Foodstock: coltivare frutta e trasformarla in confettura

FOODSTOCK il colazionista

“Foodstock, frutta e verdura come non l’hai mai immaginata”: così si definisce questa piccola grande azienda agricola di Trofarello (TO) che coltiva i propri prodotti e li trasforma in deliziose confetture, conserve, chutney, sciroppi e aceti di frutta.

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Ma partiamo dall’inizio: abbiamo conosciuto Filippo scambiandoci qualche messaggio su Instagram. Quando ci ha parlato della sua piccola azienda e di come il suo progetto è nato ci ha subito conquistati. Infatti lui e la zia sono partiti proprio seminando e coltivando frutta, verdura, erbette selvatiche (lui stesso mi scrive “quelle che le nonne sapevano riconoscere nei campi) e fiori eduli.

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Raccolgono poi i frutti del loro faticoso ma meraviglioso lavoro e preparano insolite e deliziose confetture e altre cose particolarissime. Quando ci ha inviato l’elenco di quelle disponibili non sapevamo proprio da dove cominciare!

Per farvi un esempio “Albicocche e rabarbaro“, “Amelanchier“, “Ciliegie e semi di Chia bianca“, “Goumi del Giappone“, “Mele antiche e scorze di limone“…..E molto, molto altro!!!

Cosa abbiamo assaggiato noi per ora? Uva spina bianca: squisita e adattissima per questo periodo caldissimo! Fresca, dolce al punto giusto, succosa e con una punta di aspro che la rende davvero speciale.

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A questo punto dobbiamo assolutamente assaggiare gli altri squisiti prodotti!!

I motivi per cui ci siamo appassionati a questo progetto: l‘idea che qualcuno scelga di diventare un “contadino contemporaneo” coltivi con amore e cura frutti “dimenticati”, erbe selvatiche e verdurine speciali. Il fatto che, tra le righe, si legga passione ed energia, a partire dal nome stesso e dal logo (che si ispira a Woodstock, evoca libertà, bellezza e fantasia!).

Trovate Foodstock su Facebook, qui sul loro sito e su Instagram!

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Idee su come gustare le confetture? Ma ovviamente le trovate qui sul nostro sito 😉

Qualche suggerimento:

Brioches leggere

Banana Bread

Pancakes

Treccia al latte

 

Tortino al cioccolato e nocciole (senza accendere il forno)

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D’accordo. Con questo caldo, non vi istigo ad accendere il forno (anche se io personalmente il forno lo accendo anche a 40° all’ombra).
Il tortino che vi propongo infrange un grande taboo, ovvero quello della cottura delle torte nel microonde.
Tempi brevissimi – meno di dieci minuti in tutto – e una morbidezza di cui mi sono stupito anch’io, che avevo ricordi disastrosi di torte in microonde.

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Io ho utilizzato la Brocca MicroCook da 1 l della Tupperware (che – ci teniamo a precisare – non ha sponsorizzato questo post), ma voi potete utilizzare qualsiasi contenitore/teglia in plastica (anche silicone) per cottura in microonde.
Io mi sono ispirato alla ricetta sul loro sito e la a resa finale è una perfetta sintesi tra il fondant au chocolat (senza farina) e la torta caprese; visto il risultato soddisfacente io ne ho già in mente una versione bianca con mandorle, limone e cioccolato bianco.

Spezzettare 120 g di cioccolato fondente e tagliare 35 g di burro in 2-3 pezzi, metterli entrambi nel contenitore (di cottura) coprite e fare cuocere per 2 minuti a 600 W.

Aggiungere il resto degli ingredienti (35 g di farina di nocciole, 30 di farina 00, 7 g di lievito chimico sciolto in 5 ml di latte, 3 uova, 70 g di crema spalmabile al cioccolato e nocciole/tipo Nutella® e un pizzico di sale) uno alla volta, continuando a mescolare, fino ad ottenere un composto omogeneo. Posizionate il coperchio a 90°C e fate cuocere per 7 minuti a 600 W.

Lasciare riposare per 5 minuti ed sformare con una spatola in silicone.

Spolverare con zucchero a velo e decorare con frutti a rossi (lamponi, ribes, mirtilli) che in questo momento impazzano.

