima; l’insegna è quella storica, il cibo cinese) e Foodie, un po’ più sud est asiatico: tutto autentico, buono, reale.
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I gourmet in via Paolo Sarpi già ci vengono per la celeberrima Ravioleria (adesso con due locali), dove vengono preparati con materie prime super selezionate (carne locale, uova biologiche, farina macinata a pietra) a ciclo continuo dalle mani esperte delle cuoche cinesi: Jiaozi, Baozi e molte altre specialità davanti ai clienti: tutti giorni dalle 09:00 gli amanti della colazione salata china style avranno ravioli per i propri denti.
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Mirtilli selvatici, ricotta e pane alla canapa. Dagli Appennini alle Alpi passando per Carmagnola.

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Questo post parte da distante. In tutti sensi.
Da una parte leggo in uno dei miei blog preferiti, ovvero Jul’s kitchen di una gita nell’Appennino Toscano (Abetone) che aveva dato come frutti dei mirtilli (di montagna) poi trasformati in confettura (con l’alloro che gli conferiva il sapore di bosco), utilizzata tra l’altro per una crostata rustica alla ricotta, che io adoro da sempre.

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Dall’altra i miei suoceri, come ogni fine estate, si arrampicano in alta Val Varaita (più precisamente il vallone di Bellino) per raccogliere piccolissimi mirtilli selvatici; oltre a consumarne un po’ freschi (e con lo yogurt e nei pancakes), ho deciso di trasformarli in una confettura chiaramente ispirata a quella di Jul’s kitchen.

La mia confettura, oltre all’alloro, aveva anche delle prugne Santa Clara (sempre dall’orto dei miei suoceri), che davano un po’ più di succo rispetto ai mirtilli tendenzialmente più asciutti, e un bicchierino di grappa ai mirtilli fatta in casa (con i mirtilli raccolti l’anno scorso).

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ingredienti
mirtilli selvatici freschi 1 kg
prugne Santa Clara biologiche 500 g
zucchero  semolato 700 g
grappa di mirtilli (o semplice grappa) 1 bicchierino

preparazione
Lavare i mirtilli, scolali e metterli in una pentola capiente con le prugne ben mature tagliate a pezzi piccoli. Cuocere mirtilli e prugne su fuoco basso per circa 20/25 minuti, finché non cominciano a sobbollire.
Aggiungere lo zucchero, la grappa e riportare bollore la confettura che dovrà cuocere per circa 35/40 minuti.
Controllare la consistenza della confettura, facendo cadere una goccia su un piattino lasciato per un po’ nel congelatore: se inclinando il piattino la confettura non scivola via, è pronta.
Versare la confettura bollente nei barattoli sterilizzati, chiuderli bene e rovesciarli per almeno 15 minuti. Conservare in luogo buio e asciutto.

MIRTILLI_RICOTTA_3L’idea di quella crostata rustica in cui i mirtilli incontravano la ricotta non mi abbandonava e ho deciso allora di ripetere una colazione assaggiata quest’estate a Ischia: una fetta di pane criscito spalmato con ricotta (dolcificata con un cucchiaino di miele) e un velo di confettura di mirtilli.
Volevo un pane rustico e ho scelto un pane molto carmagnolese, a lievitazione naturale, con semi di canapa.

Grazie Jul’s kitchen per l’idea della confettura, grazie mamma Elisa di Ischia per l’abbinamento ricotta e marmellata: non vedo l’ora di replicare, accostando la ricotta con quella di mele cotogne o di arance.

Bose e Vitorchiano: divine conserve per le nostre colazioni.

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Per IlColazionista le marmellate sono una vera ossessione: quelle fatte da noi e quelle che acquistiamo, per lo più artigianali e che ci conquistano per le materie prime utilizzate, per gli accostamenti (anche originali), per i procedimenti di esecuzione.

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Nel mondo delle confetture artigianali occupano un posto particolare, quelle prodotte all’interno di monasteri e comunità religiose dove le materie prime sono più che a km 0 e anche l’attenzione nell’esecuzione è molto alta.

Due sono quelle che ci piacciono di più: la prima, Bose, che conosciamo da sempre e i cui accostamenti hanno spesso ispirato anche le nostre confetture e i nostri dolci, la seconda, le suore Trappiste di Vitorchiano, una conoscenza consolidata, ma che abbiamo assaggiato sul campo solo qualche settimana fa.

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Entrambi i monasteri non utilizzano né pectina né alcun altro additivo o conservante, ma semplicemente frutta coltivata dalla comunità (salvo gli agrumi che i monaci di Bose fanno arrivare da coltivazioni integrate del sud Italia) e raccolta a pronta maturazione, permettendo di utilizzare poco zucchero.

Di Bose noi adoriamo la confetture di pere al cardamomo, Mielarancia (arance con miele), Agralzù® (arance, zucca, albicocche essiccate e vino moscato) e arance al coriandolo.