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Fateci sapere se anche voi usate il microonde per le torte della vostre colazioni e con quali ingredienti?
Siamo molto curiosi 😉

Xurros, chocolate e colazioni a Barcellona tra Exaimple e Barrio Gotico

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Se già le colazioni italiane, in particolare quelle del Sud Italia, sanno di opulenza, quelle spagnole sono apertamente sfrontate e peccaminose.
Parlo dei xurros (fritti) affogati nel cioccolato fondente denso e fondente: il modo migliore per iniziare qualsiasi giornata, ancora di più alla scoperta o riscoperta di Barcellona.
I locals mi dicono che la cioccolata, effettivamente molto calorica, è sostituita da un caffelatte – da consumarsi in bicchiere di vetro – ma i xurros sono comunque una costante.

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Nella capitale catalana IlColazionista ci era già venuto
e aveva fatto tappa alla storica Xurreria Trebol (trifoglio) poco distante dalla Casa Milà di Gaudì e da Casa Comalat all’incrocio con l’Avenida Diagonal.
Qui oltre i classici, xurros (giganti) ripieni di crema alla vaniglia, caramello o cioccolato, xurros glassati al cioccolato e xuxos (tipo bomboloni allungati) ripieni di crema pasticceria.

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La nostra ultima visita a Barcellona è cominciata tra Barrio Gotico e El Raval nella Xurreria Laietana che dagli anni sessanta prepara e frigge xurros a ciclo continuo tutto il giorno.
Nulla qui sa di finzione: un interno autenticamente retrò, solo clienti locali, il titolare impasta manualmente con un grande mastello in legno farina e acqua bollente e contemporaneamente ne frigge altri nell’olio bollente.CHURROS_CHOCOLATE_3
Li mangiate appena fatti affogati nel cioccolato e pensate che difficilmente avete iniziato la giornata in modo più dolce.

CHURROS_CHOCOLATE_2Se, rimanendo in zona, volete gustarvi una colazione nel filo della tradizione, allora IlColazionista vi consiglia due pasticcerie che dall’800 hanno fatto e continuano a fare la storia della pasticceria catalana: Pastisseria La Colmena (Plaça de l’Àngel, 12) e, spostandosi verso le Ramblas e il Mercado de la Boqueria, Escribà.
Assaggiate una qualsiasi delle loro paste: ensaïmadas, coca de llardons, montserratina o de cabell d’àngel, coques con crema cremada o de poma, encasadas.
Tutto ciò che assaggerete, in loco o per l’asporto, pagandolo adeguatamente, vi dimostrerà che la pasticceria è capace di custodire e tramandare deliziose tradizioni gastronomiche.

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Piccole brioches leggere per le colazioni d’estate

brioches leggere

piccole brioches

Pare che l’estate sia arrivata. Il profumo di fiori di tiglio si espande dolce la sera, la voglia di uscire a godersi le temperature tiepide prevale su ogni altra cosa.

Per chi come me ama sfornare torte, crostate e biscotti non si mette molto bene… Accendere il forno durante il giorno può essere un tantino impegnativo (non nascondo che a volte non resisto e lo uso comunque).

Ma cosa c’è di meglio che preparare qualcosa di buono la sera tardi, magari per la colazione del mattino dopo? O alzarsi all’alba per infornare i biscotti che hanno riposato in frigo tutta la notte?
Così, l’altra sera, prima di cenare ho impastato dei cornetti: amo le brioches in tutte le salse e questi mi sembravano perfetti anche da farcire una volta cotti e raffreddati. Il valore aggiunto di questa ricetta è la leggerezza degli ingredienti. Penso a chi ha voglia di arrivare all’estate un pochino più in forma ma senza però rinunciare a godersi la colazione in santa pace. Noi qui sul blog vi offriamo moltissime alternative salutari e squisite allo stesso tempo.

Ma veniamo alle nostre briochine leggere.
Ho trovato questa ricetta sfogliando Mamma che chef tempo fa. L’avevo appuntata sul mio quadernino delle ricette ed eccola qui.