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Le trappiste di Vitorchiano producono tantissime conserve di frutta (suddivise tra: confetture, confetture extra, marmellate, creme e composte) e non siamo ovviamente riusciti ad assaggiarle tutte, ma quelle che ci hanno convinto di più per sapore e originalità sono sicuramente mela e arance/limoni, prugne selvatiche, pomodori verdi, mele cotogne, pompelmi e uva spina.

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Ci hanno parlato anche molto bene delle marmellate dei Carmelitani scalzi di Loano (SV) e dei monaci del Monastero di Germagno (BV)?
Li conoscete?

Anche a voi piace fare scorta nelle foresterie di confetture o altre conserve di fattura monastica?

Ph.® credits: Comunità di BoseTrappiste di Vitorchiano

Torta di gelato per festeggiare il terzo compleanno de IlColazionista

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Quando ero piccolo, festeggiando il compleanno l’11 luglio, la torta di compleanno era rigorosamente una torta gelato presa in gelateria o più spesso al bar: Sanson, Sammontana e Algida.
Torta che immancabilmente veniva divisa con mio fratello, di tre anni più grandi, che il compleanno lo festeggiava il 12 (luglio).

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Ci è venuta quest’idea un po’ creativa di festeggiare il compleanno de IlColazionista (3 anni oggi) con una torta, non gelato – che ci starebbe pure in questa fine estate – ma una torta di gelato.
Ovvero una torta preparata a partire semplicemente da gelato (una vaschetta) e farina lievitante.

L’idea mi è venuta leggendo il blog Chiarapassion, zeppo di ricette furbe e veloci.
Quindi con mezza vaschetta di un gelato homemade molto vintage al gusto Malaga – base crema con uvetta macerata nel rhum – ho preparato una torta morbidissima, non eccessivamente dolce (se vi piacciono le torte più dolci, aggiungete due cucchiai di zucchero all’impasto), perfetta per la prima colazione.

Noi l’abbiamo tagliata a cubetti, come fossero cubetti di ghiaccio, voi potete utilizzare delle teglie con fondi particolari (come consiglia Chiarapassion) dandogli una forma icecream oriented oppure realizzare delle monoporzioni (tipo muffin o semisfere) da servire nelle coppette.
Avendo la torta un sapore neutro e poco dolce, è ottima anche per essere farcita con confettura (e panna montata), crema pasticceria (normale o al cioccolato), ganache al cioccolato.

Sbizzarritevi con i vostri gusti preferiti di gelato: la vostra colazione saprà sempre di estate.

Ingredienti
gelato (meglio a base cremosa) 500 g
farina 00 lievitante (oppure farina normale + 2 cucchiaini di lievito per dolci) 180 g

Preparazione
Far ammorbidire il gelato a temperatura ambiente ma non farlo sciogliere completamente.
Unire farina e lievito e mescolare con una spatola. Versare l’impasto nello stampo foderato con carta forno. Livellarlo bene e cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per circa 40/50 minuti, verificandone la cottura con la consueta prova dello stecchino.

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Colazioni nel cuore vittoriano di Londra

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Dopo avervi raccontato le colazioni dei quartieri emergenti o dei suoi immensi parchi lussureggianti, IlColazionista per il #quarantesimo di Monsu Barachin ritorna nel nucleo vittoriano di Londra: nomi di quartieri come Belgravia, Mayfair, Fitzrovia che evocano un vivido passato, forse il più glorioso e ricco della storia britannica.

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Il primo locale che vi consigliamo è un inno alle colazione della mamma o della nonna e le ricette di molti piatti, in particolare le torte e le confetture, sono di Muriel, ovvero la nonna di Charlotte e Sam, creatori e titolari dei tre locali Muriel’s Kitchen attualmente in città tra Kensington e Soho.

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Grande cura e selezione delle materie prime (frutta, verdure e uova biologiche) e un interno che ricorda effettivamente una casa vittoriana della nonna, accogliente senza essere risultare stucchevole: blueberries pancakes ottimi, porridge espresso con banana e miele, full english breakfast da manuale, qualche rivisitazione con avocado e uova in camicia.

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Per il secondo locale ci spostiamo nel cuore di Fitzrovia: un nome bellissimo Lantana’s, fiore australiano come del resto la titolare, nonché creatrice dei piatti, dei dolci e delle insalate, disponibili anche per l’asporto, secondo la comunissima consuetudine londinese.

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Piatti contemporanei per il brunch (e pranzo) come bagel con salmone, mascarpone al wasabi, uova in camicia, cipolla rossa e ravanelli, Spicy pork burger, Anatra al caramello piccante con insalata di noodle di riso e dolci della tradizione inglese quanto mai rassicuranti: in primis il loro classico crackers cake, sorta di muffin con frutta fresca e secca all’interno e frosting di cream cheese, chocolate cherry bar, lemon polenta cake. Discreto caffè espresso (macchina italiana e blend monorigine anche in vendita), smoothie e tutta la cucina del mondo mixata con leggerezza e creatività.