Ingredienti

120 g di farina tipo “1”
130 g di farina Manitoba
150 ml di latte di soia
40 g di zucchero di canna
30 g di olio di semi
3,5 gr lievito di birra secco
metà cucchiaino raso di sale
la buccia di limone grattugiata

Preparazione

Ho messo le farine in una larga ciotola dopo averla setacciata con il lievito secco e lo zucchero.

Ho fatto il classico “buchetto” nella farina e ho aggiunto il latte, l’olio di semi e un pizzico di sale. Ho impastato bene con le mani per circa un quarto d’ora e poi ho lasciato lievitare l’impasto coperto da un asciugamano da cucina
per tutta la serata, direi per circa 2 ore. L’impasto deve gonfiare fino quasi a triplicare.
L’ho poi steso su un tagliere ben infarinato usando un mattarello. Bisogna ottenere una sfoglia sottile e formare un cerchio di pasta come se stessimo facendo la pizza. Poi, con un coltellino affilato, ho diviso il cerchio in quattro parti, e poi ancora, ogni parte in due. Ho così ottenuto otto triangolini.

Ora viene il bello. Bisogna arrotolare ogni triangolo partendo dalla base fino alla punta e poi formare una mezza luna.
Dopo aver messo tutti i piccoli cornetti sulla carta da forno precedentemente stesa su una grossa teglia, li ho lasciati riposare tutta la notte.
La mattina dopo, appena sveglia, ho acceso il forno a 180 gradi e li ho fatti cuocere per 15 minuti esatti. Il profumo ha letteralmente invaso la cucina.
Pronti per il caffè!

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Qui ho seguito le indicazioni di “Mamma che chef”: ho messo quelli avanzati in un sacchettino per alimenti e la mattina dopo li ho scaldati per due minuti e farciti con una marmellata spettacolare di cui vi parlerò presto in un post dedicato! Erano ancora squisiti e morbidissimi.

 

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La Torta dei Cantoni con le ciliegie (dal Manuale di Nonna Papera) e la #colazionedeipapà

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Ritorna per l’appuntamento di maggio la #colazionedeipapà, sempre a partire dalle ricette del Manuale di Nonna Papera, ripresa ufficialmente il mese scorso.
Per questo periodo di quasi estate ho scelto una torta semplicissima, leggera e con frutta di stagione, ovvero le ciliegie che piacciono praticamente a tutti.

L’unica noia della ricetta, ma come del resto tutte le preparazioni a base di ciliegie, è snocciolare le ciliegie con conseguente tintura globale di mani, tavolo, vestiti; se li sopportate, usate i guanti monouso oppure mettetevi all’aperto: non dovrete preoccuparti di sporcare tutto ciò che avete vicino.

TORTA_CANTONI_COLAZIONE_PAPA_1 Semplificando molto, la Torta dei Cantoni (chissà poi perché una torta alle ciliegie viene associata alla Confederazione Svizzera?) ricorda molto un pan di spagna essendo molto ricca di uova, ma resa più leggera dal pane ammollato nel latte e dal liquore di ciliegie.

Rispetto alla preparazione del manuale, io ho suddiviso le ciliegie tra metà e sopra l’impasto, a differenza della ricetta originaria, dove tutte le ciliegie erano inserite sopra metà impasto, “in modo da avere una specie di grosso panino imbottito” e ho aggiunto del cioccolato in scaglie che con le ciliegie ci sta sempre bene.

TORTA_CANTONI_COLAZIONE_PAPA_2Se amate l’accostamento ciliegie e cioccolato, potete aggiungere all’impasto un cucchiaio di cacao amaro: io la proverò presto questa versione cioccolatosa.

Che cosa occorre:
gr 300 di ciliegie snocciolate; gr 150 di zucchero; gr 15 di burro; 4 uova; 4 cucchiai di pane grattugiato; un bicchiere di latte; un bicchierino di kirsch o maraschino; un cucchiaio di farina; una noce di burro; scorza di limone grattugiata; + gr 50 di cioccolato in scaglie.

Come si procede:
sbattete il burro con lo zucchero finché diventa una specie di schiuma, poi aggiungete i tuorli, il pane grattato ammorbidito nel latte e il kirsch. Sempre mescolando, aggiungete la farina, la raschiatura del limone, le scaglie di cioccolato e gli albumi montati a neve. Imburrate una tortiera e metteteci metà dell’impasto, ricopritelo con metà delle ciliegie snocciolate e ricoprite con il resto della pasta, spargendo le restanti sull’impasto.
Cuocete a forno caldo (180°) per quaranta minuti.

Rose (al quadrato) a colazione. La torta di rose 2.0: multicereale e con sciroppo di rose

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Tutti quelli che hanno il Bimby o hanno parenti o amici che ne possiedono uno, sanno che è un gran classico.
E uno dei motivi per cui, preparata dalla dimostratrice durante le presentazioni a casa, ti viene voglia di acquistarlo.

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Il nome tecnico è brioche chinois, con un’origine (del nome) un po’ bizzarra e leggendaria.
La patria del dolce è tedesca, tale Schneckenkuchen, che significa “torta di chiocciole”, e la storia racconta infatti che uno dei suoi primi importatori in Francia non sapeva una parola di tedesco e quando si faceva consegnare i dolci, il fornitore glieli presentava sotto il nome di Schneckenkuchen. Essendo il nome difficile da pronunciare, l’importatore rispose: “In ogni modo, per me è cinese” ossia chinois, e da qui, soprattutto nella pasticceria francese, brioche chinois con le tutte le varie farciture, tra cui le più comuni con burro montato (con lo zucchero) oppure crema pasticcera (con uvetta o gocce di cioccolato).

Quando ho trovato una simil torte di/con le rose sulla copertina de La Cucina Italiana di aprile scorso, mi è sembrata subito perfetta per le colazioni di primavera o, ancora meglio, per un brunch pic-nic da sbocconcellare spaparanzati su un prato.

Rispetto alla ricetta originale, ho però sostituito la farina di farro con una multicereale e ho spennellato la torta, prima di farla cuocere, invece che con l’uovo, con uno sciroppo di rose; io ne ho usato uno proveniente da una delle botteghe storiche di Genova (Antica Confetteria Pietro Romanengo); voi potete usare quelli in commercio, meglio se dei vari produttori del Presidio Slow food o farvelo voi.

Rispetto alle solite ‘chiocciole’ o spirali della tradizionale torta di rose, qui i fiori sono modellati uno per uno, ricreando l’idea del bocciolo di rosa; vi consiglio quindi di seguire nel dettaglio la spiegazione di esecuzione della ricetta; perché è un dato di fatto: se è bella, la si mangia ancora più volentieri.

ingredienti
farina multicereale (o farina 0) 300 g
burro morbido 150 g
zucchero semolato 80 g
granella di zucchero 40 g
lievito di birra fresco 10 g
uova 3
un baccello di vaniglia 1
sciroppo di rose un bicchierino
sale un pizzico

preparazione
Mescolare in una grande ciotola, o nell’impastatrice, la farina, lo zucchero e il pizzico di sale; poi unirvi il lievito di birra sbriciolato, i semi raschiati dal baccello di vaniglia, 3 uova e il burro, un poco alla volta, proseguendo a lavorare per 10-15’fino ad avere un impasto dalla consistenza molto morbida e un po’ appiccicosa. Trasferire l’impasto in una ciotola infarinata, sigillare con la pellicola e fate lievitare per 1 ora a temperatura ambiente, poi per altre 4 ore (o tutta la notte) in frigorifero.

Imburrare l’anello (ø 18 cm) della teglia apribile e appoggiarlo al fondo foderato di carta da forno. Stendere l’impasto lievitato su un piano ben infarinato fino allo spessore di 3 mm. Cominciare a ritagliare dall’impasto 3 dischi (ø 8 cm); disporre i 3 dischi in fila, leggermente sovrapposti, poi ripiegate il primo disco, quello sotto di tutti, sul secondo disco, e il terzo sul primo, a mo’ di portafoglio, ricreando il bocciolo con i petali arrotolati uno dentro l’altro; tagliare la sorta di sigaro cilindrico a metà orizzontalmente e sistemare i due pezzi lungo il bordo interno dell’anello, appoggiandoli sul lato tagliato, ottenendo due “fiori”.