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L’ultima tappa – Fitzrovia verso Mayfair e Soho – è un indirizzo che vi consigliamo per il caffe (espresso e all’americana con vari blend in giro per il mondo) e una (possibile) take away breakfast a base di torte, biscotti, insalate, sandwich; a noi è piaciuto per l’atmosfera tra hipster e grunge, con legno grezzo nelle sedute e nei tavoli e un’iconica bicicletta grigia come insegna, la possibilità di starvi delle ore con il vostro laptop.

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Noi abbiamo preso un ottimo caffe americano (blend Rwanda-Karambi, anche in vendita in busta) accompagnato da un sandwich con avocado, peperoni verdi, cetriolo, mascarpone e salsa verde e da una mini sponge cake con fragole e champagne.

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Ultimo tip per colazioni rustiche e genuine, soprattutto take away, Gail’s bakery con tantissime sedi a Londra, anche in zona con una a South Kensington e una a Bloomsbury: un ottimo pane, e panini farciti, a lievitazione naturale (i nostri preferiti con aglio caramellato, con ciliegie selvatiche, patate e rosmarino), Cinnamon bun, Croissant & pain au chocolat, Sausage roll, Raspberry financier, Maple & pecan drop scone, Carrot cake.
Se dovete scegliere un’autentica English bakery, venite qui.

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Verde pistacchio e arancio albicocche. La nostra palette colori per l’estate 2017.

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Può una confettura, essere bella ancora prima di essere buona?
Per noi, stylist dell’ultim’ora, sì.
E così nasce la nostra confettura alle albicocche al profumo d’arancio e granella di pistacchi.

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A dirla tutta per Monsu Barachin l’abbinamento albicocca e arancio è ormai storico: due frutti molto diversi uniti dalla tonalità arancio, un frutto esalta l’altro: ci mancava solo qualcosa per rendere la confettura ancora più particolare e bella.

Complice un mio classico dolce estivo, ovvero lo strudel con albicocche e pistacchi, è nata questa confettura: da mangiare così sul pane e le fette biscottate e una tazza di caffelatte, ottima per farcire biscotti o crostate, molto golosa in abbinamento a formaggi freschi come ricotta e cream cheese.

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ingredienti

albicocche ben mature 1 kg
zucchero semolato 350 g
pectina 3:1 (tipo FruttaPec 3:1) 25 g
pistacchi 100g
Grand Marnier
1 bicchierino
scorza e succo di
1 arancia estiva (non trattata)

preparazione

Lavare e tritare grossolanamente le albicocche e versarle in una pentola capiente con lo zucchero e la pectina.
Portare a bollitura, aggiungere gli aromi e la frutta secca a pezzetti e far cuocere per 10 minuti.
Riempire i vasetti di vetro – precedentemente sterilizzati – con la confettura ancora calda.
Ruotare i vasetti a testa in giù per 15 minuti, rivoltare e, una volta freddi, conservare in dispensa.
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Torta all’acqua 2.0: al posto dell’acqua (calda) il té alla menta.

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Prima c’era la Torta all’acqua (e ne abbiamo anche parlato sul blog): vegana, pratica (è difficile che in casa non abbiate farina, lievito e olio di semi), veloce.
Solo un po’ troppo sabbiosa e poco consistente per i miei gusti.

Poi è stata la volta della Torta all’acqua 2.0: una normale torta con uova e latte a cui si aggiunge l’acqua molto calda prima della cottura con l’obiettivo di renderla (ancora) più morbida e leggera.

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Come per la Torta all’acqua avevo sostituito l’acqua con del succo d’ananas, ho deciso una variante estiva e speziata della Torta all’acqua 2.0, sognando Marrakech e le sue colazioni in terrazza con tè alla menta e i pasticcini arabi.

Come preparare un ottimo te alla menta marocchino, ve l’avevamo insegnato qui.

A questo punto si tratta di prepararne una tazza e metterla da parte.
In un ciotola rompere due uova, sbatterle con 200 g di zucchero, 60 g di olio, 100 g di yogurt greco, 200 g di farina, ½ cucchiaino di zenzero in polvere (o altra spezia: cannella, cardamomo, …), 1 bustina di lievito in polvere (15g) e poi poco prima di versare l’impasto nella teglia (diametro 18/20) amalgamare il te ancora caldo. Far cuocere per 45/50 minuti in forno statico a 180°, al termine dei quali verificarne la cottura con la so9lita prova dello stecchino.
Buona così, la potete ricoprire del cioccolato fondente fuso (70 g) normale o con cristalli di menta (per rimanere in tema), zenzero o limone.

Neanche dirlo: ottima con il tè alla menta (anche freddo).

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