Ripetere le stesse operazioni fino a esaurire l’impasto, lavorando anche i ritagli; disporre via via i “fiori”, ben affiancati, prima lungo il bordo e poi verso il centro, fino a riempire l’anello. Sigillare con la pellicola, fate lievitare fuori del frigorifero per 1 ora, poi spennellate con lo sciroppo di rose. Sfilare l’anello, lasciar riposare per 20’, in modo che i fiori si aprano leggermente, infine cospargere con la granella di zucchero e infornate a 200 °C per 25-27’. Fare raffreddare la torta brioche, per poi gustarla separandola in “rosette”.TORTA_DELLE_ROSE_3Si conserva morbida per qualche giorno, ma se dovesse seccarsi un po’, allora il consiglio è di tostarla e consumarla con un velo di confettura di petali di rosa.

Panna, fragole e cioccolato. Ovvero una strawberry stracciatella cheesecake (senza cottura)

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Con questa ricetta ho dovuto ritrattare due personali disaffezioni in ambito culinario, ovvero lo scarso amore per il gusto stracciatella, che mai penso di aver scelto in gelateria, e il fatto che non amo particolarmente le cheesecake a crudo.

CHEESECAKE_FRAGOLE1In dettaglio il percorso che mi ha portato invece ad amare particolarmente questa ricetta e che sperimenterò presto con altre frutte (ciliegie, albicocche, pesche), dal momento che permette di mantenere inalterato il gusto della frutta e ben si accostaa alla farcia di mascarpone e formaggio fresco.

La base è quella solita di biscotti secchi (meglio sempre tipo Digestive®) e burro sciolto mentre la parte cremosa è a base di ricotta, mascarpone e cream-cheese (il solito Philadelphia®) a cui ho aggiunto delle gocce di cioccolato, con una resa finale che mi ricorda molto la farcitura dei cannoli siciliani alla ricotta, e forse anche la crostata di ricotta di matrice romana.

CHEESECAKE_FRAGOLE2defNon so se la prossima volta in gelateria prenderò i gusti stracciatella e fragola, ma sicuramente panna, fragole e cioccolato restano una triade perfetta.

ingredienti
per la base:
biscotti secchi tipo Digestive® 150 g
burro sciolto 75 g di

per la crema:
mascarpone 250 g
formaggio spalmabile (o cream-cheese tipo Philadelphia®) 200 g
ricotta vaccina 250 g
gelatina in fogli 10 g
zucchero a velo vanigliato 150 g
gocce di cioccolato fondente (o cioccolato a scaglie) 50 g

fragole 1/2 kg
zucchero 2 cucchiai
limone succo di 1

per la glassa alle fragole
bagna delle fragole 200 g
acqua 200 g (il totale dei liquidi deve essere 400 ml)
maizena 30 g
zucchero 80 g

preparazione
Lavare le fragole e tagliarle a pezzetti in una ciotola. Spremere un limone e versare il succo, aggiungere lo zucchero, mescolare per bene e lasciamo macerare in frigo per un’ora.

Nel frattempo preparare la base per la cheesecake alle fragole, spezzettando i biscotti in un frullatore fino a ridurli in briciole.
Versarli in una ciotola, aggiungere il burro fuso mescolando con un cucchiaio fino a farlo amalgamare completamente.
Versiamo l’impasto di burro e biscotti in una teglia cerniera con il fondo rivestito da carta forno, compattare bene la base con un cucchiaio e metterla in frigo per 15 minuti.

Mettere a bagno i fogli di gelatina in acqua fredda.

Versare in una ciotola capiente il mascarpone, unire la ricotta e il formaggio spalmabile e amalgamare bene (meglio con lo sbattitore elettrico o planetaria) incorporando poco per volta lo zucchero a velo.
Strizzare la gelatina, metterla in un pentolino con qualche cucchiaino di acqua, scaldare sul fuoco per farla sciogliere completamente e aggiungerla alla crema, frullando ancora per amalgamare.

Riprendere la tortiera dal frigo, versare la crema sulla base, livellare bene con una spatola o un cucchiaio e mettere in frigorifero per 3 ore (o in freezer per 1 ora).

Riprendere le fragole macerate con il limone e zucchero, colare il succo che si è formato nel frattempo e aggiungere l’acqua (fino ad arrivare a 400 ml), versare tutto in un pentolino e aggiungere lo zucchero e la maizena, mescolando bene con una frusta.

Portare sul fuoco e far addensare sempre mescolando per qualche minuto, spegnere il fuoco e unire alla gelatine di fragole le fragole in pezzi mescolando il tutto.
Riprendere la torta dal frigo e versarci sopra la glassa con le fragole, livellare bene la superficie e mettere tutto in frigo per 30 minuti.
Tagliare con un coltello ampio a lama liscia.
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Le idee di StayDo. Uno spring brunch con erbe e fiori di Langa

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Una domenica libera e poche idee in testa?
La voglia di regalare (e regalarsi) un’esperienza diversa dalle solite?

Vi viene in aiuto StayDo, un portale di idee, iniziative ed eventi che permette a semplici interessati, turisti e viaggiatori di conoscere attività che a loro volta albergatori, ristoratori ed esperti sul territorio piemontese mettono a disposizione.STAYDO1Monsu Barachin che è prima di tutto curioso ha deciso di esplorare l’ancora (per fortuna) scarsamente conosciuta e poco glam’ Alta Langa con un brunch, quasi pranzo della domenica all’insegna delle erbe spontanee.

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L’Alta Langa colpisce infatti per i suoi verdi accesi che in questa stagione sa dare il meglio di sé con le erbe spontanee che Maria Pia Lottini del Bio Agriturismo Tenuta Antica con il supporto dell’esperta di erbe spontanee (nonché omeopata e consulente in tecniche olistiche) Anna Fila Robattino raccoglie e trasforma in saporiti e coloratissimi piatti.

L’ambiente è quello rustico di una vecchia cascina che negli anni Maria Pia e il marito hanno trasformato in azienda agricola biologica certificata che produce oltre a vini (Barbera d’Asti Docg, Dolcetto d’Asti Doc e Pinot Nero), anche succo d’uva, nocciola Tonda Gentile delle Langhe e confetture: elementi questi, insieme al fatto che il pane lo fanno loro con farine macinate a pietra, che vi fanno ben presagire che tipo di colazioni si consumano qui!

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Un menù vegetariano (ma che su richiesta può essere anche vegano o con aggiustamenti per altre eventuali intolleranze o allergie) leggero ma ricco e consistente che stupisce per l’uso creativo e saporito delle erbe; Maria Pia e Anna passano tra i tavoli e raccontano: curiosità, consigli, potenzialità per il benessere individuale.

Dopo il pasto e un profumatissimo infuso di aghi d’abete, timo serpillo e rovo Anna e Maria Pia vi porteranno in un giro conoscitivo dove, come bambini naif, vi stupirete della ricchezza verde che ci circonda.

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A voi appassionati della colazione e dello stare (gastronomicamente) bene Staydo riserva altre belle inziative.
Non vi resta che dare un occhiata qui.

Vanchiglia e Crocetta. Due quartieri torinesi per due differenti brunch

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Due brunch differenti, due quartieri torinesi a confronto.
Da una parte Vanchiglia: il quartiere della seconda movida torinese (dopo San Salvario) ma anche ricco di gallerie d’arte, studi grafici, centri culturali, dall’altra il quartiere bon-chic bon-genre della Crocetta, al confine con il centro cittadino.

BRUNCH_QUI_SLURP_1Da Qui in Vanchiglia ci è piaciuta soprattutto la location: un piccolo spazio dallo stile vintage e retrò che con la sua carta da parati anni ’70 ci fa respirare un atmosfera d’altrove tra Williamsburg e Berlino; un menù tuttavia un po’ monotematico, per lo più toast e croque monsieur (in ogni caso ottimi) in menù che comprendono anche il centrifugato del giorno (o altra bevanda), un dolce e una bevanda calda di caffetteria.
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Un prezzo che varia dal menù più semplice con toast o croque monsieur a 10€ al più impegnativa La Bestia (16€) dove insieme al salmone affumicato, la crème fraiche e l’uovo in camicia, non può mancare uno degli ingredienti più (ab)usati da Qui in Vanchiglia: l’avocado.
BRUNCH_QUI_SLURP_4Dolci semplici ma confortevoli come del resto centrifugati e i caffè: sia espresso che l’americano ben eseguiti.
BRUNCH_QUI_SLURP_3Spostandoci da SLURP in Crocetta cambia subito lo sfondo, a metà tra galleria d’arte e locale underground.
Si mangia circondati da pareti di cemento grezzo e specchi e apparecchi luminosi quasi opere d’arte e adesso, che il clima dovrebbe permetterlo, anche un dehors, su un prato di erba sintetica, con molto colore e molti materiali diversi.

BRUNCH_QUI_SLURP_6Il quartiere è più residenziale e borghese ed quindi è facile trovare famiglie che si trovano qui per il brunch – del sabato e soprattutto della domenica – per lo più di tradizione anglosassone: pancakes, uova strapazzate, bacon, club sandwich o al salmone.
I piatti possono essere ordinati come singoli oppure nel completo Lumberjack – King of Brunch (18,50) che comprende un coté salato (quiche, salsiccia con bacon, uova strapazzate e mini croissant al salmone) e uno dolce, con cinque degustazioni dal banco dei dolci, tra cui sempre pancakes, muffin e yogurt con granola.

BRUNCH_QUI_SLURP_5IlColazionista che non si fa mancare nulla ha provato proprio il Re (del Brunch) e a conti fatti l’ha convinto più il coté dolce da quello salato; in particolare abbiamo apprezzato la frolla con lemoncurd e la cheesecake in versione monoporzione tipo panna cotta (quindi senza base di biscotti) ai frutti di bosco.
Bevande (calde e fredde) a parte e quindi con un prezzo totale che tende a superare i 20 euro.
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Il Salame Vichingo (da Il Manuale di Nonna Papera) e la Colazione dei Papà

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Dopo una veloce preview l’anno scorso, ritorna in modo stabile e periodico la rubrica “la colazione dei papà”, dove Monsu Barachin ispirandosi allo storico e fascinosamente vintage Manuale di Nonna Papera cucina per (e con) la sua Celeste torte e biscotti per la colazione.

Ogni volta Monsu Barachin, senza snaturare la ricetta, vi darà qualche consiglio per migliorarne l’aspetto rendendolo forse un po’ più baby friendly e sostituendo eventualmente qualche ingrediente, che nel frattempo (dalla sua pubblicazione quarant’anni fa) è diventato desueto o introvabile: vedi il curaçao del salame vichingo (sotto) 😉

SALAME_VICHINGO_3Partiamo da un classico: il Salame Vichingo, ovvero il salame di cioccolato che piace indistintamente a grandi e piccoli.
Particolarmente adatto da fare con i più piccoli che si divertiranno a spezzare i biscotti, sporcarsi con l’impasto cioccolatoso e, non dovendo usare il forno, eviteranno di bruciarsi.

Che cosa occorre:
due tuorli; due cucchiai di zucchero; gr 150 burro; due cucchiai di cacao amaro; un bicchierino di curacao amaretto di Saronno; gr 200 biscotti secchi; 170 g di biscotti secchi e 30 di nocciole; zucchero a velo per rifinire

Come si procede:
sbattete insieme i tuorli e lo zucchero finché la crema si gonfia. Fate sciogliere il burro a bagnomaria, e unitelo ai tuorli con lo zucchero, il cacao e il curacao, mescolando alla perfezione. Mettete i biscotti in un sacchetto di plastico e rompeteli (con le mani o con un mattarello di legno) a pezzetti piccoli, che unirete alla crema. Mescolata finale. Versate il tutto in una carta oleata (tipo forno), dando al dolce la forma di un salame, e chiudete le estremità con uno spago. Mettete il “salame” in frigorifero e toglietelo solo quando si sarà indurito: allora togliete la carta e… affettate!

Monsu Barachin consiglia prima di tagliarlo, di ‘impanarlo’ nello zucchero a velo e di legarlo con dello spago da cucina per renderlo ancora più simile ad un salame vero!

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Sapete perché salame vichingo?
Perché le navi con cui gli irrequieti ‘Guerrieri del nord’ solcavano i mari, oltre a avere una sola vela di colore rosso, avevano degli scudi gialli e neri alternati che brillavano sulle fiancate esterne dello scafo.
Sono proprio questi scudi di due colori ad aver ispirato a Nonna Amelia questo salame.

Preview illustration: courtsey Snezhana Soosh